Il riscatto è quotidiano: dall’abisso individuale alla responsabilità collettiva
Prima ancora di esprimere la mia di opinione su ciò che sto per illustrarvi, vorrei che ve ne faceste una vostra. Vi invito quindi a prendervi un momento di pausa e a immaginare di essere seduti in silenzio davanti a un foglio bianco con scritto: «Cosa significa per voi riscatto? Ne avete avuto uno, e se sì, quale? Che differenza pensate ci possa essere tra un riscatto individuale e uno collettivo?».
Ora, sperando che abbiate potuto intraprendere il mio stesso processo, vi dico la mia: per me «riscatto» significa aver visto il fondo del proprio burrone, ed essersi dovuta aggrappare con le unghie e con i denti trascinandosi dietro. Quando sei chiusa in una camera di ospedale per anoressia, come è capitato a me, la preoccupazione non va a te stessa, ma a chi ti circonda. «Se non lo faccio per me, lo devo fare per loro», è il concetto per cui inizialmente riesci ad andare avanti, il sottile spiraglio grazie a cui successivamente potresti vedere il sole. È proprio dovere iniziare a prenderti cura di te e trovare una luce a cui aggrapparti che ti porta a riscoprirti strato dopo strato, passo dopo passo, perché, diciamocelo, il riscatto è quotidiano. Si tratta di riscoprire vecchie o nuove passioni – segno di possibilità future, speranza – il timbro della tua voce, l’importanza di te e dei tuoi ideali – non come concetti astratti, ma come àncora nella tempesta – e, soprattutto, il tuo valore.
Il riscatto predispone innanzitutto una caduta, seguita da una necessità di risalita. Questo accomuna sia il piano individuale che collettivo. Il divario tra i due piani, però, emerge nelle aree di vita che vengono coinvolte e trasformate: se dal punto di vista personale si cerca il proprio valore e il proprio posto autentico nel mondo, un «io» solido che non dipenda dal giudizio altrui, nel caso sociale e collettivo bisogna imparare a considerare il bisogno dell’altro con empatia profonda, a intrecciare un proprio solido cammino con quello degli altri, e saper riconoscere il bisogno dell’altro giungendo a compromessi. Questo aspetto è ciò che spesso si dimentica: i due piani devono andare a pari passo; senza un riscatto individuale, difficilmente riesci a portare avanti quello collettivo con interesse genuino e consapevole; e viceversa, ignorando il riscatto dell’altro si genera un egoismo sterile o un collettivismo vuoto, privo di anima.
Eppure, nonostante la difficoltà, credo molto nei risultati che ciò potrebbe portare. Ognuno ha le proprie responsabilità, tanto quanto ognuno può essere in grado di portare un contributo. Il mondo, ora più che mai, è diviso tra adulti e giovani: i primi, tentano in tutti modi di preservare ciò che è stata la loro realtà fino ad ora, incolpando le novità portate dalle generazioni; i secondi, invece, hanno sviluppato una particolare diffidenza, anche a causa delle precedenti motivazioni elencate, nei confronti di chi sarebbe in grado di fornire consiglio e aiuto. Il rischio è lo sviluppo di un’indifferenza collettiva l’uno nei confronti dell’altro; per questo è importante ri-iniziare a drizzare le orecchie e ad aprire il cuore al dialogo. Chiunque sia disposto a questa gigantesca impresa di ascolto e dialogo, sta portando un cambiamento gigantesco.
– Lisa Roffeni
“Si tratta di riscoprire vecchie o nuove passioni – segno di possibilità future, speranza – il timbro della tua voce, l’importanza di te e dei tuoi ideali – non come concetti astratti, ma come àncora nella tempesta – e, soprattutto, il tuo valore.”