Sconnessi – Rapporto (IR)reale: quando arriva il messaggio, dopamina e paure

Una vibrazione, un suono, un riflesso: basta un attimo per perdere il contatto con la realtà. In questo mare di stimoli digitali, il vero rischio non è restare esclusi, ma smettere di trovarsi.
"Sconnessi". Illustrazione di Caterina Cappelli.
"Sconnessi". Illustrazione di Caterina Cappelli.

Tra notifiche e realtà: quando la connessione digitale ci fa perdere noi stessi

Una vibrazione. Un suono. Un bip che parte dai dispositivi connessi: l’orologio al polso si accende, il pc sussulta, lo smartphone vibra. Sono pochi secondi, ma bastano perché il cervello rilasci una piccola dose di dopamina, il neurotrasmettitore che segnala l’anticipazione di una ricompensa. Non è la notifica in sé a farci felici, ma la possibilità di quello che potremmo trovare: un messaggio, un like, un commento. E quando la notifica è vuota, senza quasi accorgercene, clicchiamo sulle icone in maniera automatica. Apriamo Instagram, controlliamo le storie; accediamo su Tiktok e cominciamo a scorrere verso il basso senza neanche guardare, a volte, troppo bene ciò che stiamo osservando.

Un video Tiktok o un reel di Instagram, oggi, dura quasi dieci minuti. Più di dieci anni fa avremmo considerato quella piccola spanna di tempo un numero irrisorio; oggi, sembrano i dieci minuti più lunghi del mondo. Non riusciamo ad arrivare a metà, nemmeno se lo storytime del momento ci appassiona. Accendiamo Youtube e l’attenzione dopo i primi dieci minuti inizia a scendere vertiginosamente. Guardiamo un film e velocizziamo i momenti morti. Mettiamo una canzone e la cambiamo a metà.

È l’epoca dello scrolling continuo e confuso, dove maciniamo costantemente informazioni, eppure neanche ci rendiamo conto di quello che stiamo guardando. Non possiamo: non ne abbiamo il tempo.

Ma dobbiamo. Dobbiamo perché restare lontano da quel tip tap ci mette ansia, perché se non leggiamo la notizia di cui tutti parlano entriamo in crisi, perché se anche noi non abbiamo visto quel video virale… ci sentiamo indietro. La chiamano FOMO (Fear of Missing Out), la paura di perdersi qualcosa. Io invece inizio ad avvertire la FOMM (Fear of Missing Myself): la paura di perdere me stessa in mezzo a quel mare magnum di gattini e notizie politiche, video IA e nuove uscite.

È il paradosso del nostro tempo, ci troviamo a temere di perderci ciò che avviene dentro lo smartphone, senza pensare al fatto che ci stiamo perdendo tutto ciò che avviene fuori da quello schermo: una chiacchierata senza interruzioni continue, un tramonto vero – non attraverso la fotocamera – o un concerto. Gli affetti. I baci. Le carezze. Tutto quello che il mondo ha da offrire.

Non fraintendetemi: da una parte internet ha reso più semplice la rete, ha semplificato la connessione con alcune comunità, permette a tutti di accedere alle informazioni; ma dall’altra ha complicato la comprensione stessa delle persone, ha reso più complesso distinguere le notizie vere da quelle finte, ha comportato un fenomeno identificato in «Infodemia»: troppe informazioni, troppa poca chiarezza.

Ma parte tutto da lì, da quella notifica, da quella distrazione che segmenta il lavoro e lo studio, da quella piccola scarica di dopamina che ci rende in pace con noi stessi, ma che ci fa perdere il mondo fuori. Ci fa perdere il contatto umano. Ci fa perdere il tocco caldo di una mano che si presenta, ci fa perdere il sorriso di una persona nuova, il nostro cantante preferito al concerto, e anche i momenti con chi amiamo. Perché se un reel lo puoi guardare all’infinito, non possiamo dire lo stesso dei nostri affetti.

E così, tra un video e l’altro, resta un pensiero: il mondo fuori aspetta. I sorrisi, i tramonti, le mani che si cercano, no. Forse non possiamo spegnere il mondo digitale, ma possiamo scegliere di non perderci noi stessi. Perché ogni notifica persa può valere meno di un momento vero, respirato e condiviso. E forse, la mia «Fear Of Missing Myself» ci ricorda che il tempo più prezioso non è quello che scorre sugli schermi, ma quello che sentiamo con il cuore. Basterebbe provare a chiudere lo schermo e guardarsi intorno, per ritrovarlo.

– Cristina Procida

Forse non possiamo spegnere il mondo digitale, ma possiamo scegliere di non perderci noi stessi.”

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