Il riscatto nelle piccole cose: emozioni, famiglia e consapevolezza
Quante volte ci siamo sentiti confusi e persi? Quante volte abbiamo desiderato che il destino, Dio o quello che è, ci dia una mano in un momento di affanno. Capiamo che prima di vincere qualcosa bisogna perderne un’altra, e non è ambizione, ma necessità di riscattare le nostre possibilità. La piramide sociale ci ricorda che non tutti abbiamo gli stessi bisogni, ma che allo stesso tempo, avremo sempre qualcosa che ci manca. Questo è meraviglioso: puoi tornare al lavoro su una Ferrari e sentire che ti manca qualcosa, e non precisamente i soldi, come tanti altri vorrebbero.
La vita è perfettamente imperfetta, troppo bella per essere vissuta e troppo brutta per essere sofferta, ed è così che nell’esatto momento in cui troviamo qualcosa che ci tiene a galla, possiamo farlo con qualcun altro. Allora, paradossalmente ognuno ha una risposta alla domanda «che cosa ti manca?» ed in effetti è sorprendente che ci chiediamo poche volte (parlo nel mio caso personale) che cosa davvero ci fa galleggiare, che cosa ci riscatta.
Quello che conta maggiormente è non tangibile, diventa anche non percettibile e solo con gli anni si valorizza, come la colazione pronta fatta dalla mamma un sabato mattina. È indispensabile il sostegno dei genitori per creare una persona civile, normalmente sono loro il nostro riscatto nei primi anni di vita, quando si impara ad andare avanti sia con le gambe che con i sogni.
Poi ci sono emozioni create da sensazioni interne, la soddisfazione di fare quello che ci piace ed essere riconosciuti per quello, riscatta, e come riscatta…
Ci sono dei vuoti che cerchiamo costantemente di riempire: è con le emozioni che concepiamo il mondo che ci circonda, e non è detto che questo mondo sia sempre benevolo.
Personalmente esprimo tutto quello che sento, anche esagero, direi, manon riesco a concepire l’idea di tenermi le cose dentro per troppo tempo perché scoppierei, capendo come la nostra psiche può tradirci, non riesco ad immaginare come certa gente possa trattenersi fino a soffocare nel mare dei propri pensieri.
Quindi arrivano le canzoni che dicono «bevo per dimenticare» che si sentono spesso nell’America Latina, qui in Italia un po’ meno, poi perché il vino qui è buono, come tante altre cose. Vivere da quelle parti è così frustrante che non avendo possibilità, alcuni finiscono per trovare nell’alcol un piccolo sfogo per qualche ora. Ma poi ci sono i benestanti che vanno oltre, e lì non è un discorso economico, vedete come si gira sempre sulla stessa ruota? In questo mondo che gira si arriva sempre al punto di partenza, ma non sempre vogliamo accettarlo, io per primo.
Quindi scappi o affronti i tuoi fantasmi prima che diventino demoni?
Se ognuno di noi non fa il suo per salvarsi o riscattarsi, parte col piede sbagliato. Puoi anche decidere di non partire quando lo fanno gli altri, la vita è lunga quanto corta come una maratona, ma se ti prendi un po’ di tempo puoi aspettare, può comparire un’opportunità, devi vederla prima che cada a terra e coglierla al volo, non è facile. La costanza è bella se si è pazienti e tolleranti verso la frustrazione.
Siamo il riflesso di quello che pensiamo, ricordando questo possiamo e dobbiamo correggere quello che stiamo trasmettendo, che non è sempre il massimo… lo dice il Sebastian che continua a lottare con il suo passato mentre si mangia una bella pizza. E poi questo ci ricorda che quando vediamo una persona fuori di sé, che ha perso il controllo dei propri pensieri e ti urla in faccia, non è che sia un mostro o un nemico, è che in questo caso il riscatto costa troppo e nessuno ha voluto pagare la cauzione.
– Sebastian Ramirez
“Quello che conta maggiormente è non tangibile, diventa anche non percettibile e solo con gli anni si valorizza, come la colazione pronta fatta dalla mamma un sabato mattina.“