Giochi Olimpici: tremila anni di storia alla Fondazione Rovati
Fosse anche solo per vedere, sebbene il verbo giusto sia «ammirare», la Tomba delle Olimpiadi (530-520a.C.) varrebbe la pena di recarsi a visitare la mostra I Giochi Olimpici. Una storia lunga tremila anni, allestita, fino al 22 marzo 2026, presso i raffinatissimi ambienti della Fondazione Rovati (Corso Venezia 52, Milano). Un capolavoro assoluto, per la prima volta portato fuori dal Museo Archeologico di Cerveteri e Tarquinia. Scoperta nel 1958, poco prima della disputa delle fascinosissime Olimpiadi romane, l’occasione di Milano-Cortina consente di godere della visione dei dipinti di scene sportive che ne costellano le pareti. Un filo rosso congiunge le Olimpiadi dell’antichità con quelle del presente. Allora, per la disputa delle gare si fermavano anche le guerre in corso fra città e città della litigiosissima Ellade. Un miracolo che pare impossibile ai giorni nostri.
L’esposizione accosta oggetti e memorabilia delle Olimpiadi moderne a quelli dei nostri antenati. Quindi, con le scarpette di «Sua Maestà dell’Aria» Michael Jordan, o quelle dorate del superduecentista-quattrocentista Michael Johnson, con la maglietta (Beijing 2008) del fulmine Bolt, si trovano vasi, crateri, strigili (strumenti per detergere il corpo da olio e polvere) della Grecia antica. Olimpiadi… una magnifica tensione ideale: e non solo nel segno del celebre motto decoubertiniano «Citius-Altius-Fortius» (Più veloce-Più alto-Più forte), ma anche nel superiore sigillo dell’estetica. Del resto il concetto di kalokagathia, bellezza e utilità/virtù strettamente congiunte, si presta da sempre allo sport.
In cinque sezioni tematiche, divise fra piano nobile e ipogeo, il visitatore può perdersi nell’idea(le) dell’olimpismo, fra splendidi manufatti d’arte e altri, iconici, degli eroi dello sport moderno: la tuta autografata dello slalomista Alberto Tomba la «Bomba» (Nagano 1998); il giavellotto di Jan Železný; varie torce olimpiche (le lampadoforie quali antenate del concetto), potente simbolo di luce, pace, «memoria, identità e partecipazione»; unguentari greci ed etruschi; statuette raffiguranti Nike, personificazione della Vittoria; la corona di foglie di quercia per il vincitore a Berlino 1936, o la medaglia olimpica consegnata ai calciatori uruguaiani ad Amsterdam 1928; manifesti e diplomi; lucerne e monete; divise nazionali e anfore panatenaiche.
Indubitabilmente il percorso suscita emozioni profonde, oltre ad appagare un’infinita curiosità. La mostra è curata da Anne-Cécile Jaccard e Patricia Reymond (Museo Olimpico di Losanna), Giulio Paolucci (Fondazione Luigi Rovati) e Lionel Pernet (Musée cantonal d’archéologie et d’histoire, sempre nella città sul lago Lemano).
Inoltre, con l’attivazione del progetto Stare bene insieme, sviluppato in collaborazione con la Cooperativa La Meridiana, può essere richiesto in biglietteria il libretto guida dell’esposizione dedicato alle persone con patologie neurodegenerative e ai loro accompagnatori.
Chiudiamo con i commenti di Giovanna Forlanelli, presidente della Fondazione Luigi Rovati: «La mostra mette in luce il legame profondo tra sport, arte e civiltà, contribuendo alla missione della Fondazione di fare di Milano un luogo d’incontro tra culture e discipline, dove il passato incontra il presente»; e di Angelita Teo, direttrice del Museo Olimpico: «La mostra offre un’occasione preziosa per esplorare come lo sport abbia modellato le società nel tempo. Mettendo in dialogo il mondo greco, etrusco e romano con il Movimento Olimpico moderno, si dimostra come i valori di eccellenza, amicizia e rispetto abbiano radici profonde e ancora oggi significative».
Fondazione Rovati, un’istituzione che gode di una splendida collezione di reperti e, soprattutto, prezioso motore culturale (info: tel. 0238273001, sito Internet www.fondazioneluigirovati.org, e-mail info@fondazioneluigirovati.org). Con, last but not least, una meravigliosa attitudine alla gentilezza.
Alberto Figliolia
“Un filo rosso congiunge le Olimpiadi dell’antichità con quelle del presente. Allora, per la disputa delle gare si fermavano anche le guerre in corso fra città e città della litigiosissima Ellade. Un miracolo che pare impossibile ai giorni nostri.”