Intervista impossibile con Aldo Cazzullo: San Francesco, il primo uomo moderno

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In questa intervista impossibile, San Francesco, definito da Cazzullo "il primo italiano", è esempio di pace, rispetto, amore per la natura e gli uomini. Un modello di umanità e inclusione che ispira ancora oggi.
San Francesco illustrato da Max Ramezzana.
San Francesco illustrato da Max Ramezzana.

San Francesco: il primo italiano e il suo messaggio eterno di pace

Se dovessi immaginare San Francesco d’Assisi oggi, lo vedrei nei suoi luoghi, immerso nella natura, circondato dalle più belle specie della flora e della fauna. Per conoscerlo, o meglio, immaginarlo, ho dialogato con Aldo Cazzullo, giornalista e scrittore italiano, autore del libro Francesco. Il primo italiano (HarperCollins, 2025).

Francesco d’Assisi, nato Giovanni di Pietro di Bernardone (Assisi, 1181/1182– Assisi,1226), è stato un religioso, mistico e poeta italiano. Fondatore dell’Ordine dei Francescani, fu proclamato santo da Papa Gregorio IX nel 1228, predicatore itinerante, scelse la strada della povertà.

Perché ha scelto di definire Francesco d’Assisi come «il primo italiano» e quale significato ha questa definizione oggi?

«Francesco è indicato da molti storici dell’Ottocento e del Novecento non solo come il primo vero italiano, ma come il primo uomo moderno. Francesco è il primo a scrivere una poesia straordinaria in italiano: Il Cantico delle Creature. Inventa il presepe, reinventa il teatro con le sue prediche: veri e propri spettacoli. Ricrea la pittura, perché prima c’erano i fondi oro; ora i pittori disegnano il paesaggio ispirati dal suo amore per le creature, l’acqua, l’aria, la terra, gli animali. Soprattutto, Francesco è il primo italiano perché è il precursore dell’Umanesimo, il grande dono che gli italiani hanno fatto all’umanità. L’uomo al centro del mondo, tutti gli uomini uguali davanti a Dio, ogni uomo ha un rapporto diretto con Dio e ogni uomo o donna ha la propria dignità che deve essere rispettata».

Come ha contribuito Francesco a costruire l’identità italiana?

«Ogni nazione ha il suo santo fondatore. L’Inghilterra ha San Giorgio, la Spagna San Giacomo, la Francia Santa Giovanna d’Arco. Noi abbiamo San Francesco, un santo di pace. Se il Cristianesimo in Italia ha caratteri meno dogmatici è grazie a San Francesco. I terziari francescani laici, appartenenti al suo ordine, hanno dato grandi italiani: Dante, Petrarca, Boccaccio, Giotto, Tasso, Manzoni, Colombo, Vespucci, forse Galileo, Volta, Galvani, Marconi, fino a De Gasperi. Francesco ha guardato con benevolenza tutti gli italiani che volevano fare qualcosa di giusto, di nobile».

Aldo Cazzullo, (Alba, 1966) giornalista e scrittore italiano. Dal 1988 al 2003 è stato una delle firme più note de La Stampa. In seguito è diventato editorialista e inviato per il Corriere della Sera. Profondo conoscitore dei costumi e della recente storia d’Italia, è autore di numerosi saggi.

Quali sono le tappe principali della vita di Francesco che più l’hanno colpita nella sua narrazione?

«Sicuramente la Spoliazione. Francesco, come Gesù e Buddha, si spoglia di sé, come il nuovo Adamo, un altro inizio per l’Umanità. Rinuncia ai soldi del padre, ai vestiti acquistati con quei soldi. Rompe con la famiglia, sceglie Gesù e la libertà come massima espressione: niente da difendere, niente da custodire. Anche l’incontro con il sultano Malik al-Kāmil nel 1219 a Damietta è affascinante: Francesco voleva dialogo e pace, non conversione. Insegna a confrontarsi con le altre fedi con rispetto e consapevolezza di sé. Francesco è mediatore, esempio di peacemaking».

Quale ruolo ha avuto la figura del padre nella vita di Francesco e come interpreta la rottura con lui?

«Il padre è la figura più problematica. Uomo ricco che ama il figlio, ma vuole che sia come lui. Francesco spende per i poveri e i lebbrosi, il padre chiama dissipazione e lo rinchiude. La madre, invece, lo libera, si rassegna a perderlo e compie il gesto più grande: lo salva e contribuisce a salvare la Cristianità».

Francesco d’Assisi come ha rivoluzionato la fede trasformandola in un gesto civile e comunitario?

«Francesco ha rivoluzionato la Fede perché ha capito che nessuno si salva da solo. Ognuno si salva con il resto dell’umanità e della Creazione».

Quale aspetto della vita di Francesco lo rende ancora oggi una figura «viva»?

«Il suo messaggio è attuale anche se disatteso. Era un uomo di pace, amava tutte le creature. Ci ha insegnato a rispettare la donna, i bambini, e a rifiutare ogni forma di violenza. Oggi molto spesso la dignità umana viene calpestata».

Cinzia Farina, laureata in Lingue e Letterature moderne, ha frequentato l’Istituto di medicina
psicosomatica. È specializzata in alimentazione ed è cronista del Bullone.

Come vede l’attualità del messaggio di Francesco in relazione alle crisi contemporanee?

«La visione del mondo di Francesco, la sua semplicità, la sottomissione volontaria, il suo entusiasmo per gli esseri umani e le creature, è un antidoto alla disumanizzazione. San Francesco rappresenta la nostra aspirazione al bene, spesso contraddetta nella storia. È la parte migliore di noi, come esseri umani e come italiani».

– Aldo Cazzullo

“Francesco è indicato da molti storici dell’Ottocento e del Novecento non solo come il primo vero italiano, ma come il primo uomo moderno. Francesco è il primo a scrivere una poesia straordinaria in italiano: Il Cantico delle Creature. Inventa il presepe, reinventa il teatro con le sue prediche: veri e propri spettacoli. Ricrea la pittura, perché prima c’erano i fondi oro; ora i pittori disegnano il paesaggio ispirati dal suo amore per le creature, l’acqua, l’aria, la terra, gli animali. Soprattutto, Francesco è il primo italiano perché è il precursore dell’Umanesimo, il grande dono che gli italiani hanno fatto all’umanità.”

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