di Maddalena Fiorentini, B.Liver
La B.Liver Maddalena è diventata soccorritore della Croce Rossa nel Comitato di Codogno. La più piccola del suo turno, dice lei stessa. Uno dei motivi per cui temeva di essere sminuita, ma in realtà ha scoperto ben presto che ricevere la stessa formazione porta tutti sullo stesso piano, che la collaborazione è un principio cardine del suo lavoro, e che il "dare", nel volontariato, presenta anche tanto "ricevere".
Le differenze scompaiono in quei contesti dove non importa l’essere, ma il fare, fatto bene. Dove non serve indossare alcuna maschera, perché quello che conta è il frutto del proprio lavoro.
Entrare in un ambiente ricco di persone completamente diverse per età, pensieri e stile di vita, per doverci lavorare, è sempre un grande salto nel vuoto.
L’esperienza di Codogno
Quando ormai un anno fa sono riuscita finalmente a diventare soccorritore della Croce Rossa nel Comitato di Codogno, ho compiuto questo piccolo salto nel vuoto.
Tuttora sono la più piccola del mio turno, per questo motivo, soprattutto all’inizio, avevo paura di venire sminuita, non ascoltata o presa sul serio. Invece, ho capito subito che ricevere la stessa formazione per dedicarsi alla stessa attività, porta tutti sullo stesso gradino, alla stessa altezza. Soprattutto, perché è una formazione che non si può acquisire nella vita, perciò chiunque inizia ugualmente impreparato.
Che tu sia uno studente, un dirigente, un operaio o un pensionato, agli occhi di un paziente sarai solo una divisa. Una croce bianca su sfondo rosso.
Il paziente, infatti, si affida al nostro ruolo, non alla nostra persona. Per questo agli occhi della sofferenza siamo tutti uguali.
In ogni intervento si entra nella sfera privata di qualcun altro e bisogna farlo «spogli», distaccati il più possibile dalla propria esperienza personale, dal proprio giudizio, per cui bisogna volontariamente diventare tutt’uno con i propri colleghi, per diventare come una macchina efficiente, ma pur sempre capace di empatia.
Parola d’ordine: collaborare
La collaborazione della squadra durante ogni intervento, è fondamentale. Bisogna potersi capire con uno sguardo e, soprattutto, fidarsi dei propri colleghi. È fondamentale essere tutti uguali, tutti ugualmente pronti, per poter essere quel «meglio» che il paziente merita.
Più si svolgono interventi insieme, più si condividono emozioni intense e disparate, che ognuno vive sì in maniera diversa, perché siamo persone diverse, ma per cui nessuno è più forte dell’altro.
I miei colleghi più grandi non mi hanno mai fatta sentire «piccola», mi hanno sempre ascoltata, anche quando mi è capitato di assumere ruoli di maggiore responsabilità e coordinamento in un intervento, e così anch’io nei loro confronti.
La chiave è possedere un obiettivo comune, lavorare per raggiungere lo stesso scopo, che, nel nostro caso, è soccorrere la persona bisognosa, non c’è spazio per riconoscere le nostre differenze.
Paradossalmente, fare qualcosa che piace così tanto, è come indossare un paraocchi, per cui non importa chi c’è al tuo fianco, è bello solo sentire la stessa energia e passione di chi sta compiendo lo stesso «viaggio». Non esiste la competitività, non c’è gusto ad essere migliore degli altri, si cerca sempre il miglioramento della squadra.
Uguaglianza e accoglienza
La Croce Rossa ha sette princìpi fondamentali e uno di questi è proprio l’uguaglianza. È un luogo di accoglienza, dove l’unica cosa che conta è essere formati abbastanza da poter garantire il miglior servizio possibile.
“La Croce Rossa ha sette princìpi fondamentali e uno di questi è proprio l’uguaglianza.”
– Maddalena Fiorentini
Si condividono emozioni ed esperienza di vita molto intense, tali per cui la squadra, il turno, diventa come una seconda famiglia. Una famiglia non legata dalle stesse abitudini o che si assomiglia in alcun modo, ma una famiglia legata dalla stessa voglia di dedicare il proprio tempo alle persone che hanno bisogno di aiuto.
Fare un’attività del genere mi permette di dimenticare per poche ore di essere una ventenne universitaria, che sta ancora cercando di trovare la sua strada, senza indossare alcuna maschera, non ce n’è bisogno.
Quando si pensa al volontariato, infatti, c’è la convinzione di dover solo dare, quando invece fa così bene all’anima, che si finisce per averne più bisogno delle persone che ne beneficiano. Io penso di esserci già cascata da un po’!
“Più si lavora in gruppo più si condividono emozioni intense e inaspettate”
– Maddalena Fiorentini