Il Destino e le cicatrici della generosità
I frati di Assisi avevano invitato la Fondazione Bullone a portare la mostra Cicatrici al «Festival del Cortile». Le statue grandi delle aziende e quelle piccole dei singoli esseri umani avrebbero portato emozioni, commozione e riflessioni nella meravigliosa cornice della cittadina di San Francesco. Anche un panel con relatori saggi, coinvolti nell’umanizzazione delle imprese e delle organizzazioni sociali, avrebbe portato un pensiero ricco e profondo.
Ma il lavoro fatto per organizzare questa iniziativa era stato lungo e a tratti frustrante. Non tutte le aziende avevano risposto facilmente e due, la Banca di Mezzo e la multinazionale farmaceutica Giovanni e Giovanna, avevano detto picche: «Non abbiamo budget». Felice Angeloni era rimasto malissimo e aveva scritto ai vertici di entrambe per avere spiegazioni, spingendole a partecipare a un’iniziativa che avrebbe dato senso, continuità e prestigio al percorso iniziato su Cicatrici.
Poi la Banca di Mezzo aveva chiesto di contattare l’allestitore in autonomia per pagare solo il trasporto della statua. Ci tenevano che ci fosse la statua, ma non volevano pagare 3/4.000 euro richiesti dalla Fondazione per consegna, allestimento, security e coordinamento. Si accordarono per il trasporto a 1.800 euro, lasciando alla Fondazione il resto dei costi, ribadendo che non avevano budget.
Felice, poco felice davanti a queste manifestazioni di ipocrisia e aridità economica e umana, voleva intervenire scrivendo il suo disappunto agli amici nei vertici dell’azienda, ma poi aveva pensato: «non sarò io a fare giustizia su questa cecità, sarà, come sempre, il Destino. Meglio di me e più di me».
Poi aveva saputo che un’altra banca, meno blasonata, aveva acquistato la Banca di Mezzo, che di questa possibilità aveva orrore.
«Non siamo noi e non sono i fatti e i modi che vorremmo quelli che danno il vero senso alla vita e alle persone. Il Destino ha modalità e tempi apparentemente contorti e scoordinati, ma realmente perfetti. Noi siamo piccoli e ciechi. Il Destino vede bene ed è molto più intelligente», aveva pensato Felice Angeloni, molto felice di come erano andati la mostra, il Festival, ma anche della mano del Destino.
– Bill Niada
“«Non siamo noi e non sono i fatti e i modi che vorremmo quelli che danno il vero senso alla vita e alle persone. Il Destino ha modalità e tempi apparentemente contorti e scoordinati, ma realmente perfetti. Noi siamo piccoli e ciechi. Il Destino vede bene ed è molto più intelligente», aveva pensato Felice Angeloni, molto felice di come erano andati la mostra, il Festival, ma anche della mano del Destino.“