La Mammoletta: ho capito che non potevo più giocare con la mia vita

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Lorenzo descrive il suo percorso alla Mammoletta, dalle prime difficoltà e il caos interiore, passando per "campo base", "scalata", "bufera" fino alla "vetta" della consapevolezza e della famiglia.

La scalata verso la libertà: il percorso di Lorenzo alla Mammoletta

Il mio educatore mi ha chiesto se avessi voglia di scrivere un ultimo articolo: quello di «fine percorso». In quell’istante ho pensato a tutte le cose che ho fatto da quando sono entrato alla Mammoletta: sento un legame profondo con questa realtà, con questa famiglia. È difficile parlare di una vera fine, perché una fine non c’è: è l’esperienza che termina, non il percorso. È come nella vita: ci si evolve, ci si sposta, si cambia, ma ciò che si è costruito diventa carburante per la strada nuova che ci aspetta.

Col tempo ho capito che per vivere davvero bisogna guardare alla vita comunitaria come a una rampa di lancio per volare ad ali aperte nel mondo. Quando sono entrato era un agosto luminoso, ma dentro di me regnava il caos, non mi rendevo conto di dove mi trovassi, né dove sarei arrivato.

All’inizio si tende a non prendere troppo sul serio certi principi che tengono insieme la comunità. Ma col tempo, fidandosi e ascoltando, ci si libera della sostanza e della corazza pungente che ci ha accompagnato per anni, si iniziano a vedere le cose da un’altra prospettiva grazie ai compagni, agli operatori e agli stimoli di Marta e Stani, che sulle prime possono sembrare critiche sterili, ma che poi si rivelano pepite d’oro. Il percorso non è mai solo singolo: è un continuo passarsi il testimone e crescere insieme.

CAMPO BASE
Piano piano cominci a conoscerti con le tue qualità e le tue fragilità: sei tu con la tua identità e il tuo posto nel mondo. Inizi a riacquistare autonomia, non per dimostrare che sei capace, ma perché nasce in te il desiderio di assumerti la responsabilità. E intanto il gruppo ti fa da specchio, da sostegno, da allenamento quotidiano: ognuno impara da tutti, e tutti incoraggiano ciascuno.

LA SCALATA
Iniziano a spuntare i primi germogli dei semi che con tanta fatica hai piantato. Alcuni muoiono, altri non nascono nemmeno, ma altri esplodono rigogliosi. Sta a noi curarli. E non possiamo guardare solo il nostro giardino: abbiamo il compito di guardare anche quello degli altri, perché la crescita è un lavoro corale. Ci si sostiene, ci si confronta.

LA BUFERA
Inizia la parte dura: la costanza, la continuità. Quei germogli vanno curati costantemente, anche nei momenti bui in cui la sostanza torna a bussare alla porta presentandoti il conto.
Nella bufera capisci che la scelta vera non è quella che fai all’inizio, quando tutto è nuovo e la salita ti spaventa, ma quella che rinnovi dopo mesi, quando le gambe sono stanche e il passo diventa routine. È facile dimenticare il precipizio da cui siamo saliti, abbassare la guardia, lasciare che il vento improvviso e freddo della sostanza torni a scompigliare tutto. In quel momento la voglia di mollare si fa sentire, ma lì riscopri la forza della cordata, del gruppo che ti tiene legato quando, da solo, scivoleresti.

LA VETTA
La calma. La consapevolezza. Le scelte rinnovate, una dopo l’altra. Tutto questo ci ha portati in cima. E ci siamo arrivati insieme. Non mi sento più solo. Vedo amici, una famiglia, una nuova prospettiva.

– Lorenzo Rosina

“Il mio educatore mi ha chiesto se avessi voglia di scrivere un ultimo articolo: quello di «fine percorso». In quell’istante ho pensato a tutte le cose che ho fatto da quando sono entrato alla Mammoletta: sento un legame profondo con questa realtà, con questa famiglia. È difficile parlare di una vera fine, perché una fine non c’è: è l’esperienza che termina, non il percorso. È come nella vita: ci si evolve, ci si sposta, si cambia, ma ciò che si è costruito diventa carburante per la strada nuova che ci aspetta.”

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