Oltre il silenzio: imparare a vivere tra i sentimenti di solitudine
«I boschi in cui ci troviamo sono metaforici e certe volte non siamo in grado di uscirne, ma con un piccolo cambiamento di prospettiva si può vivere in mezzo agli alberi», dal libro Parole di conforto di Matt Haig.
A un certo punto della mia infanzia ho iniziato a chiedermi che cosa sia la solitudine. La risposta è arrivata quando a quella domanda non ci pensavo proprio: la solitudine non è essere soli, ma non avere quello che si desidera.
A distanza di quindici anni penso che questa definizione sia estremamente limitante, perché tiene in considerazione solamente il mio punto di vista. Parlare di solitudine non è facile perché ne esistono tanti tipi che nascono dalle diverse situazioni che una persona può sperimentare.
C’è un tipo di solitudine, ad esempio, che ti lascia con «l’amore in bocca», come dicono i Santi Francesi nella loro canzone: è quella solitudine che ti fa percepire ciò che c’è fuori (amicizie, occasioni, affetto) come qualcosa che esiste e che magari hai anche sperimentato, ma che ti viene tolto. Resta la sensazione di amarezza che ti prende tutto il corpo e credi che non ti lascerà mai più.

Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.
Desideri essere visto, vivo, riconosciuto e pensi che gli altri non siano come te, perché credi che questa solitudine la stia vivendo solo tu. Gli altri li vedi sorridere, chiacchierare, scherzare, uscire e percepisci tutto ciò che sta fuori come qualcosa che hai perduto.
Questa è una delle situazioni più tristi e pericolose che attiva la solitudine: percepirsi come gli unici portatori di questa condizione negativa. Così facendo, perdiamo di vista la possibilità di comunicare con l’altro e di scoprire che anche lui, probabilmente, si sente solo.
È un paradosso? Credo di sì: più sei solo, più tempo passi con questa solitudine, più farai fatica a scrollartela di dosso. E qui arriva un altro tipo di solitudine: quella «identitaria». Quando nasci e cresci solo non conosci alternativa: ti abitui.
Quando poi ti scontri con la realtà, capisci che non sei l’unico a vivere sulla Terra: non puoi più restare nella tua buca calda, sicura, scomoda e oscura, ma devi fare la fatica di ritornare al mondo.
Questo è un periodo che mi sta preoccupando molto, perché da un anno sto sperimentando cosa significa stare in mezzo agli altri per davvero. È quasi come provare una nuova cura a dosi massicce. All’inizio avevo tanta paura di questa continua esposizione, che l’idea di doverla affrontare ogni giorno (per lavoro, perché non posso chiudermi in casa) mi dava nausea e stanchezza.
Piano piano, però, ho capito che con il tempo corpo e mente si stanno abituando, anche se la paura resta. Questo mi ha fatto comprendere come solitudine e stare soli siano due cose diverse ma connesse.
La solitudine può essere una condizione in cui stiamo male, ci sentiamo tristi, persi e senza supporto. Lo stare da soli, invece, vuol dire costruire un momento per noi stessi, per fare qualcosa che ci piace, senza dipendere da qualcun altro.
Per me, prendermi del tempo per stare sola significa riflettere sui momenti di solitudine dolorosa per trovare strategie adatte a me. In questo modo apprezzo di più il tempo con gli altri, perché stare sola, tante volte, significa soprattutto riposare.
– Alice Vichi
“Questo è un periodo che mi sta preoccupando molto, perché da un anno sto sperimentando cosa significa stare in mezzo agli altri per davvero. È quasi come provare una nuova cura a dosi massicce. All’inizio avevo tanta paura di questa continua esposizione, che l’idea di doverla affrontare ogni giorno (per lavoro, perché non posso chiudermi in casa) mi dava nausea e stanchezza. Piano piano, però, ho capito che con il tempo corpo e mente si stanno abituando, anche se la paura resta. Questo mi ha fatto comprendere come solitudine e stare soli siano due cose diverse ma connesse.”