Cittadini: un grande viaggio che si conclude tra diritti e doveri

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La B.Liver Lisa racconta la cittadinanza, tra storie di immigrati e burocrazia: M. affronta un viaggio estenuante, Areeba attende anni per poterla ottenere. Il viaggio verso l'integrazione è un delicato equilibrio tra diritti e doveri.
"L’apice della difficoltà? La richiesta di cittadinanza italiana. Sono oltre 20 anni che mio padre aspetta di ottenerla ed è qui dagli anni 90. La prima volta che ha fatto richiesta era il 2009". Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.

Lotta per la cittadinanza: storie di burocrazia e integrazione

Sono cresciuta portandomi dietro la consapevolezza sul tema della cittadinanza. I motivi sono parecchi, tra cui fondamenta di eguaglianza, forte rabbia per le ingiustizie e discriminazioni del diverso per paura e ignoranza. Ho la fortuna di avere una famiglia alle spalle pronta a dimostrare che il bene esiste.

Mio nonno, Raffaele Taddeo, in collaborazione con amici e conoscenti, ha fondato negli anni ’90 il Centro Culturale Multietnico La Tenda, con l’intento di rivitalizzare la relazione sociale a partire dall’integrazione degli stranieri. Era scomodo per lui venirmi a prendere alle elementari il lunedì e mercoledì (ancora ricordo i giorni), perché verso fine pomeriggio si recava alla scuola di italiano per stranieri.

Per quanto, quindi, possa essere di saldi principi sulla questione, ho preferito raccogliere la voce di chi sente la mancanza dei diritti per cui io non ho mai dovuto preoccuparmi.

Racconto, dunque, brevemente una storia, e sentitevi liberi di porvi domande su quanto diamo per scontati alcuni nostri privilegi.

“Sono cresciuta portandomi dietro la consapevolezza sul tema della cittadinanza. I motivi sono parecchi, tra cui fondamenta di eguaglianza, forte rabbia per le ingiustizie e discriminazioni del diverso per paura e ignoranza. Ho la fortuna di avere una famiglia alle spalle pronta a dimostrare che il bene esiste.
Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.

M. ha venticinque anni, è nato ad Alessandria d’ Egitto e ha vissuto lì fino ai ventidue anni. Per difficoltà economiche decise di venire in Italia, come in molti casi, guidato dall’illusione di floridità e benessere. Il viaggio verso l’Italia fu tutto tranne che semplice: camminò due giorni interi per raggiungere la frontiera; arrivato in Libia i trafficanti lo imprigionarono due volte, e durante il percorso, venne derubato da chi gli aveva promesso di aiutarlo; quando arrivò vicino al mare, fu rinchiuso e portato in uno spiazzo senza poter mangiare più di una fetta di pane al giorno e bere qualche goccia d’acqua, in attesa di imbarcarsi. Definire le condizioni di vita sul barcone come «pessime» sarebbe un eufemismo. Sbarcato a Lampedusa gli diedero vestiti e cibo, con tanto di trafila burocratica e assegnazione a Milano, dove per mesi lavorò poco e nulla, pagato poco e in nero, sostando in un letto che condivideva con altri sette. Attualmente, lavora da due anni come parrucchiere e vorrebbe darsi in futuro al volontariato per aiutare chi, come lui in passato, ha avuto necessità di una mano. Ha richiesto e ottenuto il documento come richiedente asilo – motivo per cui da due anni frequenta un corso serale di italiano per superare il test di lingua italiana livello A2 – che deve rinnovare ogni due anni.

«La burocrazia è una fatica. Ti rallenta e ti ostacola continuamente ed è così in qualsiasi parte del mondo, almeno secondo la mia esperienza. Ricordo le ore passate ad aspettare nelle sale d’attesa per rinnovare il permesso di soggiorno italiano e quelle passate al Consolato per rinnovare i documenti pakistani. L’apice della difficoltà? La richiesta di cittadinanza italiana. Sono oltre 20 anni che mio padre aspetta di ottenerla ed è qui dagli anni 90. La prima volta che ha fatto richiesta era il 2009», racconta Areeba, una ragazza pakistana di ventiquattro anni. È arrivata in Italia quando ne aveva circa due, ha completato dunque il ciclo di studi con tanto di laurea in Comunicazione, e fatto richiesta di cittadinanza al compimento della maggiore età, ottenuta dopo quattro anni. Aggiunge poi: «Essere cittadini è un rapporto di perfetto equilibrio tra il dare e il ricevere. Tra i diritti e i doveri. Essere cittadini significa che sono parte della comunità, significa essere visti ed essere integrati. E l’integrazione, me ne rendo conto, è uno sforzo bidirezionale tanto tra Stato-cittadino, quanto tra cittadino-cittadino. Da persona biculturale, sono ambasciatrice, quindi, di entrambe le culture, pakistana e italiana e non ho intenzione di rinunciare a nessuna delle mie parti. È ciò che ci rende umani, e di conseguenza cittadini del mondo».

– Areeba

«Essere cittadini è un rapporto di perfetto equilibrio tra il dare e il ricevere. Tra i diritti e i doveri. Essere cittadini significa che sono parte della comunità, significa essere visti ed essere integrati. E l’integrazione, me ne rendo conto, è uno sforzo bidirezionale tanto tra Stato-cittadino, quanto tra cittadino-cittadino. Da persona biculturale, sono ambasciatrice, quindi, di entrambe le culture, pakistana e italiana e non ho intenzione di rinunciare a nessuna delle mie parti. È ciò che ci rende umani, e di conseguenza cittadini del mondo».

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