Il messaggio nella bottiglia: parole che navigano il tempo
Non è difficile, né raro, né strano sentirsi naufraghi in questo momento storico, segnato dalle guerre, da una sciagurata corsa agli armamenti, dal disprezzo per i diritti umani, dall’attacco continuo alla democrazia.
Non è difficile, né raro, né strano sentirsi soli, abitanti di un’isola deserta che, pur facendo parte del nostro mondo, da questo stesso mondo risulta distante, dispersa, circondata dal mare dell’indifferenza, della violenza, dell’odio, dell’arroganza. Dell’impunità.
Non è difficile, né raro, né strano sentire il bisogno di fare sentire la propria voce, di esternare riflessioni, gioie e paure – sulla vita, le cose, le cose della vita –, di lanciare un S.O.S a chi sta al di là dell’orizzonte; di affidare il proprio messaggio – d’amore, di rabbia, di rassegnazione, di felicità, di aiuto, di crescita… – alle onde del destino.
Non è difficile, né raro, né strano chiedere di essere ascoltati.
Ecco allora che abbiamo chiesto ai B.Liver di scrivere il loro messaggio, di infilarlo in una bottiglia (virtuale) e di affidarlo al mare dell’esistenza, affinché, onda su onda, lo trasporti su altri lidi, su altre spiagge, verso altri naufraghi come loro, superando tempeste e calme piatte, scafi di transatlantici e pescherecci, capriole di delfini, spruzzi di balene e branchi di squali.
In un’epoca di connessioni, in cui la comunicazione viaggia veloce, parlandoci e mostrando come siamo in tempo reale; in un’epoca in cui si è sempre e ovunque raggiungibili, in cui i messaggi riempiono la vita, ogni istante della giornata, registrando e trasmettendo agli abitanti del villaggio globale ogni pensiero, ogni immagine, persino ogni piatto che sta per essere divorato, bene, infilare un messaggio in una bottiglia e lanciarlo tra i flutti lasciando a essi il compito di portarlo a destinazione – chissà dove, chissà quando, chissà a chi – è una impagabile forma di libertà. Una meravigliosa (ri)conquista dell’azione che elude il controllo, dell’incertezza, della speranza, dell’incognita che la tecnologia ci hanno scippato facendocene perdere il sapore e l’emozione.
Non è forse bello non sapere se il nostro urlo, pensiero, S.O.S., arriverà? se qualcuno casualmente lo raccoglierà tra le onde o su una spiaggia o infilato tra gli scogli e lo leggerà? se deciderà di tenerlo per sé oppure preferirà rinfilarlo nella bottiglia e ributtarlo in mare affinché raggiunga altri luoghi, altri esseri, altri naufraghi? O se invece quel «message in a bottle», per dirlo con i Police, non approderà mai da nessuna parte, diventando parte stessa del mare per ondeggiare a pelo dell’acqua senza meta per l’eternità?
A chi non è mai capitato di comprare un libro usato su una bancarella o di prenderne uno con il bookcrossing o di sfilarne un altro dalla biblioteca del nonno e trovarci dentro un biglietto? un appunto? una cartolina? arrivati direttamente dal passato, da un altro mondo, da altre mani, quasi, verrebbe da dire, da una realtà parallela? Trovarlo non è stata forse un’emozione? Un regalo inaspettato? Un viaggio nel tempo? Ecco, il vostro messaggio nella bottiglia – e la bottiglia sarà, per l’occasione, questa copia del Bullone – parte oggi per arrivare nelle mani, sotto gli occhi e nella mente di sconosciuti, di altri naufraghi, che oggi, domani, fra un anno o dieci apriranno il giornale e lo troveranno. E così le vostre parole, sfidando il mare del tempo e della storia, giungeranno a destinazione.
– Lorenzo Viganò
“In un’epoca di connessioni, in cui la comunicazione viaggia veloce, parlandoci e mostrando come siamo in tempo reale; in un’epoca in cui si è sempre e ovunque raggiungibili, in cui i messaggi riempiono la vita, ogni istante della giornata, registrando e trasmettendo agli abitanti del villaggio globale ogni pensiero, ogni immagine, persino ogni piatto che sta per essere divorato, bene, infilare un messaggio in una bottiglia e lanciarlo tra i flutti lasciando a essi il compito di portarlo a destinazione – chissà dove, chissà quando, chissà a chi – è una impagabile forma di libertà.“