Il re è nudo: “nudo e crudo”, attenti al cinismo del potente

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Il B.Liver Luca racconta la storia di un messaggero che vede il re sfilare nudo al carnevale, e lo interroga sulla scelta. Il sovrano rivendica così il potere di esporsi senza vergogna, portando infine la città a seguirne l'esempio.
"«Alla fine quello che vi rimarrà di questa celebrazione è che un re che riesce a mostrarsi nudo è un re forte»." Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.

Potere, apparenza e il coraggio di mostrarsi

Un messaggero di un Paese lontano arriva nella capitale del regno. Il carnevale ha liberato i cittadini dalle proprie mansioni, la folla in maschera è in piazza festante, qualcuno lancia coriandoli. Passano diversi carri, alcuni con animali esotici in gabbia, altri con giullari e statue di cera. Poi arriva l’ultimo, e su questo il messaggero riconosce il re, nudo, che guarda fiero la folla, scortato da due uomini vestiti di raso.

Incredulo, si avvicina ad un uomo e gli sussurra:

«Il re è nudo».

«Chi è nudo?».

«Il re».

«E già». Strizza gli occhi:

«Ma è nudo-nudo?».

«».

«Chi sei tu?».

«Beh… non il re».

«Giusto. Perché è nudo?».

«Perché gli hanno detto che è vestito bene».

«Ma non è vestito».

«È un modo diverso di vestirsi. Come l’arte astratta».

«Ah. Ti piace com’è vestito il tuo re?».

«Non è il mio re».

«Sei straniero?».

«No, sono il sovrano di me stesso».

«Ti piace com’è vestito il re?».

«No».

«Perché nessuno glielo dice?».

«È stato vestito dai migliori sarti del regno. Loro sanno cosa fanno».

«Ma allora perché tutti ridono sotto i baffi?».

«Perché è nudo».

Un bambino guarda la scena ed è sul punto di gridare, ma le guardie reali lo scovano e gli tappano la bocca con un fazzoletto bianco. Finita la festa, il messaggero raggiunge il re nella sala del consiglio. Viene fatto passare, il re porta una camicia di lino avvolta in un lungo mantello blu con orli dorati. Discutono del suo messaggio: i due regni hanno un nemico comune, un accordo commerciale favorirebbe gli scambi e l’economia di entrambi, anche se nessuno in passato si era mai spinto a firmare quel trattato. Il re, tuttavia, si mostra ragionevole e accetta la proposta del regno lontano. 

Prima di lasciare il castello, l’ambasciatore non può fare a meno di chiedere:

«Sire, vi ho visto sul vostro carro… Perché esporvi nudo?».

«Perché, vi ha scandalizzato?».

«Potrebbe averlo fatto».

«Eppure nessuno era scandalizzato. Nessuno avrebbe potuto dirmi niente».

«Questo è vero».

«Ho visto i sudditi osservarmi, giudicanti, con occhi vuoti. Ma alla fine, chi ha osato intervenire?».

«Beh, se non fosse stato per le vostre guardie, un bambino avrebbe parlato».

«Un bambino! Può essere una minaccia per il mio potere, un bambino? Paga le tasse, un bambino?».

Silenzio. Il re si alza:

«Vedete, negli anni ho cominciato a vestire abiti sempre più sgargianti e sempre più particolari per essere il culmine della parata: cappelli con otto punte, scarpe con tre speroni, giacche viola con il quadruplo petto. E poi un mese fa il colpo di genio! Non avevo bisogno di addobbarmi.  Bastava togliermi tutto, bastava restare nudo».

«Io credo che certe cose, Sire, vadano nascoste, non mostrate in pubblico».

«Forse, ma credo che la vera potenza sia mostrarsi senza filtri, perché lo scandalo non nasce mai dal fatto in sé, ma dalla gente che lo fa notare».

Ride, poi riprende:

«Alla fine quello che vi rimarrà di questa celebrazione è che un re che riesce a mostrarsi nudo è un re forte».

Il messaggero rimane perplesso, prende il documento appena sigillato e si congeda. Cammina solo lungo corridoi immensi, le guardie non lo degnano di uno sguardo. Trova il suo cavallo nella stalla reale, è solo: carica la borsa piena di carte e monta in sella. Si è fatta sera, il cielo è tinto di un arancione intenso. Mentre si avvicina alle porte della città, il messaggero nota che molti ragazzi quella sera sono usciti a torso nudo.

– Riccardo Russo

«Vedete, negli anni ho cominciato a vestire abiti sempre più sgargianti e sempre più particolari per essere il culmine della parata: cappelli con otto punte, scarpe con tre speroni, giacche viola con il quadruplo petto. E poi un mese fa il colpo di genio! Non avevo bisogno di addobbarmi.  Bastava togliermi tutto, bastava restare nudo».

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