Esperienze di convivenza
Convivenza? Condivisione? Insieme? A chi? Sono tante le volte in cui nella vita ci si ritrova a convivere con altre persone. Questo avviene fin da piccoli, quando, ad esempio, alla scuola dell’infanzia ci si ritrova in classe con il bambino bulletto che ci ruba la merenda e si vorrebbe tanto scappare e nascondersi ogni volta che si incrocia lo sguardo con lui, ma non si può.
Bisogna conviverci e condividere anche con lui un pezzo della nostra quotidianità, un pezzo importante di noi. Quel bambino sarà solo il primo di una lunga serie di persone che incroceremo sulla nostra strada, uno scontro per metterci alla prova e capire fino a che punto possiamo portarci. Capiremo più avanti che quello che consideravamo un ostacolo in realtà è una risorsa che ci ha fatto crescere e conoscere, che ci ha aiutato a capire che proprio lì, dove credevamo di non riuscire, sbattendo la testa più volte e dicendoci che non l’avremmo superato, che non saremmo riusciti a terminare l’asilo senza denti scheggiati; invece, ha nutrito la nostra possibilità di riuscire. È merito anche suo se ci troviamo dove siamo e se abbiamo percorso quella lunga strada, fino a quel punto. Senza quel bambino, la nostra strada avrebbe avuto una curva in meno.
Poi si cresce e il bambino diventa la mamma che urla di sistemare la stanza o l’amico con cui ascolti sempre la musica, o il tuo allenatore di salto in alto. Quanto ci fa innervosire quando ci dice che dobbiamo migliorare nella corsa pre-salto. È merito pure delle sue raccomandazioni e di come le viviamo se siamo così. Se non ci fossimo arrabbiati troppo quella volta, se non ci avessimo riflettuto troppo, per ore, quel mercoledì pomeriggio, non saremmo come siamo. Convivere è questo: unire il nostro io ad altri, mettendoci a disposizione dell’altro nel più totale ascolto. Ascolto che non è accettazione totale del pensiero altrui, anzi, può nascere nello scontro, fondamentale nel contatto con l’altro. Quando si è in una casa, in un giardino, in un campo, in una biblioteca e non si è soli, bisogna sempre considerare anche l’Altro, che ci piaccia o no. L’Altro può essere fonte, se considerato in relazione a noi, se non si ha paura di dire la propria e si ascolta ciò che ha da dire. L’Altro è possibilità di crescita nei luoghi di convivenza.
Guardati indietro, pensa a cosa può averti dato quel bambino che hai odiato tanto quando avevi cinque anni. So che se ti concentri riesci a trovare almeno un punto positivo in questo. Quel bambino ti ha insegnato a considerarti, a capirti, a capire che anche quando credi di non farcela, riesci, che alle volte avrai a che fare con persone poco simpatiche. Soprattutto ti ha insegnato che dalla convivenza si impara sempre.
– Arianna Morelli
“L’Altro può essere fonte, se considerato in relazione a noi, se non si ha paura di dire la propria e si ascolta ciò che ha da dire. L’Altro è possibilità di crescita nei luoghi di convivenza.“