La curiosità? Cambia solo destinazione..
Guardo fuori dal finestrino dell’aereo. Sono in viaggio da quasi tredici ore, sto per arrivare in un posto nuovo: il Canada. Sono in visita a una mia cara amica e sono curiosa di scoprire che cosa mi riserveranno questi prossimi dieci giorni in una nuova città, dove vivono persone con una cultura diversa dalla mia e dove creerò nuovi ricordi.
Ho sempre pensato che la curiosità fosse un motore potente nel viaggio, sia fisico che interiore. Viaggiare stimola la curiosità, apre la mente a nuove esperienze e prospettive, ci spinge fuori dalla comfort zone e ci permette di esplorare e scoprire il mondo che ci circonda.

Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.
Spinta dalla curiosità, ho vissuto tante prime volte:
- Il mio primo «house party» in cui ho conosciuto tante persone provenienti da tutte le parti del mondo. Volevo sapere tutto di loro! Da dove venivano, cosa li aveva portati a Montreal, quali fossero il loro lavoro e le loro passioni, quali le idee per il futuro. Ho ascoltato storie straordinarie di persone anche spinte dalla curiosità di capire quanto lontano potessero spingersi, quanto i loro sogni fossero potenti tanto da portarli a stravolgere le loro vite. Ho capito quanto la curiosità possa essere un motore di motivazione.
- Il mio primo «festival dei murales», durante il quale ho passeggiato per le strade di Montreal incantata dagli artisti che partendo da zero sono in grado di creare dei veri e propri capolavori.
La curiosità mi ha spinto a sapere di più, avevo fame di conoscere le loro storie personali, che cosa li ispirasse a disegnare, quali messaggi si nascondessero dietro la loro arte.
- Il mio primo «bagel da St-Viateur», tipico di questa città. Quando entri nel negozio rimani incantato davanti alla distesa di bagel che possono essere riempiti come desideri, mischiando i gusti che più ti incuriosiscono. Bellissimo vedere i proprietari che impastano e sfornano «live» questi dischi con il buco che sanno di tradizione.
- La mia prima conversazione in francese dopo anni. Ero curiosa di mettermi alla prova, di capire se ero ancora in grado di formulare una frase di senso compiuto. Spoiler: ho ricevuto i complimenti dai madrelingua, che bomba di autostima!
- La mia prima visita all’Università di Montreal: ero curiosa di scoprire le differenze con le università italiane. In effetti, hanno uno stile del tutto americano, mi sono quasi sentita in una serie tv degli anni 2000.
- La mia prima «convivenza» a quattro, che mi ha permesso di riflettere, di iniziare un’analisi introspettiva. Ero curiosa di sapere se sarei sopravvissuta, e devo dire che potrei addirittura ripetere l’esperienza!
Pensiamo al geniale Steve Jobs che davanti a centinaia di studenti aveva detto: «Stay hungry, stay foolish», ecco, questo ha un po’ a che fare con il tema della curiosità. Per me significa incitare a non perdere mai la curiosità, l’ambizione e la volontà di cambiare il mondo, anche a costo di sembrare «folli» agli occhi degli altri. Essere curiosi non è da tutti: spesso prevale la paura, il timore di conoscere qualcosa di nuovo, di fare qualcosa per la prima volta.
Ma è proprio lì, in quella zona grigia tra il timore e l’entusiasmo, che nasce la vera scoperta. La curiosità è una bussola invisibile che ci guida verso modelli nuovi del mondo e di noi stessi. Questo viaggio, breve ma intenso, mi ha ricordato che il mondo è pieno di storie, colori, sapori, persone, e che basta poco – una domanda, un passo, un sorriso – per iniziare a esplorarlo. Perché in fondo la curiosità non finisce mai: cambia solo destinazione.
– Federica Buonuomo
“Pensiamo al geniale Steve Jobs che davanti a centinaia di studenti aveva detto: Stay hungry, stay foolish. Per me significa incitare a non perdere mai la curiosità, l’ambizione e la volontà di cambiare il mondo, anche a costo di sembrare “folli” agli occhi degli altri.”