Affari in metropolitana: tra cellulari e routine
La prima cosa che noto quando salgo sulla metropolitana è che tutti hanno gli auricolari per ascoltare la musica, oppure fanno chiamate o scrivono whatsapp ai parenti, agli amici e alle persone più varie. Mentre io, che invece quando vado in metropolitana non so cosa fare, mi guardo un po’ in giro, di qua e di là, e noto che la gente è vestita più o meno sempre uguale: colori scuri soprattutto (il colore nero è quello che viene utilizzato di più), giacche e scarpe dello stesso modello, anche gli zaini sono tutti della stessa marca.
Gli adulti che vanno in ufficio preferiscono gli zaini Tucano, i ragazzi che vanno a scuola hanno tutti l’Eastpack. Le scarpe, pulite o sporche, sono sempre quasi tutte Nike Air Force 1: se non le hai sei uno sfigato! Pochi hanno il coraggio e la fantasia di utilizzare colori allegri o di indossare vestiti particolari. Quei pochi che lo fanno vengono squadrati dall’alto verso il basso.
Le persone sono tutte attaccate al cellulare, alcune addirittura ascoltano i messaggi a volume alto, così anche tu, senza volere, senti tutti i loro dialoghi. Qualcuno parla d’amore, qualcuno chiede cosa dare da mangiare ai figli per cena, altri litigano dicendo parolacce. È una situazione imbarazzante ma anche divertente, se sei un tipo curioso al quale interessano anche gli affari degli altri.
Che leggono un libro o fanno altro, ce ne sono al massimo due o tre.
E poi ci sono io, che siccome soffro il mal di mezzi, non mi porto mai il telefono dietro, perché se anche solo provassi ad accenderlo mi verrebbe il mal di testa. Tutto quello che va su ruote mi fa star male. Non so capire come mai dal momento che io vado pazzo per i mezzi meccanici, soprattutto se hanno quattro ruote e vanno a sirene spiegate!
Proprio perché tengo la testa su e guardo la gente, una volta, di ritorno nel tardo pomeriggio dal centro di Milano, sulla banchina della metropolitana ho visto un tipo vestito elegante, con la valigetta tipo manager che camminava con una bandiera gigantesca dell’Inter e urlava cori da stadio. La cosa mi ha fatto molto ridere, soprattutto perché non mi risulta ci fosse una partita allo stadio ed era l’unico tifoso presente in tutta la metropolitana.
Si vede che il troppo lavoro gli aveva dato alla testa!
Un’altra volta, mentre ero di ritorno dai mercatini di Natale in Duomo con i miei genitori, mi è capitato che ci fosse una signora, seduta di fronte a me sul vagone, che guardandomi mi ha sorriso. Io le ho sorriso a mia volta, dopodiché lei si è messa a ridere e io pure. Alla fine rideva a crepapelle e io dietro a lei, senza però averne capito il perché. Sembravamo due stupidi! A un certo punto mia mamma ha detto a mio papà di mettersi davanti per fermare questa situazione, poiché si erano accorti che la signora sembrava ubriaca e non volevano che lei magari si offendesse. Peccato, perché pensavo di esserle simpatico!
Posso dire però, che se anche tutti sono impegnati a guardare il cellulare o a farsi gli affari propri, non ho mai trovato qualcuno che non si alzasse per farmi posto, non appena si rendeva conto che avevo necessità di sedermi. Forse il cellulare alla fine non fa così male!
– Leonardo Piacenza
“Posso dire però, che se anche tutti sono impegnati a guardare il cellulare o a farsi gli affari propri, non ho mai trovato qualcuno che non si alzasse per farmi posto, non appena si rendeva conto che avevo necessità di sedermi.”