Ascoltare oltre le parole: la sfida di decifrare silenzi e significati nascosti
Stavo parlando con G, quando mi sono accorto che ascoltare è un’operazione estremamente complessa.
Ha a che fare in buona parte con la misura. La durata dei silenzi, la tonalità in cui viene pronunciata una parola o un’espressione, la potenza di alcuni termini. Anche capire il significato profondo delle tempistiche è fondamentale.
Sarebbe rivoluzionario uno strumento che permettesse di tarare l’importanza di una parola o di un silenzio in relazione al contesto in cui viene pronunciata e alla storia personale di chi la utilizza. Menandro sosteneva che la parola fosse il rimedio ai mali umani. Io penso, come lui, che abbia un valore inestimabile.
Quello che risulta difficile, però, è capire la rilevanza di un termine rispetto al resto del discorso, per fornirgli il peso adeguato come caposaldo o meno del ragionamento.
Per ascoltare penso che serva trovare i poli del discorso, i suoi punti cardine per non perdersi nelle divagazioni, per capire qual è il fulcro della discussione.
Ascoltare significa tradurre e per farlo bisogna decifrare molti simboli, atteggiamenti e occorre empatia. Quanta per l’esattezza? Quanti neuroni specchio per calarci nei panni dell’altro? Forse abbastanza per non rimanere fermi, per muoverci. Quante volte ci siamo resi conto che l’immobilità può essere una conseguenza diretta dell’incomprensione, di un ascolto superficiale.
Innanzitutto per comprendere, per quanto possibile, G occorre tempo. G non mi rivelerà mai nulla che sia realmente rilevante per lui se non sarò disposto a condividere il tempo che necessita.
Poi servirà la mia memoria, perché non potrò continuare nella mia operazione se non avrò assimilato quello che prima G mi aveva riferito. Fondamentale è l’attenzione verso di lui e verso i suoi atteggiamenti, gli sguardi.
G, se lo conosco, si aspetterà anche che io interpreti ciò che mi ha detto, incasellandolo nella sua storia, senza valutare il suo discorso come un capitolo a sé stante della sua vita. Poi dovrò in qualche modo elaborare le sue parole tramutandole nel mio linguaggio, nel mio dizionario. Si creerà così un intreccio con la mia vicenda personale che, come un telefono senza fili, produrrà un risultato ibrido tra le sue parole e il mio ragionamento.
Questa sorta di emulsione è un’unione tra la mia cultura e quella di G, che potrebbero essere anche molto distanti tra loro, all’apparenza incompatibili. Ciò renderebbe ancora più difficile una comprensione fedele dello stato d’animo di G, delle sue parole, dei suoi silenzi e del suo linguaggio corporeo.

Immagine generata dal sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.
Poi subentrerebbe, in qualsiasi caso, una componente più naturale, l’affinità che, con G, si istaurerebbe nel caso la sua umanità e la mia fossero disposte ad accettarsi reciprocamente.
A volte è totalmente spontaneo e con G, anche se spesso è faticoso, sembra essere stato così.
Poi la riuscita di un ascolto efficace dipenderà anche da me, dal fatto che io sia più o meno abituato a «misurare», se sia realmente possibile, la profondità della comprensione di me stesso.
Se occorrono mille requisiti per trovare un’interazione reale con gli altri, forse ne servono dieci volte tanti per compiere l’impresa con sé stessi.
Il tempo infinito, la cassa di risonanza per i propri pensieri in continua espansione e il proprio carattere da indagare.
I due tipi di ascolto non sono in realtà molto diversi, secondo me.
La mutua interazione è sicuramente d’aiuto.
Molto probabilmente però G, nel caso io non abbia sondato a dovere me stesso, capirà che per me sarà ancora più difficile ascoltarlo. Forse perché non potrò mai capire quanto, di quello che dice lui, sia più o meno in contrasto con la mia personalità, i miei sentimenti, i miei ideali, cultura e atteggiamenti. Allora quanto dice lui non sarebbe minimamente «misurabile».
– Pietro Lenzi
“Per ascoltare penso che serva trovare i poli del discorso, i suoi punti cardine per non perdersi nelle divagazioni, per capire qual è il fulcro della discussione.“