I perché di Ellevì: tirchi o oculati?

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Perché i tirchi si credono oculati? Perché le lapidi parlano latino? E perché diciamo “ci sentiamo” sapendo che non succederà? I “perché” di Ellevì scompongono il reale e lo servono caldo. Come il minestrone.
I “perché” di Ellevì scompongono il reale e lo servono caldo. Come il minestrone. Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.

Domande che non vogliono risposte

Perché i tirchi pensano di essere soltanto oculati?

Perché si usa dire – metaforicamente – che la «minestra riscaldata» è da evitare quando invece – realisticamente – il minestrone riscaldato, il giorno dopo è molto più buono?

Perché ai concerti il pubblico anziché guardare lo spettacolo lo riprende con il cellulare?

Perché «se domani, e sottolineo se»? (Mina)

Perché l’avanzare dell’età rende sempre più trasparenti (agli occhi degli altri)?

Perché nelle lapidi e nelle iscrizioni storiche la U è scritta come la V, sicché Giuseppe diventa Givseppe e Questura l’impronunciabile Qvestvra?

Perché è la veglia della ragione, oggi, a generare più mostri che il suo sonno? (da Goya)

Perché al semaforo rosso la maggioranza degli automobilisti maschi si mette le dita nel naso?

Perché quando diciamo «Dài, allora, ci sentiamo!» sappiamo benissimo che non accadrà?

Perché «And It’s all over now, Baby Blue»? (Bob Dylan)

(Si ringraziano per l’ispirazione: Dino Buzzati, Gianni Rodari e Boris Vian)

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