La voce di Rita: dai numeri alla vita, un passo dopo l’altro
«Se fossi magra, sarei felice», è con questa frase che la storia di Rita prende forma.
Dieci anni e già la convinzione che il corpo valga più della voce, che i chili parlino più forte del carattere.
Nel tempo, il disturbo si è fatto legge.
Le regole erano chiare: contare, controllare, restringere.
«Più mi svuotavo, più mi sentivo pesante», è il paradosso della malattia, quello di cui parliamo spesso: promette leggerezza, ma pesa come cemento.
Cibo, numeri, sensi di colpa: la vita di Rita era diventata un campo di battaglia silenzioso.
Nessuno vedeva, nessuno chiedeva.
E il disturbo, intanto, prendeva casa dentro di lei: un rifugio, una trappola, un inganno mascherato da gabbia dorata.
La svolta è arrivata nel momento esatto in cui, qualcosa, a un certo punto, si è spezzato.
«Chiedere aiuto aiuta», dice Rita. Certo, lo ha fatto con paura, ma anche con lucidità.
E da lì, un passino alla volta, Rita ha ricominciato a vivere.
È nata una seconda volta: è tornata a mangiare.
A sbagliare.
E a non odiarsi per ogni inciampo.
Non è una sopravvissuta, Rita è una combattente.
E ora non cerca perfezione, ma pace:
«Non sono ancora libera, ma ogni giorno riconquisto un frammento di vita».
E ogni giorno, nel silenzio delle piccole vittorie, si riprende un pezzo di sé.
Forse non è ancora libertà.
Ma inizia finalmente a somigliarle.
– Cristina Procida
“Non è una sopravvissuta, Rita è una combattente.E ora non cerca perfezione, ma pace: «Non sono ancora libera, ma ogni giorno riconquisto un frammento di vita».”