La doppia corsia della solitudine: come trasformare il vuoto in forza
È strano osservare un’autostrada dall’alto, spesso quando si percorrono i chilometri che la compongono si fa fatica a pensare che nello stesso momento, a pochissimi metri di distanza, un’altra persona sta andando nel verso opposto, pur essendo sulla stessa infrastruttura stradale.
Alcune emozioni, alcuni stati d’animo, proprio come le autostrade, hanno versi di percorrenza opposti: versi che possono portare nella direzione dell’essere felici e sereni, e versi che conducono sull’orlo del baratro.
La solitudine è una delle autostrade più grandi e complesse della nostra emotività: a determinarne il verso di percorrenza è la volontà o l’assenza di volontà.
Quando la solitudine è una compagnia voluta il suo verso sarà positivo, perché è proprio al suo fianco che la nostra essenza ha l’opportunità di riconoscersi allo specchio, di far cadere tutte le maschere che la società impone.
Solo con la solitudine voluta è possibile toccare i propri limiti fino a sanguinare, perdere l’equilibrio per poi ritrovare una nuova versione di sé ancora più forte.
La solitudine del verso opposto è una sensazione ben diversa: la confusione domina la guida e le continue domande «Perché nessuno mi comprende? Perché non posso vivere delle serate in compagnia come quelle del mio amico su Instagram?» complicano tutto.
Mantenere il controllo quando la solitudine non ricercata ci assale è il passo più importante: trasformare un periodo di sofferenza in una prova di forza può essere il primo passo per cambiare il futuro.

Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.
Chi è abituato a vivere la solitudine e ha costruito con essa uno stato di quiete non sentirà il bisogno di rapporti superficiali o radioattivi per riempire il silenzio, ma saprà dare valore a ogni legame autentico.
La solitudine non cercata è una bestia feroce, che giorno dopo giorno si mimetizza nelle nostre debolezze, usando i nostri pensieri contro di noi.
Senza confronto con gli altri, cadere nelle sue trappole può rendere difficile rialzarsi. Come uscirne? Quando attorno c’è solo una steppa bruciata, l’unica soluzione è uscire al primo svincolo e imboccare la corsia opposta, accelerando verso una direzione nuova.
Quando si ha un dolore o un peso sulle spalle, si vive con la bestia della solitudine, bisogna abbracciarla, non sfuggirle: ogni tentativo di fuga ne aumenta il potere.
L’unico modo per ammansirla è sorridere e trarre il massimo da quei momenti in cui il tempo sembra fermarsi.
Così, se la bestia decidesse di restare, saremmo pronti; se invece il nostro equilibrio vincesse, sapremmo dare il giusto valore alle persone che ci circondano.
– Salvatore Cristiano Misasi
“Quando si ha un dolore o un peso sulle spalle, si vive con la bestia della solitudine, bisogna abbracciarla, non sfuggirle: ogni tentativo di fuga ne aumenta il potere. L’unico modo per ammansirla è sorridere e trarre il massimo da quei momenti in cui il tempo sembra fermarsi. Così, se la bestia decidesse di restare, saremmo pronti; se invece il nostro equilibrio vincesse, sapremmo dare il giusto valore alle persone che ci circondano.”