Messaggi in bottiglia – Ragazzi, mai dire “se avessi voluto” o “avrei potuto”

Autori:
La B.Liver Debora narra la storia di una giovane donna intrappolata nei propri pensieri, incapace di sentirsi abbastanza. Tra riflessione e natura, impara che fidarsi degli altri e della vita è un atto di rinascita.
"Voglio raccontarti una storia – si raccontano ancora delle storie? –, breve promesso, ma che ha bisogno di essere coccolata dalla natura, dall’acqua, e poi custodita dalle persone". Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.

Messaggi in bottiglia affidati al mare

È un sabato qualunque di un ottobre più fresco del solito.

Il parco è frequentato. Ci sono cani di diverse taglie e colori, tutti contenti di passeggiare, stimolati dai mille odori che li circondano. I bambini giocano in solitaria o in gruppetti, alcuni ridono e altri stanno in silenzio, qualcuno osserva timido accanto alla propria mamma. Le panchine sono quasi tutte occupate da anziani che si riposano, da amici che si ritrovano, da amanti che si confidano. Il cielo è azzurro, un bell’azzurro, con qualche nuvoletta bianca qua e là, e ogni tanto vengo rapita dalle coreografie degli stormi. Quando riesco a sfruttare bene il tempo libero che ho a disposizione mi sembra di essermi fatta un regalo. Se posso permettermi, te lo consiglio. Non è affatto necessario trovarsi in un parco, qualunque posto è perfetto. In questo momento sto contemplando un lago, con tanto di paperelle e lo sciabordio detta il ritmo che, inconsciamente, inizio a seguire con il respiro, con i pensieri, con il battito del cuore.

Voglio raccontarti una storia si raccontano ancora delle storie? –, breve promesso, ma che ha bisogno di essere coccolata dalla natura, dall’acqua, e poi custodita dalle persone.

Una giovane ragazza è alle prese con la propria vita. Si divide tra lo studio universitario che le piace e la incuriosisce, gli amici che la circondano e le vogliono bene, la famiglia che la sostiene e la supporta e la ricerca di un lavoro, che, invece, la tormenta di dubbi e al tempo stesso la stimola. Sembra che tutto vada bene, che i problemi siano gestibili e risolvibili, eppure non è così.

Durante il giorno frequenta le lezioni, studia, legge o guarda qualche serie tv, frequenta qualche corso, manda tanti curricula; la sera, invece, passa del tempo con la sua famiglia, a volte esce con alcuni amici e quasi sempre si ritrova, poco prima di addormentarsi, a pensare a tutti i «se avessi» o «avrei potuto» della giornata appena trascorsa.

Questi pensieri iniziano ad accumularsi e finiscono per coinvolgere tutti gli aspetti della sua vita, come fossero una goccia d’olio che, caduta per sbaglio o distrazione, inizia ad ungere e a rovinare. La ragazza inizia a studiare male, a non presentarsi agli esami perché avrebbe potuto studiare meglio, di più. Quando esce con gli amici inizia a pensare a quello che avrebbe potuto evitare di dire o di fare. Mentre aggiorna il curriculum riflette su quanto tempo ha sprecato, su come avrebbe potuto sfruttarlo meglio, su quante esperienze avrebbe potuto vivere, «se solo…»

Questo vortice di pensieri continua a ingrandirsi, trasformandosi in un vero e proprio tornado che approfitta di ogni momento libero per portare scompiglio. Così, la giovane protagonista inizia ad ascoltare musica, a guardare film o serie tv, qualsiasi cosa pur di abbassare, anzi, sovrastare il volume dei suoi pensieri.

Purtroppo, non so come continua la storia, ma se ti ho fatto appassionare alle vicende di questa ragazza senza nome, allora ti invito ad immaginare come va avanti, magari mentre osservi quella persona in metropolitana, con le cuffie e lo sguardo concentrato, oppure mentre sei in coda alla cassa del supermercato e noti chi ti circonda.

Comunque secondo me, la ragazza ha perso fiducia in sé e negli altri, ma è quasi sul punto di capirlo. Una volta che ha messo a fuoco qual è il problema, cercare di risolverlo diventa la parte facile del gioco e, chissà, magari per reimparare a fidarsi, la ragazza può provare ad affidare la propria storia al mare.

– Debora Zanni

Purtroppo, non so come continua la storia, ma se ti ho fatto appassionare alle vicende di questa ragazza senza nome, allora ti invito ad immaginare come va avanti, magari mentre osservi quella persona in metropolitana, con le cuffie e lo sguardo concentrato, oppure mentre sei in coda alla cassa del supermercato e noti chi ti circonda.

Ti è piaciuto ciò che hai letto?

Ricevi adesso l’ultimo numero del nostro mensile Il Bullone, uno spazio in cui i temi cardine della nostra società vengono trattati da un punto di vista “umano” e proposti come modello di ispirazione per un mondo migliore.

Ricevi ultimo Bullone
 
 
 
 

Diffondi questa storia

Iscriviti alla nostra newsletter

Newsletter (sidebar)
 
 
 
 

Potrebbe interessarti anche:

Torna in alto