Amicizia – Federica: “Cinque persone che mi hanno trasformato la vita”

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Esiste un numero perfetto per l'amicizia? Tra la scienza di Robin Dunbar e il mito della "propria persona" di Grey’s Anatomy, ecco perché abbiamo bisogno degli altri per non perderci.
"Dunbar ha osservato che le nostre relazioni non hanno tutte la stessa intensità, ma si organizzano in livelli concentrici, chiamati «i cerchi di Dunbar», ognuno con un diverso grado di intimità e frequenza di contatto". Immagine generata con sistema di intelligenza artificiale Google Gemini.

Quanti amici servono per essere felici? La scienza dei legami e la ricerca della “propria persona”

La scienza ha stabilito il numero preciso di amici che dovremmo avere. Beh, non è stata proprio la scienza come entità astratta: ci ha pensato Robin Dunbar, antropologo britannico, che ha formulato la teoria secondo la quale siamo in grado di mantenere e gestire in modo stabile 150 relazioni sociali significative.

Come ci sia arrivato, onestamente, non lo so: so che dipende dalla grandezza della neocorteccia, ovvero l’area cerebrale che ci permette di mantenere empatia, memoria e reciprocità con gli altri. Dunbar ha osservato che le nostre relazioni non hanno tutte la stessa intensità, ma si organizzano in livelli concentrici, chiamati «i cerchi di Dunbar», ognuno con un diverso grado di intimità e frequenza di contatto.

Chi sta nel cerchio più piccolo sarà il nostro migliore amico, chi si allontana dal centro sarà un amico generico o un conoscente. Gli altri scienziati che hanno indagato il tema, però, ci rassicurano: 150 non è un numero fisso, una legge naturale, ma una media più o meno condivisibile. Quindi io, con i miei 5 amici intimi e (forse) 50 conoscenti, posso stare tranquilla.

La teoria dei cerchi e il mito della propria persona

Ora che ho citato la scienza, devo riequilibrare il tutto citando qualcosa di più pop, di consumo: Grey’s Anatomy. In questa serie tv, che non racconterò per ovvie ragioni, emerge più volte il tema della propria «persona». Le protagoniste sono la «propria persona» l’una per l’altra, il proprio contatto di emergenza, l’affidabilità, la certezza.

Qualunque cosa accada, c’è qualcuno su cui si può contare. Sempre e comunque. Ho cercato «la mia persona» ovunque e in modo smanioso. Credevo di doverla trovare a tutti i costi per potermi definire amica. E solo ora, forse, ho capito che «la mia persona» può essere più di una, in base al momento e alla situazione. E sono amica anche e soprattutto così.

«L’uomo è un animale sociale», l’ha detto Aristotele, e io non potrei essere più d’accordo. C’è una magia confortante, per me, nel condividere lo spazio e il tempo con altre persone. Mi sembra, delle volte, di ritrovare il mio posto nel mondo semplicemente guardando altre persone esistere e vivere le loro vite.

L’importanza dell’altro per ridimensionare l’io

E mi sembra, poi, di ricordarmi di quanto piccola sono e di quanto poco posso valere. ALT! Nulla di ciò che stai pensando: io valgo per come sono e lo so. Quello che intendo dire, non fraintendermi, è che a volte la mia mente tende a richiudersi in sé stessa. Tende ad arrovellarsi e fino a ingigantire pensieri ed emozioni all’infinito.

Tutto diventa me, me stessa ed io. Tutto è narcisisticamente ricurvo su di sé, su di me. Stare attorno alle mie (5)5 persone mi permette di ridimensionarmi: i miei problemi, le mie ansie, le mie paure, sono piccole e valgono poco nell’immensità di ciò che accade in ciascuno di noi.

Chiamiamola empatia, chiamiamola amicizia, chiamiamola cura: io sento ciò che l’altro sente e, qui, smetto di essere tutto io. Le «mie persone» mi danno una forma quando sento di perderla, mi contengono quando mi sento liquida, mi radicano quando volo via.

Le mie persone mi plasmano costantemente con la loro presenza e mi migliorano. Mi rendono ciò che sono. «L’uomo è un animale sociale»: senza l’altro non sarei niente.

– Federica Merli

«L’uomo è un animale sociale», l’ha detto Aristotele, e io non potrei essere più d’accordo. C’è una magia confortante, per me, nel condividere lo spazio e il tempo con altre persone. Mi sembra, delle volte, di ritrovare il mio posto nel mondo semplicemente guardando altre persone esistere e vivere le loro vite.”

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