Ascoltare con il corpo
«Non ascoltiamo con le orecchie, ma con il cervello attraverso il nostro filtro linguistico»: lo ha ripetuto più volte il mio professore durante le lezioni di Glottologia.
Sono solo parzialmente d’accordo.
La mia esperienza di missione in Albania, lo scorso agosto, mi ha insegnato ad ascoltare con il corpo.
Per me ascolto e osservazione sono sempre andati di pari passo, «Sii attenta, sii prudente, presta attenzione agli altri per capire cosa fare e cosa no», mi dicevo: quasi una gabbia, un continuo stare allerta!
Oggi so ascoltare con il corpo.
L’esperienza di Silvia in Albania
In Albania ho vissuto due esperienze di servizio: una con ragazzi disabili gravi e la seconda nel centro estivo locale. Capite bene che non era possibile comunicare solo usando il «filtro linguistico»: i ragazzi non parlano, i bambini in oratorio non sanno l’italiano e io non so l’albanese.
Eppure ho vissuto un’esperienza di ascolto.
Prima di tutto sono riuscita ad entrare in contatto con le mie sensazioni ed emozioni, ma anche a percepire cosa diceva il mio corpo, quali erano le sue reazioni e sono stata capace di cogliere i segnali: lo facevo fermandomi, scrivendo un diario di viaggio a fine giornata, vivendo il momento, stando in mezzo agli altri e con l’empatia.
Ascolto interiore.
Oppure tanta attenzione ai piccoli dettagli.
Da un tocco, capivo che Fabjan voleva un abbraccio; dal movimento degli occhi, che Pashk mi stava osservando o voleva fare qualcosa; con il linguaggio del corpo comprendevo cosa stavano dicendo in oratorio e chi era più coinvolto e chi meno… Comunicazione ce n’era? Sicuramente non verbale, ma con i sensi, anche dove apparentemente c’è solo incomprensione e silenzio c’è molto da ascoltare!
Adesso sto studiando Glottologia, la Scienza del Linguaggio, che si occupa soprattutto dei suoni. Il mio professore lo ripete spesso: «Lo sentite? Percepite la differenza?».
Ho imparato che i suoni che per noi italiani sono diversi, in arabo non lo sono; che per un madrelingua francese è scontato pensare alla forma femminile di un nome e formare il maschile togliendo la «e» (di solito si insegna il nome maschile e la regola per fare il femminile) e che le vocali non sono 5, ma potenzialmente infinite!
Qui bisogna ascoltare e sentire.
Conoscere questi piccoli aspetti può aiutare a capire le difficoltà che uno straniero incontra imparando l’italiano e perché ha queste difficoltà; si può comprendere che non è per disattenzione o svogliatezza che i madrelingua rumeni «dimenticano» le doppie, ma semplicemente non le conoscono e sarà necessario fare attenzione nel ricordare e comprendere questa diversità linguistica.
Ascolto è tutto questo: sguardo, tocco, atteggiamento, silenzi, comprensione, conoscenza, ma anche la voglia di mettersi in gioco e conoscere.
L’ascolto è corporeo, non limitiamoci a pensare che avvenga solo pensando alle orecchie!
– Silvia Bellinato
“Da un tocco, capivo che Fabjan voleva un abbraccio; dal movimento degli occhi, che Pashk mi stava osservando o voleva fare qualcosa; con il linguaggio del corpo comprendevo cosa stavano dicendo in oratorio e chi era più coinvolto e chi meno… Comunicazione ce n’era? Sicuramente non verbale, ma con i sensi, anche dove apparentemente c’è solo incomprensione e silenzio c’è molto da ascoltare!“