Il giusto mezzo nell’era del caos: esiste ancora una vera giustizia?
Interrogarsi su cosa sia un diritto umano, al giorno d’oggi, è complesso e la delicatezza e al tempo stesso la fragilità che riveste il significato lo rendono ancora più significativo.
Esiste un solo diritto per tutti, resta immutato quando cambia strada o nazione? Giustizia, etica, morale e moralità. Cosa rende un’azione realmente immorale? C’è una linea di demarcazione, oltre la quale una determinata azione perde il suo valore etico?
Per Aristotele, il vero e reale equilibrio era rappresentato dal concetto di giusto mezzo, concetto chiave della filosofia morale aristotelica, che definisce le virtù equilibrate e le pone tra gli estremi opposti, l’uno secondo eccesso e l’altro secondo difetto. Ad esempio, il coraggio si troverebbe a metà strada tra la codardia e la temerarietà.
Il coraggio si esprime quando ci si ritrova a fronteggiare situazioni complesse e incerte, senza farsi bloccare dalla paura. Si tratta, ad esempio, di situazioni dove un cambiamento si pone fra noi e la nostra ordinarietà. Il modo corretto per vivere questo momento sarebbe agire, nonostante l’incertezza, per evitare squilibrio.
Questo discorso vale, ma non in tutte le situazioni. Fino a che punto è lecito parlare di giustizia nelle azioni, quando dalla finestra si vedono lanciare bombe e l’instaurarsi del conflitto, dove il giusto si confonde con il potere e lo sbagliato viene messo alla gogna?
In linea totalmente teorica, vivere seguendo questo principio significa vivere bene e nel rispetto, ma questo scompare quando ci si ritrova vittime di conflitti più grandi di noi e la cui origine è ancora da ricercare.
Analizziamo ora il concetto di giustizia: per il filosofo essere giusti significa considerare tutte le esigenze e i diritti degli altri, togliendo ogni tipo di favoritismo e pregiudizio. Questo non è applicabile nella nostra quotidianità.
Per l’uomo moderno è molto complesso scollarsi dal pregiudizio: un uomo ci nasce immerso e quando poi si ritrova senza, si sente perso.
Bisogna però considerare anche il bilanciamento, Aristotele non vede le virtù come un elenco puro di leggi da seguire, ma le reputa piuttosto come un processo dove l’uomo stesso subisce e attua un cambiamento, in sé e negli altri.
Necessita la capacità di discenere, c’è bisogno quindi di quella saggezza, definita «phronesis», meglio detta saggezza pratica, in quanto nasce dalle stesse mani degli uomini che apprendono dall’esperienza, dal loro fare.
Aristotele invita i suoi lettori alla riflessione dinamica, rispetto alla situazione e così a ricercare diversi metodi, a seconda del contesto. Tale processo richiede consapevolezza, capacità attentiva e riflessione.
In un mondo come quello odierno sarebbe utopico vedere applicato questo metodo? Riflettendoci bene, in un mondo dove le linee di demarcazione non sono più solamente immaginarie, anzi vengono sottolineate maggiormente, come si può partire da una fragilità per costruire qualcosa di sano? È impensabile.
Aristotele ci incoraggerebbe, ci farebbe esercitare la cosiddetta moderazione, rispetto a ogni ambito quotidiano, a partire dal lavoro, fino ad arrivare ai piaceri personali.
Ciò non è togliere all’uomo, ma significa imparare nell’equilibrio, rimanere su quel filo e riuscire a compiere qualche passo in modo equilibrato.
In un mondo come quello odierno, privato della saggezza pratica, è impensabile sviluppare esperienza e osservazione, in modo sano.
Dovremmo, ogni volta che ci troviamo davanti a una scelta, fermarci a riflettere: «Qual è il giusto mezzo per affrontare al meglio questa situazione, senza ledere nessuno?»
Questo interrogativo, potrebbe portarci a vivere più armoniosamente e a considerare anche il benessere altrui quando si compie una scelta.
– Arianna Morelli
“Per Aristotele, il vero e reale equilibrio era rappresentato dal concetto di giusto mezzo, concetto chiave della filosofia morale aristotelica, che definisce le virtù equilibrate e le pone tra gli estremi opposti, l’uno secondo eccesso e l’altro secondo difetto. Ad esempio, il coraggio si troverebbe a metà strada tra la codardia e la temerarietà.“