Denise e il riscatto silenzioso: dire “io resto” contro ogni dolore
Voglio partire da una domanda che ho fatto qualche giorno fa a un’Intelligenza Artificiale. Le ho chiesto: «Secondo te che cos’è il riscatto?». La risposta mi ha piacevolmente sorpresa. «Il riscatto è il momento in cui una persona smette di definirsi solo per quello che ha subito, sbagliato o perso, e decide di riprendersi la propria dignità e il proprio valore. Non è una vendetta, né una rivincita urlata. È qualcosa di più silenzioso e profondo: è dire “nonostante tutto, io resto”».
Io resto. Due parole semplici. Un soggetto, un verbo. Ma dentro… una vita intera.
Quando pensiamo al riscatto spesso lo associamo a una rivincita, a qualcosa da dimostrare al mondo come per dire «guarda, ce l’ho fatta». Nei film di solito è un prezzo da pagare, un riscatto da versare per riavere qualcuno. Come se fosse sempre qualcosa di esterno, rumoroso, spettacolare.
In realtà, il riscatto più vero è interiore e non ha bisogno di testimoni.
Recentemente ho ritrovato i diari che mia madre teneva da giovane, poco prima di darmi alla luce. Raccontavano di una donna incinta, sola, impaurita. Di una futura madre che non era sicura di riuscire ad esserlo. Era scappata in un centro per madri single perché stava pensando di darmi in adozione. Crescere una figlia da sola le sembrava insopportabile.
Poi ha scelto. Ha deciso di restare accanto a sua figlia. A me. Il mio primo riscatto è stato il suo.
Io ho conosciuto mio padre solo a diciotto anni. Sono andata in America per dirgli una cosa semplice: «io esisto». Non lo sento spesso e non abbiamo un vero rapporto.
Ma oggi almeno ho un volto da associare a un nome. Anche questo, a modo suo, è un riscatto.
Durante la malattia non mi sono mai definita «malata», avevo una malattia, sì, dovevo curarmi, certo. Ma io ero Denise e la malattia era la malattia.
Riscatto è anche sposarsi il giorno dopo la morte di tua madre perché glielo avevi promesso. È cantare la sua canzone preferita al matrimonio, per farla essere ancora lì presente. Riscatto è avere poi il coraggio di uscire da una relazione che non funziona senza smettere di credere nell’amore.
È anche cambiare città, ricominciare da capo, trovare un lavoro, ricostruirsi.
Il riscatto può essere una persona che per anni si è sentita «in ritardo» rispetto agli altri. Quella che a trent’anni pensa di non aver combinato abbastanza, che guarda i successi altrui come se fossero treni già persi. Una persona che ha cambiato gli studi, i lavori, le passioni e le direzioni, ogni volta ricominciando da zero.
Il riscatto arriva il giorno in cui si smette di chiedersi «perché non sono come gli altri?» e iniziamo a pensare «che cosa posso fare, oggi, con quello che sono?».
Il riscatto non rende una persona improvvisamente sicura. Non si vincono premi e non si ricevono applausi.
Semplicemente accettiamo che ognuno ha il proprio tempo e non è sbagliato, è solo diverso.
Il riscatto non urla. Non cancella il dolore. Gli dà un senso. È scegliere di dire ogni giorno: «nonostante tutto, io resto».
– Denise Corbetta
“Il riscatto non urla. Non cancella il dolore. Gli dà un senso. È scegliere di dire ogni giorno: «nonostante tutto, io resto».“