Giornalisti ad honorem – Il sogno diventato realtà: i B.Liver celebrano il tesserino da giornalista

La consegna dei tesserini da giornalista ad honorem ai B.Liver segna un traguardo emozionante, tra crescita personale, scoperta della scrittura e valorizzazione delle storie di vita.

Noi esistiamo e abbiamo qualcosa da dire

Martedì 18 novembre, noi B.Liver siamo andati all’Ordine dei Giornalisti di Milano per ritirare i tesserini da giornalisti pubblicisti che ci sono stati riconosciuti ad honorem, per l’impegno nel raccontare le nostre storie e nel sensibilizzare le persone sul tema della malattia. Questo riconoscimento per me ha un significato molto profondo: da sempre pensavo di non essere portata per la scrittura. Sin dalle medie odiavo scrivere temi, ero sempre l’ultima a finire perché non sapevo mai cosa dire.

Grazie al Bullone, ho imparato a scrivere un articolo di giornale. Ho capito che scrivere significa poter esprimere i propri pensieri e che, quando si racconta la propria storia e le proprie emozioni, non esiste giusto o sbagliato. Sono grata al Bullone per avermi dato la possibilità di conoscere ragazzi così simili, ma allo stesso tempo così diversi da me.

Da quando sono al Bullone, ho imparato a spostare lo sguardo da me agli altri. Ho capito che il mondo si può vedere attraverso mille lenti diverse, a seconda di chi guarda. Per questo, il nostro giornale è così importante: permette ai B.liver di far conoscere le proprie disabilità e di rompere lo stigma che le accompagna. Nella nostra società, la disabilità e la malattia vengono perennemente marginalizzate, perché è più rassicurante credere che non capiterà mai a noi. In un mondo che nasconde le fragilità, noi B.Liver rispondiamo così: «Noi esistiamo e abbiamo qualcosa da dire». Vorrei infine ringraziare l’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, per avere creduto nel prezioso messaggio che noi ragazzi e volontari del Bullone portiamo.
Ilaria Leone

La lingua dei sogni

Tante cose succedono senza un motivo apparente. Altre invece non succedono, si fatica dietro un obiettivo senza mai raggiungerlo e altre volte ancora, lo raggiungi così spettacolarmente che sembra un gioco.

Devo chiarire che l’ultimo caso non è il mio, ho sempre pensato che il destino porta la fortuna in momenti specifici, ma non basta essere da solo sotto la porta vuota (scusate ma i paragoni calcistici li devo fare anche adesso), spesso, anche quando hai tutto in tuo favore, perdi quei treni che passano una volta sola nella vita.

Ho parlato lo spagnolo per i primi 21 anni della mia vita: a scuola andavo dai miei compagni di classe a cercare risposte e definizioni su Wikipedia per avere un’idea su ciò che non conoscevo, per poi riempire il quaderno di frasi e parole che nessun insegnante avrebbe mai letto. Poi ho provato a fare un po’ di radio, a presentare qualche brano a caso e parlare della cultura colombiana citando qualche effemeride, si scrive così, vero?

Il giornalismo è sempre stato un obiettivo, un sogno che era solo quello, una fantasia in mezzo alle difficoltà che ho dovuto affrontare, in cui non avevo tanto tempo per sognare: dovevo agire, e si può dire che l’ho fatto. Ho imparato la lingua italiana con cui provo ad esprimermi. È in italiano che ho raggiunto l’apice della mia vita fino ad ora, questa per me è davvero la lingua delle opportunità, pure se non la domino come mi piacerebbe, ma forse è giusto che sia così, perché dimostra che i sogni sono una linguaggio universale.
Sebastian Ramirez

Molto più di una media scolastica

Ho ricevuto il tesserino da giornalista e finalmente mi sento di aver fatto qualcosa.

Per me la consegna dei tesserini è stata davvero gratificante, sono stata riconosciuta come una giornalista! Non mi sarei mai aspettata di scrivere prima di venire in Fondazione Bullone. Ho scoperto la passione per la scrittura grazie al giornale, e ho scoperto anche di non essere così male a farlo. Quando ho avuto in mano il tesserino per la prima volta, non ci credevo: a scuola molti mi avevano detto che non sarei mai riuscita a combinare qualcosa di concreto, invece, quando ho avuto in mano il tesserino ho sentito che si sbagliavano, che io sono molto di più di una media scolastica, sono molto di più della mia pigrizia.

Mi hanno detto che essendo ipovedente non avrei fatto niente, ma ho ricevuto la conferma che avevano torto. La scrittura mi ha aiutata a sentirmi più me stessa e ad essere più ascoltata; avevo paura di far sentire la mia voce per terrore di venir giudicata, ma questo pensiero ormai mi scivola addosso.

Grazie al Bullone ho capito chi sono e cosa voglio, scrivere mi aiuta molto ad esprimermi, mi sono tolta tanti pesi scrivendo.
Angela Scagno

Il ramo viola di un sogno

È tutto lì, in quel foglietto stropicciato: un percorso a ostacoli disegnato da un pennarello viola e consegnato, alla fine del 2016, nelle mani di un’educatrice. Avevo quasi vent’anni. L’avevo piegato con cura, con le mani tremanti, e affidato a Cinzia con una promessa un po’ ingenua e un po’ ostinata: «Vedrai, qualcosa otterrò».

Il disegno me l’aveva fatto fare lei: un albero viola dai rami sottili e una linea temporale. «Cosa sarai da qui a dieci anni?», mi aveva chiesto. «Felice», avevo scritto, «e poi, forse… un po’ una giornalista».
Quell’albero è rimasta l’eco finale del nostro percorso insieme, la sigla della mia partenza per Roma. Una promessa, sì. Ma più ancora un sogno che temevo di toccare davvero.

Martedì 18 novembre, quando ho preso tra le mani quel documento così atteso, il pensiero è corso immediatamente a quel foglietto sgualcito. Chissà dove lo teneva da tutti quegli anni. Chissà se ancora se lo ricordava. Tornata sul treno, non ho resistito: «Alla fine qualcosa l’ho ottenuto», le ho scritto. Due emoji – un cappellino da festa e un cuore.

«L’ho sempre saputo», ha risposto. E in quelle quattro parole c’era tutto: fiducia, cura, memoria. Persino i miei occhi lucidi.

Ma la potenza di quel tesserino va oltre la mia storia personale. Dentro ci sono le persone straordinarie che ho potuto conoscere oltre la loro penna: storie di vita, cadute, risalite. Una realtà fatta di impegno, responsabilità e un amore concreto per gli altri. Una dedizione che significa raccontare il sociale con autenticità, allenare lo sguardo critico, rispettare ogni individuo. Ed è qualcosa di cui questo Paese, oggi più che mai, ha un bisogno urgente.

Grazie Bullone, per avermi accompagnata nella prima tappa del mio sogno. Per aver custodito – senza saperlo – il primo ramo di quell’albero viola. Per il tesserino da giornalista, certo. Ma soprattutto per avermi restituito la felicità di fare ciò che amo.
Cristina Procida

Un tesserino che pesa più della formalità

La consegna del tesserino mi ha reso ancora una volta grato per la possibilità di potermi esprimere attraverso questo mezzo, Il Bullone, che dà spazio a tutti di crescere. Sono contento di aver partecipato a questo evento, penso sia stato un momento molto importante del mio percorso qui e in quello di molti di noi, soprattutto per i ragazzi più giovani. Credo che sia anche un grande successo per la Fondazione, aiutarci a ottenere questo riconoscimento.

Quando ho saputo della consegna, ho fatto la cosa più pratica, banale, quasi burocratica: mi sono informato sugli sconti e sulle agevolazioni di cui avrei potuto usufruire. Ma il giorno dell’evento la mia prospettiva è cambiata: l’emozione che ho visto negli occhi non solo dei miei compagni, ma anche in quelli di chi stava distribuendo i tesserini, le parole del presidente dell’Ordine e l’affetto che ci ha dimostrato in quell’istante, hanno acceso un sentimento più forte di quello iniziale.

Il momento in sé è stato realmente speciale, soprattutto per la fiducia che chi rappresentava l’Ordine ci ha trasmesso e per chi ha potuto ottenere questo riconoscimento anche dopo aver lasciato questa Terra, per loro e per le loro famiglie.

Questo tesserino, al di là della formalità, credo che renda tutti noi un po’ più consapevoli del nostro operato. Personalmente lo vedo come un’attestazione di esperienza, un piccolo traguardo, e in parte anche come qualcosa che aumenta il senso di responsabilità nella scrittura e in quello che facciamo.

Volevo concludere ringraziando chi ha reso possibile quel momento e chi lavora dietro le quinte di questo progetto.
Riccardo Russo

Ciò che gli altri vedono di noi

Siamo arrivati al centesimo numero del Bullone. Questo memorabile traguardo ha coinciso con la consegna dei tesserini di giornalista pubblicista ad honorem da parte dell’Ordine dei Giornalisti di Lombardia.

Di questo giorno mi rimarrà per sempre impressa nella mente l’atmosfera di felicità e gratitudine. Una frase del discorso fatto da Giancarlo a tutto il gruppo «noi non ci prendiamo sul serio, ma gli altri sì», rispecchia ciò che sentivo in quel momento e durante questo periodo: a volte guardiamo solo al nostro presente e futuro e ci dimentichiamo che è il nostro percorso a definire le persone che siamo, ciò genera un sentimento di inadeguatezza che sfocia nell’autocritica eccessiva, ma per fortuna questo vuoto è riconosciuto e colmato dagli altri che vedono ciò che a noi è sfuggito, ovvero l’impegno preso con passione e la voglia di mettersi in gioco.

Nel giudizio che diamo di noi stessi, c’è sempre una parte che non vediamo, ma che gli altri vedono e ci sostengono per questo. Il tesserino rappresenta per me la consapevolezza e la rassicurazione di poter guardare al mio passato con soddisfazione, orgoglio e felicità.

Vorrei consigliare un libro straordinario e controcorrente che, a mio parere, condivide molti punti con questo evento: Alzarsi all’alba di Mario Calabresi.

In questo cammino al Bullone vorrei ringraziare alcune persone che mi hanno sostenuto e che continuano a farlo: il gruppo che mi ha accompagnato fino a qui, Letizia e Lara, la redazione del giornale, ovviamente la mia famiglia, ma soprattutto mia zia che ha insistito affinché io conoscessi questa parte di mondo.
Giovanni Giraudi

Imbullonarsi alla vita

Bullone. Vite. Legame. Dado metallico. Anello di congiunzione. Mezzo che unisce. Elemento di fissaggio. Stringe. Salda. Avvicina. Mette in contatto. Accompagna. Tiene insieme. Crea alleanze, dialogo, ascolto.

Intesa tra chi chiede e chi può dare aiuto. Sincero. Gratuito. Gentile. Necessario. Come il pensiero. Che nasce da un lampo o un’idea. Che corre in alto e in basso. Un pensiero verticale. Che evita il canto delle sirene, la liturgia, il luogo comune. Va in cerca di strade nuove. Anche se non sa bene dove andare…

…Ma va. Sente il bisogno di esplorare. Cercare. Riflettere. Unire storie. Spesso diverse. Possibilmente esperienze. Felici. Infelici. Allegre. Tristi. Umane però. Questo vuol dire imbullonarsi. Camminare insieme. Affrontare il rischio. Il pericolo. L’incognita. Accettare il mutamento. E anche le ferite. Le cicatrici. Che segnano e cambiano. Ma poi guariscono.

Noi ci stringiamo al Bullone. Al suo modo di essere giornale. Lo sfogliamo. Lo leggiamo. Ne facciamo scuola. Palestra di ideali. Di amicizia e di abbracci. Un giornale in movimento. Un foglio del presente. Una carta per il futuro. Con la vita che scorre. Come il tempo. Con gli amori e i disamori. A volte aggrappati alla memoria. Ma sempre affacciati al nuovo. Con la Rete o senza Rete. Noi ci siamo. Ci guardiamo negli occhi. Ci vogliamo bene.
Giangiacomo Schiavi

Il riconoscimento di ciò che abbiamo donato

Complicato farmi rimanere senza parole, eppure, l’emozione provata quando ho ricevuto il tesserino di giornalista ad honorem, il 18 novembre 2025, mi riempie ancora il cuore e rimarrà stampato indelebilmente dentro di me.

Allora ero smossa dall’irrefrenabile voglia di scrivere e dire la mia, senza sapere o capire davvero cosa significasse far parte del mondo giornalistico. Non avrei mai immaginato il percorso che mi aspettava, o di quanto un istante potesse cambiare e diventare un cambiamento radicale. Ho imparato cosa significa relazionarsi con gli altri e non avere paura di farlo, sfidarsi, avere fiducia nelle proprie capacità, l’importanza di ascoltare sé stessi e lasciarsi trasportare dalla vita nel suo essere sorprendente.

Per alcuni esterni questo titolo sembrerà buttato lì, tanto per ufficializzare, arrivato da chissà dove per chissà quale motivo. La mia replica sarà soggettiva, eppure credo, e spero, possano condividerla molti tra chi, con me, ha ricevuto questo onore. Si tratta di un riconoscimento, del sé, del proprio lavoro, del tempo dedicato alla scrittura, della propria umanità, e delle risorse investite nel voler contribuire a una piccola – ma vasta e d’impatto – realtà, quale è la Fondazione Bullone.

Ci è stata data l’opportunità, la responsabilità di essere identificati in un ruolo: individui attenti con l’anima sempre in ascolto, desiderosa di vedere l’invisibile, di sentire voci e verità inudibili, e comunicarlo a parole.

Non è affatto comune o scontato ricevere in cambio ciò che si è provato a donare, e la consegna dei tesserini si può incasellare in uno di questi rari eventi. La Fondazione Bullone ha dato la possibilità e gli strumenti per potersi mettere in gioco, e io, noi, abbiamo dato noi stessi in cambio. L’iscrizione all’Albo dei Giornalisti (occasione data dall’Albo dei Giornalisti Lombardia) è la prova che tale scambio è visibile e a dir poco valevole anche per il mondo che ci circonda.
Lisa Roffeni

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