Mostra immersiva – Dino Buzzati: un giornalista, scrittore e pittore tra cronaca, mito e realtà fantastica

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Dino Buzzati e l’Aldilà: la Fondazione Mondadori trasforma il Laboratorio FAAM in una casa buzzatiana tra Poema a fumetti, Orfeo, Milano e montagne.
Estratto dalla locandina della mostra "Dino Buzzati e l’Aldilà. Milano e le montagne, da Poema a fumetti al film Orfeo".

Dino Buzzati e l’Aldilà: Milano e le montagne in una casa dell’immaginario

Con la mostra Dino Buzzati e l’Aldilà. Milano e le montagne, da Poema a fumetti al film Orfeo si compie un viaggio nell’universo parallelo – creativo di uno dei più grandi protagonisti del Novecento italiano e storico autore Mondadori. Un universo abitato da paure, ricordi e visioni, dove le montagne e la città di Milano diventano una cosa sola. Un universo ricreato per l’occasione in una casa del IX secolo nella quale ogni stanza racconta un frammento dell’immaginario di Dino Buzzati, a 120 anni dalla sua nascita.

Dal 30 gennaio al 6 aprile 2026, nel cuore di Brera, all’interno del programma dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, in collaborazione con Fondazione Dino Buzzati, Fantasmagoria, Fondazione Corriere della Sera, Mondadori e Regione Lombardia, presenta una mostra immersiva che trasforma il Laboratorio FAAM in una «casa buzzatiana»: un ambiente da attraversare, più che da visitare.

Lo spettatore non osserva soltanto l’opera di Buzzati, ma entra nel suo mondo, tra mito e cronaca, sogno e inquietudine, città e montagne. L’allestimento, a cura di Virgilio Villoresi e Lorenzo Viganò, è ispirato al film Orfeo dello stesso Villoresi, tratto dal libro Poema a fumetti (1969), il testamento artistico di Buzzati e prima graphic novel italiana.

Un percorso immersivo alla scoperta della genesi del film e del libro, attraverso scenografie artigianali, miniature, riproduzioni, suggestioni visive e sonore, affiancate dalle tavole originali di Poema a fumetti, dai disegni preparatori, da foto scattate dallo stesso Buzzati e altro materiale utilizzato per la sua creazione, in un continuo oscillare tra passato e presente, cinema e letteratura, ma anche tra abisso e vetta, città e montagna, mito e modernità.

Un racconto che riflette i valori e la poetica che hanno accompagnato e segnato la vita dell’autore del Deserto dei Tartari, dal suo legame con Milano al rapporto profondo con le Dolomiti, dalla rappresentazione artistica e letteraria del «fantastico» alla terrena passione per lo sci e l’alpinismo (che definì «lo sport più nobile di tutti»), dalle sue «escursioni» nell’Averno ai viaggi come inviato del Corriere della Sera, cronista anche dei Giochi Olimpici invernali di Innsbruck del 1964.

Mondo terreno e Aldilà, Milano e le Dolomiti, cronaca e mito, realtà e fantastico: la mostra mette in scena le varie anime di Dino Buzzati – giornalista e narratore, poeta e pittore, uomo di città e uomo di montagna – che, nato a Belluno e milanese d’adozione, era capace di tenere insieme mondi apparentemente opposti.

Il libro Poema a fumetti di Dino Buzzati esce alla fine del 1969. Rilettura in chiave Pop (Art) del mito classico di Orfeo ed Euridice, è interamente scritto e disegnato dall’autore del Deserto dei Tartari che, per la sua realizzazione, rielabora fotografie scattate da lui stesso (usando la moglie Almerina come modella per Eura-Euridice e il pittore Antonio Recalcati come modello per Orfi-Orfeo), famose opere d’arte (da Magritte a Dalì), immagini tratte da riviste erotiche dell’epoca, soprattutto francesi e americane, fotogrammi di classici del cinema (Nosferatu di Murnau).
208 tavole, colorate in fase di stampa, quindici delle quale esposte ora in via Formentini in una mostra che, passo dopo passo, ricostruisce la genesi di quella che viene considerata la prima Graphic Novel italiana.

Da una parte la Milano raccontata nei suoi libri e nei suoi articoli per il Corriere della Sera, di cui fu inviato speciale per oltre quarant’anni; dall’altra la montagna, destino e metafora del limite umano, simbolo del mistero, protagonista di opere come Bàrnabo delle montagne e Il segreto del Bosco Vecchio e delle sue cronache giornalistiche, conquista del K2 in testa.

Due realtà che in Dino Buzzati convivevano in armonia, la cui sintesi è perfettamente espressa nel suo dipinto più celebre, Piazza del Duomo di Milano (attualmente esposto a Palazzo Reale di Milano, nell’ambito della mostra Metafisica/ Metafisiche), dove la cattedrale si trasforma in una vetta dolomitica: un’immagine simbolo che anticipa idealmente lo spirito di Milano-Cortina 2026.

Uno dei fulcri più affascinanti della mostra è lo «zootropio» realizzato per l’occasione dal regista Virgilio Villoresi: un dispositivo ottico qui rielaborato in forma di suggestivo marchingegno. Su una sorta di torta nuziale nera, montata su un mobile vintage degli anni 60, prendono vita, grazie a una luce stroboscopica, alcune silhouette tratte da disegni originali della graphic novel Poema a fumetti. Il meccanismo, azionato direttamente dallo spettatore tramite un pulsante, funziona come un autentico otturatore luminoso: restituisce allo sguardo un’illusione di movimento che rievoca la magia arcaica delle fantasmagorie ottocentesche, un’apparizione ipnotica sospesa tra stregoneria e sogno animato.

– Flavia Cimbali

Un racconto che riflette i valori e la poetica che hanno accompagnato e segnato la vita dell’autore del Deserto dei Tartari, dal suo legame con Milano al rapporto profondo con le Dolomiti, dalla rappresentazione artistica e letteraria del «fantastico» alla terrena passione per lo sci e l’alpinismo (che definì «lo sport più nobile di tutti»), dalle sue «escursioni» nell’Averno ai viaggi come inviato del Corriere della Sera, cronista anche dei Giochi Olimpici invernali di Innsbruck del 1964.

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