Intervista a Giovanni Malagò, presidente dei Giochi olimpici Milano – Cortina 2026: “Abbiamo puntato sulla sostenibilità”

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In un’intervista per il numero 100 del Bullone, Giovanni Malagò ripercorre il suo cammino nello sport, l’evoluzione delle Olimpiadi e il valore sociale di Milano Cortina 2026.
intervista a givanni malagò
Giovanni Malagò, presidente dei Giochi Olimpici Invernali Milano - Cortina 2026.

Giovanni Malagò: parla il presidente dei Giochi olimpici invernali Milano – Cortina 2026

Sono trascorsi più di otto anni da quando ho iniziato a scrivere sul Bullone. Ho ascoltato tante storie e scritto tanti articoli riguardanti la passione della mia vita: lo sport. Per questo numero speciale, il 100esimo, ho avuto la grandissima possibilità di intervistare un personaggio del mondo sportivo italiano che negli ultimi dodici anni si è impegnato tantissimo per la crescita del movimento. Prima da presidente del CONI, ora come presidente del comitato organizzatore dei giochi olimpici invernali Milano – Cortina 2026. Sto parlando di Giovanni Malagò, che di sport ne ha masticato davvero tanto, sia come dirigente che in veste di tifoso dei nostri atleti.

Il Bullone festeggia oggi i suoi primi dieci anni. Qual è il bilancio del suo percorso manageriale (sia sportivo che non) di quest’ultimo decennio?

«In questi anni ho avuto l’opportunità di seguire da vicino l’evoluzione dello sport italiano in un periodo ricco di sfide e di risultati eccezionali, motivo di soddisfazione per tutto il Paese. La guida della Fondazione Milano Cortina 2026 è un incarico che vivo con responsabilità, perché riguarda un progetto condiviso che può lasciare un’eredità concreta alla nostra nazione e al mondo dello sport. Questa esperienza si aggiunge al mio ruolo come membro del Comitato Olimpico Internazionale ed è preceduta da 12 anni al CONI.

Lo sport è sempre stato al centro della mia vita, e ho avuto il privilegio di seguirne da vicino ogni trasformazione. Ripercorrendo il cammino che ci ha portati all’assegnazione dei Giochi, non posso non ricordare che siamo partiti da un momento complesso: la mancata candidatura di Roma ha rappresentato una ferita per tutto il movimento sportivo italiano. Da quella situazione nacque però una reazione lucida e determinata, orientata a costruire un progetto più solido e più ampio.

Milano e Cortina sono state decisive: due realtà diverse ma complementari, capaci di unire l’energia internazionale della metropoli con il fascino alpino. Senza questa alleanza, difficilmente avremmo conquistato la fiducia del CIO. Anche dopo l’assegnazione, il percorso non è stato semplice. Negli ultimi sei anni abbiamo affrontato sfide imprevedibili: una pandemia, cambi di governo e tensioni geopolitiche. Ciononostante, il cronoprogramma avanza grazie a un lavoro di squadra fondato su competenza, resilienza e capacità. In sintesi, questo decennio mi ha confermato che impegno e collaborazione sono elementi essenziali per raggiungere obiettivi di valore».

Il tema di questo numero 100 del Bullone è quello di pensare al passato e al presente con uno sguardo al futuro. In merito al tema delle Olimpiadi, cosa è cambiato rispetto a 10 anni fa? E come potrebbero essere i Giochi nel prossimo decennio?

«Rispetto a dieci anni fa, il mondo delle Olimpiadi invernali ha vissuto un’evoluzione significativa. La sostenibilità ha assunto un ruolo centrale, guidando un ripensamento del modello organizzativo. Questo orientamento è stato delineato dal CIO e formalizzato nellAgenda Olimpica 2020+5, secondo cui “i Giochi devono adattarsi al territorio, e non viceversa”. Questo cambio di paradigma si traduce in scelte operative precise: impianti esistenti, comunità locali, riduzione dell’impatto ambientale, visione di lungo termine. Milano Cortina 2026 applica questi principi con un modello diffuso. Anche la parità di genere segna un punto di svolta: 47% di atlete, 50 eventi femminili, un record storico. Guardando al futuro, immagino Giochi sempre più aperti all’innovazione, capaci di coinvolgere pubblici giovani e di diventare uno spazio di incontro tra culture, valori e visioni».

Recentemente ha dichiarato che «l’impatto di Milano Cortina 2026 non si deve esaurire in due mesi di competizioni». Che cosa lascerà, a livello sociale, quest’edizione olimpica e paralimpica al nostro Paese?

«Fin dalla candidatura, la Fondazione ha impostato un modello di legacy integrato ai territori. Oggi sono attivi oltre 330 progetti legati ai Giochi. Stiamo promuovendo educazione, attività fisica, sostenibilità e parità di genere. Tra i progetti più rilevanti c’è Gen26, che ha raggiunto 1,25 milioni di studenti, e Dual Career, a sostegno dei giovani atleti. Sul piano culturale abbiamo introdotto le Portrayal Guidelines del CIO. L’eredità è quella di un Paese più attivo, inclusivo e consapevole, dove lo sport è uno spazio reale di opportunità».

Vari studi dicono che fare sport fa bene alla salute e che permette un grosso risparmio al Sistema Sanitario. Che cosa direbbe a una persona che non pratica sport per convincerla ad iniziare?

«Lo sport è un investimento su sé stessi. È uno strumento di benessere quotidiano. Oggi è riconosciuto anche dalla Costituzione come diritto e valore educativo, sociale e psico-fisico. L’invito è provare, senza pressione ma con curiosità».

Presidente, vorrei chiederle tre parole che possano descrivere queste prossime Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026.

«Italianità, Eccellenza e Bellezza. Italianità come energia che unisce radici e futuro. Eccellenza come valore duraturo per sport e territori. Bellezza come armonia, umanità e gesto atletico».

– Giovanni Malagò

“Fin dalla candidatura, la Fondazione ha impostato un modello di legacy integrato ai territori. Oggi sono attivi oltre 330 progetti legati ai Giochi. Stiamo promuovendo educazione, attività fisica, sostenibilità e parità di genere. Tra i progetti più rilevanti c’è Gen26, che ha raggiunto 1,25 milioni di studenti, e Dual Career, a sostegno dei giovani atleti. Sul piano culturale abbiamo introdotto le Portrayal Guidelines del CIO. L’eredità è quella di un Paese più attivo, inclusivo e consapevole, dove lo sport è uno spazio reale di opportunità.

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