Calendario poetico 2026: il progetto dei reclusi di Opera dedicato allo sport olimpico

Alberto riflette sullo sport come superamento dei limiti e simbolo di umanità, intrecciando l’attesa per Milano-Cortina 2026 con le poesie scritte nella Casa di reclusione di Milano-Opera.
Stralcio dal Calendario Poetico delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, realizzato all'interno del carcere di Opera.

Laboratorio di scrittura e lettura: lo sport come armonia, riscatto e umanità

Lo sport come sfida con sé stessi e superamento dei propri limiti, come confronto con gli altri, come palestra di volontà, come vetrina di bellezza ed eleganza del gesto. Lo sport come cimento democratico, affratellante oltre ogni confine o panorama di rivalità, e come veicolo e depositario di momenti epici, indimenticabili dal punto di vista dell’immaginario, individuale o collettivo che sia.

Milano-Cortina 2026 è un appuntamento atteso da tutti gli appassionati. Le Olimpiadi invernali tornano in Italia dopo Torino 2006 e già l’attesa è fervida. Atleti di tutte le nazioni riempiranno piste da sci, di bob e pattinaggio su ghiaccio, i campi da curling o il trampolino per i vertiginosi salti. Una magnifica pletora di sport e di imprese ci attende.

Non è un caso, dunque, che il Calendario poetico 2026 del Laboratorio di lettura e scrittura creativa attivo nella Casa di reclusione di Milano-Opera sia stato per l’occasione dedicato a Olimpiadi e Paralimpiadi. E poco importa che gli sport trattati dagli autori siano fondamentalmente quelli legati ai Giochi estivi (anche se compare pure una bellissima poesia sullo slalom speciale). L’afflato è il medesimo, in uno splendido moto del cuore e della fantasia. Autentico valore aggiunto dei versi scelti per ogni mese del Calendario sono le fotografie di Margherita Lazzati e, ad apertura del Calendario, la magistrale prefazione di Darwin Pastorin, giornalista e scrittore di vastissimo sapere, esperienza del mondo e raffinatissima sensibilità.

Vi è la figura solitaria del portiere che in uno sperduto campo di periferia fra ignoti e scarsi spettatori compie il gesto della vita togliendo una palla dal sette «Da sempre avevo sognato di volare […] Io, giovane portiere, maledissi/ la casualità del destino,/ vidi la palla dipingere un ghirigoro a serpentina/ verso l’incrocio dei pali./ Presi forza e coraggio a sufficienza/ per ammettere la mia paura,/ ma un soffio di vento mi riportò al posto/ e al tempo in cui ero». (L.P.)

E scrive bene G.N. su quel che è lo sport: «È dove impari chi sei/ quando nessuno ti guarda./ È svegliarsi presto all’alba/ a rincorrere un tempo/ che forse non arriverà,/ ma t’insegna a lottare,/ a resistere, a scoprire la bellezza/ di provarci ancora./ Lo sport è fatica./ È sentire i muscoli bruciare./ È quando il fiato si fa corto,/ ma tu no: tu continui./ È cadere./ È rialzarsi./ Ancora. E ancora./ L’anima dello sport è proprio lì/ dove tutto sembra perduto…», una sintesi perfetta, una successione di figure poetiche e sentimentali di preziosissima efficacia.

Sport è la solitudine del ring, dove sei con i tuoi pensieri, la paura e la fragilità e, qualora si eccepisse sulla durezza e sulla moralità della boxe, va ricordato tuttavia che tanti grazie al quadrato si sono salvati dai rischi e pericoli della strada (o dei ghetti).

Sport è il sogno a occhi aperti di A.V., che tenta di correre imitando il fluire dei fiumi e, se inciampa, se cade nel fango, si rialza, e corre, corre anche quando è «in un’aria chiusa/ di quaranta metri quadrati;/ nella mia immaginazione corro/ su una vera pista/ piena di gente ai lati:/ mi applaudono, gridano;/ corro più veloce…».

Da un luogo di chiusura, cinto da mura, irto di porte di ferro con chiavi che serrano ulteriormente, giunge ai lettori un messaggio di libero pensiero, di simpatia simbolica e partecipazione. Giacché le Olimpiadi sono di tutti coloro che non hanno perso fiducia nelle «magnifiche sorti e progressive», che coltivano la speranza di una vita degna per sé e un mondo migliore per tutti. Nel nome della comune umanità.

«Come l’arciere che sogna il centro/ anch’io cerco il mio: il cuore/ dell’esistenza, l’equilibrio/ che tutto muove in armonia» (U.C.). Sì, ecco, «armonia» è la parola giusta.

Alberto Figliolia

Da un luogo di chiusura, cinto da mura, irto di porte di ferro con chiavi che serrano ulteriormente, giunge ai lettori un messaggio di libero pensiero, di simpatia simbolica e partecipazione. Giacché le Olimpiadi sono di tutti coloro che non hanno perso fiducia nelle «magnifiche sorti e progressive», che coltivano la speranza di una vita degna per sé e un mondo migliore per tutti. Nel nome della comune umanità.”

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