Le cose che contano: dialogo con Francesco Billari sulla demografia del futuro
In un mondo in cui è semplice distrarsi da ciò che ci circonda, perdiamo sempre più di vista le cose che contano, quelle che ci tengono aggrappati alla vita e che ci fanno sentire vivi. Eppure, alcuni momenti di umanità ci ricordano che quelle cose, che contano, sono sempre con noi e dentro di noi, e che forse dovremmo tenere più in luce la fiammella che porta speranza. Ne sono un esempio le mobilitazioni in piazza, la non indifferenza di noi giovani che ci fa sperare in un futuro migliore. Così come redazione ci siamo chiesti quali sono per noi le cose che contano davvero e su cui contare. Giovani, prospettiva e futuro sono parole che potrebbero riassumere il lavoro, ma anche l’impegno della persona con cui oggi ho avuto modo di conversare: Francesco Billari, Rettore dell’Università Bocconi e Professore di Demografia nel Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche della stessa università. Insieme abbiamo discusso di come la demografia possa essere una chiave, una lente per leggere l’oggi ma anche il domani.
Rettore, per lei, a prescindere dal ruolo che ricopre, quali sono le cose che contano?
Penso che le cose che contano siano quelle che ci portano al domani per costruire il futuro, facendo attenzione a ciò che accade giorno per giorno. Le cose che contano veramente sono quelle che cambiano la nostra società, che la muovono: le riforme tra Paesi sono un esempio. Ma, oltre a guardare al lungo periodo, dobbiamo conciliare lo sguardo verso il futuro con quello verso il presente.
Nel suo ultimo saggio, “Domani è oggi: costruire il futuro con le lenti della demografia”, pubblicato nel 2023, osserva il Paese con le lenti della sua scienza, proponendo rotte che potrebbero determinare un’inversione di marcia. Come può la demografia aiutarci a cambiare prospettiva e a vedere le cose che contano?
La demografia ci aiuta perché ci racconta dei futuri possibili, imparando dal passato. Qualche decennio fa, guardando all’Italia con le lenti della demografia, avremmo potuto prevedere il calo dei giovani nella società e il cambiamento nella composizione etnica. Oggi la demografia ci permette ancora di capire quali scenari potranno concretizzarsi domani. Vorrei che tutti imparassero a guardare il mondo con lenti demografiche, perché non esistono strumenti più efficaci per disegnare futuri possibili. Inoltre, ci insegna a pensare al lungo periodo: l’allungamento della vita ci aiuta a progettare i decenni futuri con maggiore consapevolezza.
Stiamo parlando dell’Italia: cosa possiamo fare oggi per costruire un futuro che conti davvero?
Innanzitutto, dobbiamo studiare e capire ciò che accade oggi, analizzando le radici del presente nel passato. L’Italia sarà un Paese con molte persone anziane e pochi giovani, con forti differenze territoriali: le aree interne si stanno spopolando. Se non agiamo, saremo anche il Paese con meno istruiti tra quelli avanzati. Dobbiamo quindi dare priorità alla formazione, concentrandoci sulla scuola, che oggi non è più adatta al mondo che viviamo e che lascia indietro troppi ragazzi. È necessario ripensare il sistema educativo: ci sono Paesi europei dove il 50% dei trentenni è laureato; in Italia solo il 30%. Questo indica quanto siamo indietro e quanto sia urgente ripartire dall’istruzione.

Illustrato da Chiara Bosna.
Lei è Rettore di un’università che formerà i professionisti e i possibili leader del futuro nel nostro Paese. Come si fa a trasmettere e non perdere di vista le cose che contano?
Un’università che vuole preparare i leader del futuro deve scovare i talenti ovunque essi siano. Il nostro obiettivo è ampliare la quota di borse di studio – che già oggi copre un terzo della popolazione studentesca – per permettere a chi ha aspirazioni e capacità di accedere alla nostra università. È fondamentale trasmettere una mentalità scientifica, insegnare agli studenti a osservare i dati, interpretarli correttamente e applicare questo approccio a tutte le discipline.
Quando parliamo delle “cose che contano”, ci riferiamo proprio a ciò che dà valore alla vita reale, collettiva e personale. Come si può unire ciò che è economico a ciò che ha valore umano, sociale e ambientale?
Il valore umano e sociale genera valore economico. L’Agenda 2030 mette al centro la sostenibilità: preservare persone, pianeta e risorse. Questo ha una valenza economica fondamentale. Il capitale umano, come ci ricordano gli economisti, è alla base dello sviluppo. L’Agenda deve essere la nostra bussola, anche per i prossimi anni.
Come costruire politiche più inclusive, per esempio dal punto di vista dei flussi migratori, capendo che potrebbero essere il futuro dell’Italia?
Il passato dell’Italia è fatto di flussi migratori, e il presente è quello di un Paese più etnicamente diverso che mai. Il nostro futuro dipenderà dalla capacità di includere queste diversità. Oggi in termini di inclusione non stiamo facendo bene, servono politiche nuove che agevolino la cittadinanza e i permessi di soggiorno, per favorire una reale integrazione.
Quali ritiene che siano le competenze necessarie, non solo in termini tecnici ma anche umani, per un giovane che si affaccia al mondo del lavoro?
Servono due grandi famiglie di competenze: da una parte le capacità tecniche e cognitive, come conoscere la matematica e saper leggere i dati; dall’altra, il pensiero critico e le competenze sociali, che si affinano con lo studio e il confronto.
In un mondo in continuo cambiamento, le cose che contano sono quelle che riusciamo a cogliere, che stanno proprio nel cambiamento stesso. Forse per riconoscerle dobbiamo imparare a metterci in discussione. Ciò che è certo è che le cose che contano sono nelle mani di noi giovani.
– Francesco BIllari
“Penso che le cose che contano siano quelle che ci portano al domani per costruire il futuro, facendo attenzione a ciò che accade giorno per giorno. Le cose che contano veramente sono quelle che cambiano la nostra società, che la muovono: le riforme tra Paesi sono un esempio. Ma, oltre a guardare al lungo periodo, dobbiamo conciliare lo sguardo verso il futuro con quello verso il presente.“