Dalla rabbia alla consapevolezza: il viaggio alla Mammoletta per imparare a relazionarsi
Mi sono sempre ritrovata in situazioni scomode dovute agli atteggiamenti scorretti e violenti di chi avevo intorno; i contesti che vivevo erano sempre colmi di tossicità, una cattiveria disumana che si respirava nei piccoli gesti, nelle occhiate, nelle parole speciose, che ingannavano con le apparenze.
Lo scontro poteva essere involontario – a dimostrazione dello stato negativissimo, a tratti irreale, che stiamo vivendo in quest’epoca -, oppure volontario, manifestazione di quanto possiamo essere – senza pari a nessun’altra specie – sadici e bisognosi di far male.
Sentivo il peso di un isolamento emotivo che non trovava tregua, come se ogni interazione fosse minata da una fitta nebbia che impediva di scorgere la sincerità altrui.
A questo punto l’amicizia era una parte inesistente della mia vita, anche se continuavo a credere che potesse esserci del buono nelle relazioni che vivevo. Il conflitto era alle porte in ogni momento in cui entravo in relazione con chiunque conoscessi, a partire dalle «amicizie» a finire con la famiglia – quella parte sacra e intoccabile di ogni essere umano – io avevo il coraggio di cercare con i miei famigliari scontro, permettendomi addirittura di dare colpe inesistenti a chi volevo bene.
Mi giustificavo durante i vari scontri puntando il dito, non accettando di mettere del mio in quello che accadeva, era una condizione inaccettabile quella di essere a mia volta bellicosa. Mi nascondevo dietro uno scudo di accuse per non affrontare il dolore specchiato negli occhi di chi mi stava accanto, alimentando un circolo vizioso di incomprensioni e silenzi carichi di risentimento accumulato nel tempo.
Normalissimo è però che nel nostro interiore ci sia una parte irosa, tendente alla difesa con modi non del tutto corretti, siamo esseri pensanti e con un ventaglio di emotività vasto, la capacità dell’uomo e della donna moderni deve essere necessariamente quella del controllo su questi impulsi, altrimenti la socialità diviene impossibile.
Se abbiamo una tendenza alla rabbia e la voglia di trasmetterla su altri, dobbiamo domandarci il perché, per me significa che c’è qualcosa di irrisolto che si trasporta conseguenzialmente al di fuori, la rabbia che abbiamo dentro per naturale meccanicismo si trasporta al di fuori impossibilitando il confronto sano e rispettoso.
È un processo logorante che distorce la percezione della realtà circostante, rendendo ogni piccolo intoppo un ostacolo insormontabile e ogni parola altrui una potenziale minaccia alla nostra integrità.
Nella mia crescita ho trovato la comunità la Mammoletta: qui mi hanno accolto persone diverse e soprattutto tante con le quali vivo ogni giorno una convivenza che non può che essere difficile nonostante la sua bellezza, ognuno di loro ha un bagaglio di malessere e di rivendicazione.
Ed è la relazione che nasce tra persone con lo stesso obiettivo che ha fatto maturare in me consapevolezze fino ad ora mai pensate. In questo luogo di condivisione profonda, ho iniziato a scorgere la possibilità di un cambiamento autentico e duraturo, capendo che le ferite altrui non sono poi così diverse dalle mie.
Le convinzioni mi scivolavano addosso, cercavo così di trattenerle inutilmente perché più semplice, rendeva accettabile a me stessa l’idea di essere dalla parte della ragione, e che fatica mi comportava rimanere in quella condizione di illusione, quasi logorante.
La vittoria sta nel comprendere che la vera causa di ogni tipo di conflitto siamo anche noi, a prescindere dalle nostre motivazioni; quando due parti in litigio passano da dibattito a parole o modi violenti, il torto sta in entrambi.
Abbandonare la maschera richiede una forza d’animo immensa, ma è l’unico sentiero percorribile per chi desidera davvero liberarsi dalle catene di un passato conflittuale.
Per riuscire almeno in parte a trasportare nel mondo pace, giustizia e in generale valori positivi, bisogna partire da noi stessi, circondarci di persone capaci di cercare un confronto costruttivo.
Solo attraverso questo impegno quotidiano possiamo sperare di trasformare la nostra oscurità in una luce che guidi anche gli altri verso la serenità, costruendo ponti dove prima c’erano soltanto barriere invalicabili di rabbia e pregiudizio.
– Victoria Sirbu
“Nella mia crescita ho trovato la comunità la Mammoletta: qui mi hanno accolto persone diverse e soprattutto tante con le quali vivo ogni giorno una convivenza che non può che essere difficile nonostante la sua bellezza, ognuno di loro ha un bagaglio di malessere e di rivendicazione. Ed è la relazione che nasce tra persone con lo stesso obiettivo che ha fatto maturare in me consapevolezze fino ad ora mai pensate.”