Sconnessi – Internet, fantastica comodità che nasconde insidiosi pericoli

Lorenzo riflette sull’impatto del digitale, raccontando la sua dipendenza e il percorso di disconnessione che lo ha portato a riscoprire relazioni reali e libertà personale.
"Sacrifichiamo momenti ricchi di potenziale per stare dietro ad applicazioni che di sociale hanno poco, vivendo l’illusione di essere connessi mentre in realtà siamo soli." Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.

Disconnettersi per tornare a vivere: la verità che il digitale nasconde

Viviamo in un mondo nel quale il digitale occupa una parte estremamente ampia delle nostre vite, costituendo niente di meno che uno dei pilastri sui quali si erge la società odierna.

È facile che la tecnologia risulti strettamente correlata alla maggior parte degli aspetti della quotidianità; basti pensare che uno dei primi oggetti che vediamo la mattina è proprio il cellulare, che risalta in primo piano quando si tratta del ruolo che la digitalizzazione prende nelle nostre vite.

Ed è proprio il dispositivo mobile ad avere la maggior importanza tra tutto ciò che offre la tecnologia moderna, perché nonostante le sue dimensioni ridotte, è sconvolgente la capacità che lo caratterizza: un vero e proprio potere a portata di mano, protagonista di un miglioramento esponenziale nella qualità della vita e di un benessere che cresce, soprattutto per la possibilità che questo strumento offre di aprire strade facilmente percorribili, verso comodità per niente trascurabili.

Da quando lo conosciamo viene utilizzato da quasi tutti, per quasi ogni cosa.

Ci può fornire informazioni accurate sull’ubicazione di ogni luogo, come di quel negozio nel quale a volte nemmeno entriamo, essendoci fornita la possibilità di acquistare tutto ciò di cui necessitiamo online, facendoci arrivare tutto direttamente a casa.

Per fare ciò serve solo la gestualità elementare delle nostre dita; e bastano queste, insieme alla loro «simbiosi con lo schermo» per ottenere una netta semplificazione di tutto ciò che ci risulta scomodamente faticoso.

L’utilità che appartiene ai dispositivi di limitare al massimo il tempo necessario per ottenere quello che vogliamo, insieme alla loro inconfutabile capacità di arrivare ad annichilire gli «sforzi», rendono difficile vedere l’altra faccia della medaglia.

Perché impegnarsi con fatica quando non ci vuole niente per ottenere lo stesso risultato senza farla? D’altronde può essere ingigantita quando siamo abituati ad avere tutto subito, quando la pazienza non ha motivo di appartenerci.

Si può arrivare appunto a reputare ogni minimo sforzo come un ostacolo, e questo porta ad adagiarsi in uno stile di vita troppo semplice, fino a non riuscire più a svolgere attività basilari senza disagio.

Secondo me è fondamentale ricordarsi l’importanza dell’uso della mente e delle sue facoltà; si può tendere a non investire energia nel ragionamento quando internet e strumenti come l’Intelligenza Artificiale pensano al posto nostro, ma questo rappresenta un pericolo a livello individuale e sociale.

Non sappiamo più nemmeno annoiare; nei momenti morti prendiamo il telefono automaticamente e trascorriamo ore davanti allo schermo.

Se da una parte vogliamo ridurre il tempo d’attesa, dall’altra sprechiamo lo stesso tempo prezioso scorrendo contenuti inutili.

Passiamo giornate che potrebbero essere reali a scorrere video su altri, in una realtà chiamata social.

Sacrifichiamo momenti ricchi di potenziale per stare dietro ad applicazioni che di sociale hanno poco, vivendo l’illusione di essere connessi mentre in realtà siamo soli.

Le relazioni a volte nascono online arrivando a sostituire quelle reali, creando scompensi nell’individuo.

È pazzesco riflettere sull’influenza dei social: ne dipendiamo e, senza approvazione, ci sentiamo in difetto, alimentando insicurezze e distruggendo l’autostima, fino a fenomeni di bullismo e disagi mentali.

Sentiamo di non poterci perdere niente, vivendo in modo frenetico e ansioso.

Sacrifichiamo la nostra originalità per adattarci a una mentalità comune e malata.

È proprio quello che è successo a me.

Come molti ho conosciuto presto la tecnologia: il mio primo dispositivo a sette anni.

Con il tempo è diventata una dipendenza.

Passavo giornate chiuso in camera, immerso in un mondo virtuale che sembrava più bello e sicuro della realtà.

Ma mentre cresceva il divertimento, cresceva anche il disagio nei rapporti con gli altri.

Arrivavo a non dormire pur di giocare.

Qui alla Mammoletta ho lasciato il cellulare: sono sette mesi che non lo uso ed è meraviglioso.

Ho notato quanto le relazioni possano migliorare.

Ci si guarda negli occhi, si stimola la creatività, si torna a pensare.

Pensavo di non poter vivere senza telefono, ma mi sono ricreduto.

Disconnettersi non è stato facile, ma è stato necessario e una delle cose migliori che abbia mai fatto.

– Lorenzo Sabatino

“Pensavo di non poter vivere senza telefono, ma mi sono ricreduto. Disconnettersi non è stato facile, ma è stato necessario e una delle cose migliori che abbia mai fatto.”

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