Riscatto – Sorrido sempre, me la “chillo” controcorrente

Silvia riflette su un riscatto lontano dalla rivalsa: un percorso di trasformazione interiore, resilienza e autenticità, dove il dolore diventa fondamento di evoluzione.
"Guidata da questa visione migliorativa, ho intrapreso un processo attivo di liberazione dal peso dell'angoscia e dell'inerzia, ho aperto spazi di libertà infiniti e superato la sensazione di un futuro impossibile per l’assenza di scopo". Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.

Il riscatto non è rivalsa, ma trasformazione interiore

Il lieto fine non è sempre la cosa migliore per la nostra evoluzione.

Suona forte come affermazione, eppure le storie più formative della mia vita sono state segnate dal dolore. Oh, me sventurata, reietta dagli dei! Per anni ho subito una prigionia autoinflitta, reazione alle avversità esistenziali, covando nel cuore un insaziabile desiderio di riscatto, simile a una rivalsa sulla vita stessa. Ne è scaturita un’onnipresente lotta interiore tra la me ideale e la me reale, che mi ha condotta a procrastinare la gioia come se fossi in preda a un destino inesorabile.

La mia risposta rigida agli eventi traumatici ne ha amplificato e fissato la portata, per cui, stanca di soccombere agli echi dei traumi vissuti, ho deciso di chillarmela, semplicemente concedendomi il tempo di riscrivere la mia storia e definirne io stessa il finale. Ho scelto di cedere, di mollare la presa dal pensiero degli svantaggi creati/subiti per affrontare responsabilmente la mia vita.

Guidata da questa visione migliorativa, ho intrapreso un processo attivo di liberazione dal peso dell’angoscia e dell’inerzia, ho aperto spazi di libertà infiniti e superato la sensazione di un futuro impossibile per l’assenza di scopo.

“Ho potuto constatare che il riscatto non coincide con la rivalsa, ma è un processo di trasformazione interiore dove si accetta la propria «mancanza», si integra l’inconscio, si trasforma il trauma in ascesa e si vive pienamente nonostante i grandi temi esistenziali (svantaggio, disabilità, morte, senso)”.
Immagine generata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.

Alla luce della scelta di cuore messa in atto, ho potuto constatare che il riscatto non coincide con la rivalsa, ma è un processo di trasformazione interiore dove si accetta la propria «mancanza», si integra l’inconscio, si trasforma il trauma in ascesa e si vive pienamente nonostante i grandi temi esistenziali (svantaggio, disabilità, morte, senso). Sono traghettata con successo da una prigione di ideali, una sorta di stato di minorità, a una responsabilità del mio desiderio, riuscendo a convertire le ferite, le mie parti «difficili» in punti di passaggio, per divenire chi ho scelto di essere, nonostante tutto. Ho riscattato le mie ombre e mancanze in una dimensione più ampia e totalizzante.

Rielaborare attivamente gli eventi negativi e tramutarli in narrazioni positive di crescita personale è una scelta che richiede tempo. La ricostruzione delle mie aspirazioni, inibite dalle ombre delle vicissitudini trascorse, ha riacceso in me la voglia di sognare un futuro oltre il presente, slegandomi dal rimpianto di un passato travagliato. A tale scopo, è importante contare su una certa dose di flessibilità emotiva, che consiste nell’abilità di regolare le emozioni e mantenere il focus sui propri valori, anche dopo gravi battute di arresto.

Mi sono emancipata dal dolore non per cancellarlo, ma per utilizzarlo come fondamenta di una vita nuova, più consapevole e, soprattutto, autentica. Le avversità sono diventate la mia forza, il motivo per cui ora interagisco con il mondo in linea con la mia vocazione, in un’ottica di rinnovata integrità di pensiero e azione.

La carenza, e non l’assenza di intoppi, è il motore dell’evoluzione individuale e collettiva. Che si tratti di superare un fallimento professionale, una ferita emotiva, o condizioni fisiche invalidanti, la capacità di riscattarsi è ciò che permette di reinterpretare la nostra esistenza. Il vero riscatto richiede resilienza, unitamente alla pazienza di saper aspettare per riappropriarsi del proprio futuro, dove non sarà più la mancanza a governare l’anima, ma la presa di coscienza del valore personale. L’attesa di una nuova alba nella calma intimità del cuore, prima o poi, rischiarerà le ombre dell’imbrunire.

Viviamo in una società che misura il valore di tutto solo tramite il denaro e il mercato. L’affrancamento richiede altresì di svincolarsi da questo generatore di ammontare unico, deviante e svalutante, di ciò che non è riconosciuto essere in linea con quanto imposto dal mondo. Ci vuole coraggio ad andare controcorrente e prendere le distanze da visioni puramente materialistiche!

La brezza tenace della libertà da vincoli interiori ed esterni conduce ad arrendersi alla smania di rivalsa in favore di una trasformazione allineata alla nostra vocazione.

La transizione dall’oscurità dei pensieri mozzi alla luce della riabilitazione dell’essenza vera è un passaggio lento, da affrontare giorno dopo giorno. Nel frattempo, mi faccio il dono di chillarmela con un sorriso!

– Silvia Commodaro

“Il vero riscatto richiede resilienza, unitamente alla pazienza di saper aspettare per riappropriarsi del proprio futuro, dove non sarà più la mancanza a governare l’anima, ma la presa di coscienza del valore personale.”

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