Gentilezza – Intervista all’attrice Matilde Gioli: “Rispetto, consapevolezza. Sul set il mio cuore si apre”

Edoardo dialoga con Matilde Gioli su come gentilezza, umiltà e consapevolezza abbiano plasmato la sua carriera e vita personale, tra cinema, relazioni e visione del futuro.
Matilde Gioli, pseudonimo di Matilde Lojacono (Milano, 2 settembre 1989), è un’attrice italiana. È nota per il ruolo della dottoressa Giulia Giordano nella serie televisiva italiana Doc - Nelle tue mani. Nel 2014 si è aggiudicata un Premio Guglielmo Biraghi ai Nastri d’argento per il film "Il capitale umano" diretto da Paolo Virzì.

Gentilezza, umiltà e futuro: Matilde Gioli tra cinema e vita reale

«Tanto gentile e tanto onesta pare», scriveva Dante nelle rime della sua Vita Nova svariati anni fa. E sta proprio nel tanti anni fa il cuore della questione. Ci sono cose che sopravvivono al tempo e al suo inesorabile scorrere, quelle stesse cose che per Omero rendevano l’uomo immortale. Possono essere parole, o possono essere gesti. Con il verso sopracitato il sommo poeta ha deciso di rendere immortale il gesto della sua amata Beatrice, descrivendone la gentilezza e l’umiltà.

Poco più di sette secoli fa, gentilezza e umiltà rappresentavano attributi di bellezza così difficili da trovare, che Dante stesso diceva «e par che sia una cosa venuta, da cielo in terra a miracol mostrare».

Oggi, così come faceva Beatrice più di sette secoli fa, Matilde Gioli, attrice nota sul grande e piccolo schermo per produzioni come, tra le altre, Il capitale umano di Paolo Virzì, Belli di papà di Guido Chiesa e Doc – Nelle tue mani, «va, sentendosi laudare, benignamente d’umiltà vestuta» e io credo di poter affermare con certezza che sì, gentilezza e umiltà sono ancora oggi attributi fondamentali della bellezza, ma badate bene, non parlo della bellezza estetica, bensì di quella che, come scriveva un altro autore immortale dall’altra parte del mondo ne L’Idiota, salverà il mondo.

Se pensa alla Matilde di dieci anni fa, cosa le viene in mente?

«Mi viene in mente una grande confusione, proprio caos. Ero meno matura, meno consapevole. Lottavo ancora con i mostri interiori che abbiamo tutti e mi stavo preparando a un percorso di crescita e, un po’, di rinascita. E infatti poi quel percorso l’ho fatto. Mi ricordo una Matilde iperattiva e spaventata, di cui sono comunque orgogliosissima: ha stretto i denti e mi ha portato fin qui. È vero, ero già avviata nella mia carriera: avevo fatto un film con Virzì, ma dieci anni fa ero molto meno consapevole. Non sapevo ancora se volessi davvero fare questo mestiere; mi sembrava una grande fortuna, una grande occasione, e quindi eseguivo quello che mi veniva chiesto, a volte in modo un po’ passivo. Avevo talmente tante cose nella testa che non riuscivo a concentrarmi del tutto sul mio lavoro.

In questi dieci anni è successo di tutto: percorsi terapeutici, la relazione con i cavalli – passo praticamente tutto il mio tempo libero con loro – e una crescita personale enorme. Oggi sono molto più consapevole e più profonda. Anche il mio lavoro lo affronto diversamente: mi piace fermarmi sulle cose, curare i dettagli, impegnarmi davvero. Dieci anni fa erano cose ancora lontane».

E se pensa a sé stessa tra dieci anni? Che cosa vede, o cosa vorrebbe?

«Punto sicuramente a diventare mamma, ad avere una famiglia. Mi piacerebbe tantissimo. E richiede molta fiducia nel futuro. Mi immagino anche di continuare a fare questo lavoro, ma con ancora più consapevolezza, più rispetto, più profondità. Mi vedo andare sempre più a fondo nelle cose, imparando a perdere meno tempo nel voler piacere a tutti e concentrandomi invece su poche cose fatte bene. È un percorso che ho iniziato solo ora: tra dieci anni sarà ancora in evoluzione».

Parliamo di gentilezza. Il suo è un mondo complesso, competitivo, a volte duro: che spazio ha la gentilezza nella sua vita e sul set?

«Ci tengo a dire che la gentilezza è qualcosa che ho sempre cercato di praticare. Se parlasse con le persone che hanno lavorato con me in questi tredici anni, potrebbero raccontarle tanti difetti: che sono disordinata, casinista, smemorata, e così via. Però, alla fine di ogni progetto mi hanno sempre abbracciata ringraziandomi per la gentilezza. Per me è un valore molto importante, direi uno dei miei principi. Ci tengo molto perché è qualcosa in cui credo profondamente, anche nelle situazioni di grande stress, in cui, invece, di gentilezza ce n’è stata poca. Per me essere gentili con gli altri è la condizione base per poter fare qualsiasi cosa.

Il mondo del cinema è molto competitivo, basato a volte su dinamiche un po’ strane, perché è difficile valutare. A volte sembra ingiusto, ma è un lavoro che dipende molto dal gusto: a volte piaci, a volte no. E accettarlo non è semplice. Puoi aver dato tutto in un provino, esserti impegnata tantissimo, ma se non piaci… non piaci. Non ci puoi fare niente, e non è colpa di nessuno. Questo genera molta frustrazione, e la frustrazione può portare spesso a non essere gentili. Mi è capitato molte volte di incontrare persone che non sono state gentili con me, ma cerco sempre di capirne il motivo. A parte qualche raro caso, a nessuno piace non essere gentile».

E lei come vive la relazione con la fama e l’esposizione pubblica?

«La mia è una situazione gestibilissima: sì, tante persone mi fermano, mi chiedono una foto, ma posso vivere tranquillamente. Un sacco di gente non sa nemmeno chi sono. Detto questo, è vero che mi fermano spesso. E io lo vivo bene: sono molto fisica, mi lascio abbracciare, baciare dalle persone… Certo, ci sono dei momenti in cui ho una situazione di umore o personale che non mi fa essere al 100%, però non riesco mai a negare un sorriso o un abbraccio a qualcuno, perché le persone non c’entrano niente con il mio momento».

Nel corso della sua carriera c’è stato un gesto di gentilezza che le è rimasto impresso?

«Tantissimi. Ricevo continuamente gesti di gentilezza da tutti i reparti: trucco, parrucco, macchinisti, elettricisti, operatori, produzione. Ho la fortuna di suscitare affetto e simpatia. La settimana scorsa, ad esempio, il capo macchinista – con cui mangio sempre in mensa – si è presentato fuori dal mio camerino con un vassoio di pasta fresca fatta a mano da sua moglie, e il sugo pronto. Sanno che vivo da sola e che sono una buona forchetta, e mi hanno detto: “Pensavamo ti facesse piacere averla per cena”. Oppure la truccatrice che, mentre mi prepara, mi dà una carezza e mi dice “Quanto sei bella”. Vivo di queste cose, e sono meravigliose».

Per chiudere: questo è un numero dedicato al futuro. Se tra dieci anni dovesse rileggere questa intervista, che cosa vorrebbe trovare? Che messaggio ci lascerebbe?

«Esprimo un desiderio per il futuro, mi piacerebbe molto che, nonostante gli ultimi avvenimenti storici (Covid, guerre, tensioni sociali) abbiano allontanato e incattivito le persone, succedesse qualcosa di bello, non per forza sensazionale, ma bello, qualcosa che facesse tornare la voglia di sorriderci per strada. E per restare in tema con Il Bullone vorrei che si iniziasse a praticare l’inclusione per la diversità, perché ancora oggi la diversità è vista come qualcosa che, o fa paura o dà fastidio, invece a me piacerebbe pensare che tra qualche anno la diversità possa essere attraente, non respingente. E poi vorrei anche più rispetto per la natura e per gli animali. Vorrei vivere in un mondo in cui la natura può rinascere, gli animali vivere meglio, e guardando indietro poter dire: “Vedi? Stavamo peggio dieci anni fa”».

Grazie Matilde, è stata molto gentile.

«Grazie a lei! Non vedo l’ora di leggere il giornale!».

– Matilde Gioli

Per me è un valore molto importante, direi uno dei miei principi. Ci tengo molto perché è qualcosa in cui credo profondamente, anche nelle situazioni di grande stress, in cui, invece, di gentilezza ce n’è stata poca. Per me essere gentili con gli altri è la condizione base per poter fare qualsiasi cosa.

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