Cronache fantastiche: quando la realtà sfiora il mistero
A prima vista può sembrare un ossimoro: «Cronache fantastiche». Come può una cronaca essere fantastica? La cronaca racconta la realtà: la «Nera» i delitti, la «Rosa» gli scandali e gli affari privati (soprattutto) dei vip, la «Giudiziaria» i processi e le questioni legati alla magistratura, la «Bianca» gli avvenimenti politici e amministrativi cittadini, la «Sportiva» tutti i fatti inerenti alle competizioni sportive. Perché la cronaca, per definizione è fatta di notizie (dal dizionario Treccani: «Cronaca: narrazione di fatti esposti secondo la successione cronologica»): la cronaca informa i lettori, i telespettatori, i radioascoltatori su tutto quello che accade nel mondo reale. Nel mondo che ci circonda. E non in un mondo immaginario. Eppure.
Le cronache fantastiche esistono, eccome. Ne sono una dimostrazione tangibile – ed eccellente – quelle di Dino Buzzati (vedi Bullone numero 91, pag. 35), firma illustre del Corriere della Sera dove ha lavorato tutta la vita ricoprendo vari ruoli dello scacchiere giornalistico da redattore a corrispondente, da inviato a responsabile della Terza pagina, a cronista d’arte). I suoi racconti, nati come elzeviri, partono infatti sempre da una «scheggia di realtà», da un fatto concreto, realisticamente plausibile, per svilupparsi poi in un modo inaspettato, spesso inspiegabile, che apre una finestra su un altro mondo, un mondo parallelo (ma chi può affermare con certezza che non si tratti dello stesso?), scombussolando, e disorientando il lettore.
Da un lato ci sono quindi le Cronache terrestri (titolo di un libro che raccoglie una selezione dei pezzi giornalistici di Buzzati), dall’altra, a fare da contraltare, le Cronache fantastiche (titolo di un altro libro che raccoglie suoi – brevi – racconti non di fantascienza, non di fantasy, ma, appunto, di genere fantastico); racconti che svelano una realtà distorta, imprevedibile, segreta, misteriosa e quindi, spesso, inquietante.
Del resto, alzi la mano chi non si è mai trovato protagonista di un fatto «strano»: una coincidenza inaspettata, una «smagliatura del tempo» che deraglia dai suoi binari abituali, un incontro improvviso con una persona alla quale si era pensato un attimo prima; alzi la mano chi, sentendosi seguito, non si è voltato di scatto non vedendo nessuno, chi non ha sentito suonare il campanello della porta nel cuore della notte, chi, squillando il telefono, non ha visto comparire un numero (lasciato in rubrica per ricordo) di una persona che non c’è più, chi, ancora, attraversato da foschi pensieri, non ha visto il sole oscurarsi…
Tutti, prima o poi, consciamente o inconsciamente, hanno avuto a che fare con il mistero. Perciò abbiamo voluto chiedere ai redattori del Bullone di raccontare una loro «cronaca fantastica», di costruire cioè un racconto su un fatto inspiegabile di cui sono stati protagonisti; un fatto di quelli che non a caso definiamo «dell’altro mondo», anche se sono accaduti in questo, nel mondo in cui viviamo. Ricordando, però, come scriveva lo stesso Dino Buzzati, che «Non conviene mai stuzzicare le oscure potenze che si aggirano per il mondo, rivelandosi inaspettatamente qua e là con ermetici segni». Un suggerimento (un avvertimento?) che non va mai dimenticato.
– Lorenzo Viganò
“Tutti, prima o poi, consciamente o inconsciamente, hanno avuto a che fare con il mistero. Perciò abbiamo voluto chiedere ai redattori del Bullone di raccontare una loro «cronaca fantastica», di costruire cioè un racconto su un fatto inspiegabile di cui sono stati protagonisti; un fatto di quelli che non a caso definiamo «dell’altro mondo», anche se sono accaduti in questo, nel mondo in cui viviamo. “