Il viaggio di Nicola verso la condivisione e il superamento delle difficoltà
Dobbiamo iniziare dai fatti di cronaca nera avvenuti tra agosto e settembre del 2024 a Paderno Dugnano, a Bologna e negli ospedali pugliesi e il primo pensiero che mi viene in mente è che tutto quello che è successo è lontano da me.
Invece, da poche settimane è successo un gravissimo evento anche vicino a casa mia: una ragazza di 22 anni ha deciso di uccidere e seppellire nel giardino i due figli avuti dal rapporto con l’ex fidanzato, a Traversetolo in provincia di Parma, luogo che io conosco bene essendo che lì ho fatto le superiori; alcuni miei compagni di liceo conoscevano quella ragazza e quando mi hanno raccontato questa storia sono rimasto scioccato.
Ma nel profondo della mia anima rimane una grande domanda: perché ha compiuto questo gesto bruttissimo e allucinante?
Io non ho una risposta definitiva, però negli anni ho maturato una sorta di risposta che non so se sia giusta o sbagliata, ovvero che tutti dobbiamo chiedere aiuto agli esperti della salute mentale e non pensare che se andiamo da uno psicologo o una psicologa voglia dire che siamo dei matti da rinchiudere dentro a una camicia di forza, e poi dobbiamo trovare qualcuno con cui condividere quello che proviamo dentro di noi, sia le cose belle sia i problemi che affliggono la nostra anima.
Normalmente le persone con cui condividere questi pensieri sarebbero i genitori, ma spesso non sono i più indicati per questo, quindi, basta che trovi la persona giusta, che sia un altro parente, la fidanzata, il fidanzato, o un amico.
Dopo aver cercato e individuato la persona giusta bisogna trovare il metodo corretto per condividere questi pensieri ed emozioni: ogni metodo va bene, può essere orale o scritto e poi bisogna capire se la persona a cui riveli questi pensieri si può mettere in ascolto, se no pensiamo di non essere capiti.
Alla fine noi siamo sempre capiti, e questa cosa la scrivo perché anche io pensavo di non essere compreso e ascoltato, ma ho trovato il modo di condividere i miei problemi con poche persone: una è stata la nostra educatrice della Fondazione, Lara, durante il magnifico viaggio a Salerno, un’occasione che mi è servita per divertirmi e riflettere, un’esperienza che rimarrà scolpita nel mio cuore e l’altra persona è la mia psicologa Elena: entrambe mi hanno spinto a rifugiarmi nella scrittura e a buttare fuori tutti i miei pensieri e con questo metodo sono riuscito a risolvere qualche problema con miei genitori. Ovviamente ci sono ancora tante altre cose da migliorare, ma penso che questo sia il metodo giusto per me.

Quindi, prima di lasciarvi voglio dirvi due cose: la prima è che voglio trovare un modo per aiutare più persone possibili ad essere ascoltate e in secondo luogo vi invito a ricordarvi che io, Nicola, sono sempre disponibile ad ascoltare tutti, quindi non fatevi pregiudizi e apritevi o con la parola, o con la penna e io cercherò di darvi delle risposte. Sicuramente dovete immaginarvi che non sono Dio in Terra, consideratemi come un amico o un fratello che vi tende una mano, o vi allunga una spalla su cui piangere, ma dopo aver fatto questo voglio, che andiate avanti sempre con il sorriso per affrontare nuove battaglie, perché la vita riserva a tutti sfide in ogni momento, l’unica differenza è come le approcciamo.
Io penso che queste sfide si possano affrontare condividendo i problemi con gli altri, perché ognuno di noi ha sfide quotidiane e non deve mancare il sorriso per tradurre questo percorso in opportunità nuove per il Futuro.
Vorrei quindi concludere dicendovi che sicuramente è difficile scalare l’Everest, ma lo si può fare con delle persone che ti sostengono come una famiglia e con il sorriso.
– Nicola Capitani
“Consideratemi come un amico o un fratello che vi tende una mano, o vi allunga una spalla su cui piangere, ma dopo aver fatto questo voglio, che andiate avanti sempre con il sorriso per affrontare nuove battaglie, perché la vita riserva a tutti sfide in ogni momento, l’unica differenza è come le approcciamo.”