Intervista a Martina Gualtieri, giovane content creator che ha sofferto di disturbi del comportamento alimentare
Martina Gualtieri è una content creator che da parecchi anni utilizza i social regolarmente. Ma non è tutto oro ciò che luccica, in passato ha sofferto di un disturbo alimentare, e oggi è pronta a parlarne.
Ciao Martina, come stai?
«Abbastanza bene. Ci sono alti e bassi perché non si guarisce magicamente, ma per me la vera guarigione consiste nel riuscire ad abbassare “il volume” fino a 1: c’è sempre, però non è più rilevante».
Quando hai iniziato a usare i social?
«Verso marzo 2016. Prima con Youtube e poi con Musicallly, però il momento in cui sono andata virale è stato il 2018, che ha coinciso con quando ho iniziato a soffrire di DCA; quindi ho fatto tutto il percorso “a braccetto” con Tiktok».
Quindi ti sei ammalata in contemporanea con l’inizio del tuo percorso social…
«Sì, mi sono ammalata a ottobre 2017 e ho raggiunto i 10.000 follower a gennaio 2018».
Pensi ci sia stata una correlazione tra le due cose?
«Non tanto una correlazione, sarebbe superficiale da parte mia dare la colpa ai social per una cosa che era già iniziata, però sicuramente è stato un fattore di mantenimento. Quando tu non riesci a piacerti in nessun modo il like diventa la prova concreta che a qualcuno piaci. Quando invece non li hai più il pensiero è “non piaci a nessuno” e diventa un’ulteriore conferma per la tua testa».
Hai raccontato di aver subito pressioni lavorative mentre eri ricoverata. Che cosa è successo?
«Il mio lavoro da influencer era più un hobby che mi procurava qualche entrata, il problema è che gli influencer non hanno vacanze, e vale lo stesso quando vieni ricoverato. È stato terribile: la prima volta ero ricoverata in clinica per DCA, avevo 17 anni, quando a un certo punto la manager mi ha chiamato al telefono dicendomi che il mio feed non andava bene. Mi chiese di mandarle il video della stanza così che potessimo trovare muri dove non si capisse che ero in una clinica. Mi stava costringendo a lavorare. Mi arrivò addirittura un pacco da sponsorizzare, dovevo farmi delle foto.
A settembre 2021, quando sono iniziati i ricoveri in ospedale, mi obbligò a continuare una collaborazione iniziata prima del mio ricovero. Fui costretta a farla nel bagno dell’ospedale. Io ovviamente non stavo bene, ero piena di farmaci ed ero visibilmente provata, ma purtroppo molte cose non si possono dire apertamente sui social».
Ti ha aiutato esplicitare questo disturbo sui social?
«All’inizio mi ha aiutato dirlo perché la situazione era diventata ingestibile. Ho iniziato ad avere altri problemi, quindi ero costretta a prendere medicine, la gente se ne accorgeva, e commentava “guarda sto zombie”. In generale mi ha aiutata perché ho tolto potere al problema; sembravo la ragazza con la vita perfetta, poi ho condiviso il mio dolore con i follower, e la cosa ha avuto pro e contro».
Puoi fare un esempio?
«Molte persone mi scrivono ogni giorno messaggi bellissimi in cui dicono che le ho aiutate e che si sono sentite capite. Altre, invece, si sono sentite autorizzate a mettere bocca sulla mia vita: vedevano che stavo male e per il gusto di farmi stare peggio mettevano il dito nella piaga».
Hai intenzione di continuare con la sensibilizzazione?
«Io ho iniziato a fare attivismo il 15 marzo del 2020, la giornata del fiocchetto lilla. Stando male era difficile condividere messaggi positivi, adesso che va molto meglio ho anche più occasioni per parlarne, quindi inizia adesso la sensibilizzazione vera e propria».
Quali obiettivi ti sei data per il futuro?
«L’obiettivo è andare a vivere in Spagna, a Madrid. La Spagna è sempre stata la mia ossessione fin da piccola, con l’arrivo del disturbo la passione se n’è andata insieme a tutta la me del passato. Il disturbo aveva messo un lenzuolo sopra tutto il resto. Fino ad aprile 2022, quando mi sono detta: “Cavolo, io amavo la Spagna!”, solo che essendo una paziente psichiatrica non potevo nemmeno allontanarmi da casa, ma grazie a questa passione ritrovata è iniziata la mia rinascita».
Professionalmente hai intenzione di continuare con i social?
«Volendo vivere in Spagna sto studiando mediazione linguistica. Potrei inserirmi nelle relazioni internazionali, oppure fare la traduttrice. Voglio continuare a stare sui social, ma in maniera diversa. Vorrei aumentare la sensibilizzazione sul problema e trovare un equilibrio con la narrazione della mia vita».
– Martina Gualtieri
“La Spagna è sempre stata la mia ossessione fin da piccola, con l’arrivo del disturbo la passione se n’è andata insieme a tutta la me del passato. Il disturbo aveva messo un lenzuolo sopra tutto il resto.“