Affamati e folli, ma c’è un filo che lega le parole

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Essere «affamati» e folli ci avvicina alla nostra autenticità. La B.Liver Arianna esplora come il coraggio di seguire la propria follia rappresenti l'equilibrio umano tra emozione e razionalità.
arianna morelli affamati e folli
"Dalla fame e dalla follia, alla stabilità. Immaginiamo un uomo, un funambolo su una corda. Quest’uomo ha in mano dei pesi, deve saperli bilanciare per non cadere." Immagine generata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.

Fame di follia: il cammino verso la vera autenticità umana

Essere «affamati» ed essere folli, può esistere una correlazione fra i due concetti? Fame e follia, due impulsi vitali; la seconda viene considerata dalla filosofia come la fame, come quello scatto vitale avvertito, per esigenza.  C’è sicuramente un filo che lega i due termini: se non si è un po’ folli, la fame si avverte meno e se non si ha fame, si perde quel po’ di follia che caratterizza l’essere umano. Si va così a perdere la naturalezza dell’essere sopra le righe. Si va a perdere tutto ciò che è considerato follia sana, quell’espressione vitale che ci mantiene in vita, spronandoci sempre a dare di più e a dimostrare il nostro istinto naturale. È un cerchio e proprio dove si va a chiudere, troviamo l’essere umano, caratterizzato da entrambe le forze.

Per il filosofo e saggista romeno Emil Cioran, ad esempio, la follia è legata all’autenticità: nella sua ultima citazione Cioran la definisce come l’unico atto di sincerità. È interessante la correlazione qui: allora i folli non sono così tanto folli. Per il filosofo, le nostre stesse confessioni ci occultano e l’uomo si ritrova in un vortice, caratterizzato da occulto, luce e ombra. Si definisce proprio lì l’essenza di un essere umano. Fra luce, ombra e follia. È interessante vedere la sua considerazione principale, attorno a cui ruotano tutte le altre considerazioni: da qualche parte, per qualcuno, siamo tutti degli insensati. Cioran afferma infine: «nel mondo, l’oscurità non è l’improbabile, ma la certezza delle nostre ossa». Ci ritroviamo qui, con un pacchetto di follia, costituito da sfumature diverse, chiaroscuri e insensatezza, ma c’è anche sensatezza, certezza del nostro pensiero, da cui nasce un equilibrio. Stabilità.

Dalla fame e dalla follia, alla stabilità. Immaginiamo un uomo, un funambolo su una corda. Quest’uomo ha in mano dei pesi, deve saperli bilanciare per non cadere.

Questo è un po’ il lavoro da fare rispetto alla follia: è difficile rimanere centrati ma è necessario, può dare stabilità. Avere fame di follia, cosa significa? Questo concetto si ritrova nelle azioni più semplici, un essere umano si ciba di follia, nelle piccole azioni quotidiane, anche semplicemente bevendo un caffè, emozionandosi, andando contro corrente. Tutti coloro che non seguono la scia, tutti coloro che si distinguono dal percorso comune, sono un po’ folli e questo è il loro grande pregio. Questa caratteristica può essere un vanto, può diventare uno stile di vita, un modo di affrontare le sfide, un metodo per imparare a lasciare le redini e sentirsi liberi di agire secondo la propria coscienza.

Una follia piccola ma difficile da seguire: la più grande sfida dell’uomo. La follia può aiutarci nel nostro percorso di crescita, può essere nostra amica. Ci tiene per mano, come i bambini spaventati quando vengono confortati dalla mamma. Può essere la nostra guida, può aiutarci ad esprimerci al meglio, a condividere ciò che, ogni tanto, ci fa paura raccontare. La follia è uno fra i tanti modi per combattere la paura. Tremiamo e lei c’è, la ritroviamo al nostro fianco, a confortarci, a farci riflettere e ragionare sulle nostre possibilità; perché, in fondo, la follia in certi momenti sa essere più razionale di noi e può guidarci. Il filosofo citato prima, Cioran, sempre a riguardo, scrisse anche: «un’esistenza che non nasconda una grande follia è priva di valore».

Non priviamocene.

– Arianna Morelli

Essere «affamati» ed essere folli, può esistere una correlazione fra i due concetti? Fame e follia, due impulsi vitali; la seconda viene considerata dalla filosofia come la fame, come quello scatto vitale avvertito, per esigenza.  C’è sicuramente un filo che lega i due termini: se non si è un po’ folli, la fame si avverte meno e se non si ha fame, si perde quel po’ di follia che caratterizza l’essere umano.

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