Save the Children: la ricerca su giovani, disuguaglianze e scuola

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Nel XVI Atlante dell’infanzia di Save the Children, Daniele Biella dà voce agli adolescenti italiani, esplorando fragilità, ritiro sociale e disuguaglianze educative, invitando a guardare senza filtri.
"Senza filtri", ultimo progetto per Save the Children di Daniele Biella.

Lo stupore e l’inquietudine: l’atlante degli adolescenti

Daniele Biella è giornalista e formatore, da anni impegnato sui temi della migrazione, dell’accoglienza e dei diritti umani. Collabora con Vita.it e altre testate, e ha partecipato a reportage sul campo, come quello a bordo della nave Aquarius di SOS Mediterranee.

Daniele Biella, giornalista e formatore.

Autore di libri tra cui Nawal, L’angelo dei profughi e L’isola dei giusti, Lesbo, crocevia dell’umanità, porta avanti il progetto «Con altri occhi», che coinvolge migliaia di studenti in percorsi di educazione interculturale.

Da qualche anno collabora con l’ong Save the Children, svolgendo attività di ricerca-azione sugli spostamenti dei Minori Stranieri Non Accompagnati e sul mondo adolescenziale in Italia. Interviene come referente di progetti educativi e formativi sul tema dell’accoglienza in scuole, assemblee cittadine e altri centri di aggregazione.

Nel suo ultimo progetto per Save the Children Italia, XVI atlante dell’infanzia (a rischio), dal titolo Senza Filtri, Biella delinea l’universo adolescenziale a partire dalle voci di ragazze e ragazzi che stanno vivendo quel tempo fragile e potente.

La pubblicazione è disponibile gratuitamente in formato PDF sul sito di Save the Children.

Il dossier esplora le famiglie, le disuguaglianze educative, il «corpo sotto attacco» e il ritiro sociale (fenomeni in continua crescita ed evoluzione), in un viaggio esplorativo tra sé e il mondo.

Daniela Fatarella, Direttrice Generale Save the Children Italia, scrive nella prefazione:

«A chi leggerà queste pagine, chiediamo di farlo con la stessa intensità con cui un adolescente guarda il mondo per la prima volta. Con stupore, con inquietudine, con desiderio. Senza filtri. Perché solo così possiamo davvero costruire un Paese che non lascia indietro nessuno. Un Paese che riconosce l’adolescenza come bene comune. Un Paese che non ha paura di crescere. Un Paese che sa che l’adolescenza non è una fase da sopportare, ma una forza da liberare. Una forza che può generare giustizia, bellezza, cambiamento».

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