Essere compresi per comprendere, i pensieri sconnessi di Bill sulla reciprocità dei rapporti
Quando ero giovane ero convinto che le persone dovessero capirmi. Pensavo di avere il diritto o che esistesse il dovere, da parte degli altri, di comprendermi, rispettarmi, apprezzarmi. Era un comportamento a senso unico.
Inconsciamente pensavo che fossero gli altri a dover accettare i miei stati d’animo e comportarsi di conseguenza. Ero pieno di «richieste». Pensavo che siccome ero… o stavo… dovevo essere capito. Non c’era bisogno che io mi spiegassi, che chiarissi il mio pensiero o i miei stati d’animo. Erano gli altri a doversi arrovellare e accettarmi. E così rimanevo spesso deluso, di cattivo umore, scostante e scontroso, perché gli altri non avevano abbastanza attenzioni e considerazione delle mie sofferenze o delle mie virtù.
Poi crescendo, ho iniziato a capire che non funzionava così. La vita, le fatiche, il Destino, mi hanno chiarito a voce alta che tutto ha un dare e un avere. Che per ottenere, bisogna prima dare. Che per essere compreso, bisogna farsi comprendere. Che per essere accettato, bisogna farsi ben volere.
Che non tutto è implicito, chiaro, evidente e a senso unico…
Anzi.
Non si può essere parchi d’affetto e desiderare riceverlo. Non si può pretendere di essere accettati se non si prova a comprendere gli altri. Non abbiamo diritti per grazia divina, per legge o per sfiga. C’è molto lavoro da fare su noi stessi, per farci prima accettare, poi ben volere e magari alla fine amare.
La nostra energia, possibilmente positiva, deve circolare, uscire e andare a segno, per poterci tornare indietro, magari incrementata.

Immagine generata con sistema di intelligenza artificiale Binge Image Creator.
Bisogna imparare a parlare, a chiarirci, a rendere evidente il non detto, il nebuloso. Solo spiegandoci, possiamo essere intesi. Altrimenti si rimane sospesi nell’incerto, con poche certezze e molti fraintesi.
Nessuno ha il tempo o la voglia di analizzare gli stati d’animo altrui, a meno che non sia santo o psicoterapeuta, perché è già impegnato a comprendere sé stesso per farsi accettare e ben volere dentro a una vita complessa. Spesso ci si ferma a ciò che appare, non scendendo nel nocciolo. Ma il nostro fondo è oscuro e non lo distinguiamo bene nemmeno noi. Figuriamoci gli altri.
Anche con gli amori, che siano i propri figli, i propri compagni, gli amici, c’è un limite al «senso unico». Prima o poi la pazienza finisce, la tolleranza termina e inizia l’insofferenza. E così finiscono amore e amicizia, naufragati nell’incomprensione, nel non detto e nel frainteso.
Ed è un peccato, perché basterebbe un po’ di umiltà, lavorando sul proprio orgoglio e sul proprio Ego, mettendo al centro la reciprocità e non i propri «diritti».
E a questi concetti si legano anche le aspettative, che complicano a dismisura la vita…
– Bill Niada
“Poi crescendo, ho iniziato a capire che non funzionava così. La vita, le fatiche, il Destino, mi hanno chiarito a voce alta che tutto ha un dare e un avere. Che per ottenere, bisogna prima dare. Che per essere compreso, bisogna farsi comprendere. Che per essere accettato, bisogna farsi ben volere.
Che non tutto è implicito, chiaro, evidente e a senso unico…”