Prevenire il disagio prima che diventi emergenza: intervista alla pediatra responsabile dell’ambulatorio di infettivologia pediatrica del Fatebenefratelli di Milano.
Anna Rita Benincaso, Presidente di G.I.O.I.A ETS (Gruppo Interdisciplinare Operatori dell’Infanzia e dell’Adolescenza), è pediatra con formazione infettivologica. Appassionata all’infettivologia, prosegue il suo internato presso l’Ospedale L. Sacco e successivamente all’Ospedale dei bambini Vittore Buzzi partecipando a trials di ricerca nazionali e internazionali.
Nel 2019 viene premiata al 75° Congresso Italiano di Pediatria per l’impegno scientifico con la sua tesi di specializzazione che ha contribuito ad aprire un nuovo scenario di cura per l’eradicazione dell’epatite cronica C. Il suo percorso nell’ambito delle malattie infettive le ha fatto sviluppare interesse per la cronicità. Crede nella forza potente della connessione e del contatto restando da sempre affascinata «da chi ha una storia da raccontare». Attualmente esercita la sua professione di dirigente medico presso l’Ospedale Fatebenefratelli di Milano, responsabile dell’ambulatorio di infettivologia pediatrica.

Illustrata da Chiara Bosna.
G.I.O.I.A. ETS è un ente del Terzo Settore nato con l’obiettivo di sostenere famiglie, bambini e adolescenti nell’affrontare le difficoltà legate allo sviluppo, al benessere psicofisico e alla salute nelle diverse fasi della crescita.
Il progetto nasce in risposta all’aumento dei casi di disagio giovanile osservati negli ultimi anni e si propone di intervenire prima che questi segnali diventino crisi gravi.
Le attività principali di G.I.O.I.A. ETS includono: la promozione della salute e del benessere in età evolutiva con un approccio che guarda alla persona e non solo alla malattia; il supporto alla genitorialità sin dalle prime fasi della vita; la costruzione di una rete tra ospedale, scuola e famiglia per intercettare i segnali di disagio; l’organizzazione di percorsi educativi, culturali e di formazione per famiglie e insegnanti.
L’ente si avvale di un team multidisciplinare di specialisti (pediatri, neuropsichiatri, psicologi, nutrizionisti e altri professionisti) per offrire un supporto integrato e personalizzato per ogni fascia di età, dal neonato all’adolescente.
Dottoressa, come nasce il progetto di G.I.O.I.A ETS?
«Sono una pediatra ospedaliera, lavoro sia nei reparti di Pediatria che nei Pronto Soccorso. Nel 2022 sono diventata mamma di Virginia e da quel momento è sorto in me il bisogno di un progetto al servizio delle famiglie. Da mamma mi sono resa conto di quanto sia meravigliosa e unica, ma allo stesso tempo anche tanto fragile, questa trasformazione in diade mamma-bambino. Occuparti di una nuova creatura è una grandissima responsabilità. Ti chiedi continuamente se stai facendo un bel lavoro e come sarà la sua vita, sarà felice? Io le auguro una vita di pienezza, intensa, dove poter incontrare persone che la sappiano accogliere. È il mio più grande desiderio, vederla camminare solida, e allo stesso tempo, leggera nel mondo. G.I.O.I.A ETS nasce ufficialmente nel marzo 2024. Complice un caffè con Chiara Pochetti, amica e mamma anche lei, impegnata da sempre nel sociale, nasce l’idea di un modello di prevenzione a partire dalle scuole (dove si rivelano i maggiori disagi) in supporto ai ragazzi e alle loro famiglie. Questo perché al mio rientro dalla maternità mi sono accorta di uno stato emergenziale per così dire “silente”: la tipologia di paziente pediatrico che ero abituata a visitare in Ospedale era cambiata. Non si trattava più solo di pazienti con patologie cosiddette organiche alle quali ero abituata (traumi cranici, polmoniti, gastroenteriti, epilessie, ecc). Sempre più accessi invece in Pronto Soccorso di bambini e adolescenti con Disturbi del Comportamento Alimentare, aggressività e autolesionismo, crisi d’ansia, tentati suicidi. La pandemia da Covid 19 che abbiamo vissuto, sicuramente ha avuto un ruolo cardine nell’aggravare tutto questo, partendo dal ritiro sociale».
Quali sono le attività messe in atto dal progetto G.I.O.I.A. per lo sviluppo e l’unione dei membri della rete?
«Proponiamo protocolli di collaborazione, partecipiamo a tavoli di rete territoriale, convegni, l’ultimo sull’Educazione all’Odio lo scorso novembre presso la Fabbrica del Vapore. Educare i ragazzi ai sentimenti, al rispetto, vuol dire crescere giovani adulti sani mentalmente. E qui potremmo scrivere un intero libro…».
Si parla di una rete interistituzionale tra ospedale, scuola e famiglia: come entrate in contatto con i diversi membri della rete?
«Ci presentiamo direttamente come “ponte” soprattutto con i servizi di Neuropsichiatria infantile, reparti di Pediatria, Consultori familiari, non intendiamo sostituire nessuno, ma potenziare dove ci sono più necessità. L’essere pediatra attiva lavorativamente sia in Ospedale che sul territorio, ci aiuta ad avere una visione completa sullo scenario attuale. Crediamo nel valore dell’alleanza e nel rispetto delle competenze (non ci si improvvisa professionisti)».
Quanta partecipazione e quanto supporto avete trovato/si trova in ambiente scolastico?
«Devo dire che l’iter burocratico ogni volta ci mette a dura prova, si dovrebbero trovare dei percorsi più agevoli, ma non demordiamo! La difficoltà non sta tanto nel mettersi in contatto con le scuole, ma aiutarle a sentirsi autorizzate a spostare il baricentro dal puro nozionismo alla persona e alle relazioni (la relazione migliora anche l’apprendimento) senza percepirlo come una perdita di rigore, o tempo, peggio ancora. La scuola è il nostro focus e i dirigenti scolastici sono sempre molto ben predisposti. I progetti necessariamente devono presentarsi strutturati e sostenibili».
Quali sono le sintomatologie più significative che avete trovato tra i giovani in età adolescenziale? Avete mai avuto la necessità di collaborare con le Psichiatrie, dopo gesti significativi dei ragazzi, o con le famiglie di minori che necessitano cure psichiatriche?
«Tentati suicidi, autolesionismo, Disturbi del Comportamento Alimentare, crisi d’ansia con attacchi di panico, disturbi della condotta. In ogni turno che effettuo in Pronto Soccorso, almeno un bambino (perché alcuni sono ancora bambini di 9-10 anni, non ragazzi in età adolescenziale) si presenta per una di queste problematiche. Siamo in costante contatto con le Neuropsichiatrie infantili e le Psichiatrie certo, ma con questo incremento allarmante dei numeri non sono più in grado di poterli controllare con le loro strutture. Per questo motivo ci ritroviamo a dover ricoverare nei reparti di Pediatria pazienti neuropsichiatrici di complessa gestione. “Bisogna avere più reparti di Neuropsichiatria infantile”, così si mormora quotidianamente. Un’affermazione che a me spaventa molto, a cui rispondo invece con “bisogna aumentare i programmi di prevenzione, centri di ben-essere, dobbiamo ascoltare i nostri ragazzi». Non tutti provengono da famiglie con molte risorse, ma questo ahimè non possiamo controllarlo. Quello che possiamo supportare è l’ambiente scolastico, creando un sistema di alleanza con gli insegnanti e insieme, con la famiglia. Se si instaura un sentimento di fiducia con la famiglia, metà del lavoro è ben che fatto. Si tratta di responsabilità. Io da Pediatra, da mamma di Virginia e da Presidente di G.I.O.I.A ETS sento nel profondo questa responsabilità. È il momento di agire».
” Siamo in costante contatto con le Neuropsichiatrie infantili e le Psichiatrie certo, ma con questo incremento allarmante dei numeri non sono più in grado di poterli controllare con le loro strutture. Per questo motivo ci ritroviamo a dover ricoverare nei reparti di Pediatria pazienti neuropsichiatrici di complessa gestione. “Bisogna avere più reparti di Neuropsichiatria infantile”, così si mormora quotidianamente. Un’affermazione che a me spaventa molto, a cui rispondo invece con “bisogna aumentare i programmi di prevenzione, centri di ben-essere, dobbiamo ascoltare i nostri ragazzi»“
– Anna Rita Benincaso
Il premio «Oltre la malattia»
Pubblichiamo il testo della motivazione del premio assegnato dall’associazione G.I.O.I.A a Bill Niada, presidente di Fondazione Bullone.
«L’associazione G.I.O.I.A. ETS Onlus ha il piacere e l’onore di conferire a Bill Niada il proprio riconoscimento, in occasione della serata di gala che si terrà il 26 gennaio 2026 presso Palazzo Parigi a Milano, alla presenza delle istituzioni.
Per il suo straordinario impegno, per il valore umano e sociale svolto attraverso la Fondazione Bullone.
La sua visione, unita alla capacità di trasformare l’esperienza della malattia in opportunità, rappresenta un esempio autentico di innovazione sociale, inclusione e speranza per molti giovani e per le loro famiglie.
Il raggiungimento della centesima edizione della vostra testata mensile Il Bullone è simbolo di un percorso di pensiero creativo che accompagna i giovani attraverso la parola, l’espressione e il dialogo.
Viene conferito con gratitudine il Premio “Oltre la malattia” a Bill Niada e ai B.Liver di Fondazione Bullone che costruiscono giorno dopo giorno un modello sociale che trasforma la fragilità in valore».