Totem e tabù: una lezione di psicanalisi
Quando si parla di Totem, per me che vengo da una formazione umanistica, è inevitabile non pensare anche a Tabù. Il nostro caro Sigmund Freud si è sbizzarrito nel raccontarci per filo e per segno cosa si intende per totem e tabù. Un Tabù è ciò che viene nascosto, celato, raccontato per falsi termini. Qualcosa che c’entra con il pudore, con la decenza, con la purezza, ciò che – per qualche motivo – non ci fa sentire a nostro agio raccontare. Il motivo potrebbe essere di natura religiosa, etica, morale o sociale: fatto sta che è meglio non parlarne. Non parliamo delle cose che possono essere scomode, oppure ne parliamo con mezzi termini, allusioni, eufemismi. Parlare apertamente di certe cose, a volte, può essere percepito come pericoloso. Chiamare le cose con il loro nome è spaventoso.
Un Totem, invece, è qualcosa che non ci spaventa, che non temiamo. Nell’antichità un Totem era una figura mitologica o divina su cui si poteva contare, che ci proteggeva dall’alto e che bisognava, nella miriade di modi concessi dai vari culti, venerare e custodire. Un Totem non spaventa, lo si esalta in pubblico e si osanna.
Oggi più che mai, totem e tabù costituiscono la nostra realtà, specialmente in termini di genere
Il femminismo ha portato cambiamenti radicali all’interno della percezione dei generi e dei Totem-Tabù che ciascun genere sentiva di avere. Per una donna degli anni Quaranta, risultava impensabile ammettere apertamente di avere dei bisogni sessuali, di non voler avere figli, di non volersi sposare, di volere un lavoro in una grande azienda di successo. Per una donna era impensabile l’idea di chiedere apertamente degli assorbenti al supermercato, o di comprare un giornale di politica rispetto alla rivista di gossip e cosmetica.
Dall’altra parte, per un uomo era impensabile ammettere di provare emozioni, di non essere la figura tosta e inattaccabile. Per un uomo era impensabile ammettere di voler stare a casa con la propria famiglia invece che perseguire una grande carriera; era impensabile accettarsi in un corpo che non fosse quello muscoloso e forte dei macho. Ognuno aveva i suoi Tabù, e ancora molti ne permangono. Ancora esistono persone ancorate a queste credenze di decenza e pudore. Ancora esistono gli sguardi di persone che non tollerano il cambiamento. Ma il cambiamento si sta attuando sotto gli occhi di tutti, anche di quelle politiche che cercano di fermarlo.

Immagine generata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.
Oggi le pubblicità degli assorbenti usano il colore rosso per rappresentare le mestruazioni femminili, non più quel blu slavato che faceva dormire sonni tranquilli a molti. Oggi una donna imprenditrice è incentivata anche dallo Stato a perseguire il suo sogno di carriera. Oggi una donna può parlare di politica e di questioni diverse dalle sole «bellezza e moda». E così un uomo può licenziarsi dal suo lavoro per curare i propri figli e non essere chiamato «mammo». E può andare in terapia per chiedere aiuto nella gestione delle proprie emozioni e debolezze, senza essere considerato meno di ciò che era prima.
Il cambiamento
Il cambiamento sta avvenendo, i Tabù si stanno disfacendo. Ma è anche compito nostro aiutarli a farlo. È anche compito nostro chiamare le cose con il loro nome, parlarne liberamente nel luogo che preferiamo, non limitare i nostri discorsi per non ledere la decenza altrui. È compito nostro spiegare a chi sembra non capire, l’importanza di liberarci dai limiti che ci siamo culturalmente e socialmente imposti nel corso della storia. Possiamo liberarci da anni di congetture su cosa sia giusto dire e cosa no, perché la storia la possiamo cambiare. Possiamo parlare, possiamo dare potere a ciò che da sempre ci è stato detto che non ne aveva. Possiamo trasformare i nostri Tabù nei nostri Totem.
– Federica Merli
“Possiamo parlare, possiamo dare potere a ciò che da sempre ci è stato detto che non ne aveva. Possiamo trasformare i nostri Tabù nei nostri Totem.“