Il re è nudo: un bambino simbolo di libertà, unicità e sincerità

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Dichiarare la verità è difficile, ma essenziale. Tra bugie e convenzioni, il coraggio di dire le cose come stanno è raro. Serve consapevolezza per osare e aprire mente e cuore alla realtà.
"Spesso ci viene difficile dichiarare le cose, andare dritti al punto o toccare una corda sensibile. Il coraggioso che urla «il re è nudo» non è un signore di tutto rispetto, ma un bambino qualunque". Immagine generata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.

Il coraggio di dire la verità

Spesso ci viene difficile dichiarare le cose, andare dritti al punto o toccare una corda sensibile. Il coraggioso che urla «il re è nudo» non è un signore di tutto rispetto, ma un bambino qualunque.
Quel bambino l’ho sempre visto come simbolo di libertà, unicità e trasparenza, sin da quando lessi la fiaba di Andersen da piccolo.

Perché nascondere? Ci sono sì delle situazioni dove una bugia bianca risolve tutto facilmente, ma non risolve sempre in tutto e per tutti. Sono io il primo ad avere un piccolo topino che rosicchia la coscienza come fosse una gruviera, ricordando le cose non dette, le situazioni finite male, le figuracce a cui avrei potuto rimediare, i momenti in cui dire la verità sembrava la via più difficile, mentre alla fine avrebbe risolto tutto se ci fosse stato il coraggio di aprire mente e cuore all’altra persona.

La paura e il bisogno di controllo

Non c’è nessuna grande verità, se non lo stesso piano su cui alla fine ci mettiamo un po’ tutti: la paura dell’altro e delle conseguenze. Il controllo e la previsione sono manie che l’essere umano eredita innatamente, chi più e chi meno. Dalla perdita del controllo nascono preoccupazioni e ansie, che vanno a deragliare le decisioni, portandoci a rimanere in silenzio e ad annuire, mentre la persona con cui non vogliamo essere scortesi ci perde a sua insaputa.

Al giorno d’oggi navighiamo nelle bugie, nelle scuse e nelle giustificazioni, specialmente nel mondo degli adolescenti, di cui faccio parte: queste tre reazioni sono le più facili per scamparla, per mettersi sulla difensiva e per avvicinarsi alla ragione anche quando si ha torto, ma tutte e tre lasciano il re a sfilare nudo per la città.

La necessità di sentirsi nel giusto

E questo è il piano su cui si mette inconsciamente la maggior parte della gente che lotta sia fisicamente che psicologicamente per avere ragione e per essere riconosciuta, per essere il popolano che annuisce di più, per essere dalla parte del giusto. Si fa fatica a darsi torto da soli, no? Quante volte non compresi che mi trovavo nel torto e finivo per dare la colpa agli altri. «No, ma lui non mi ha ascoltato bene. Non ha capito. Non ha ragione». Tutto questo per poi riflettere e far ritornare il topolino che rosicchiava di più e di più e ancora di più.

Anche l’ironia si pone come facile soluzione: finire le questioni con uno scherzo per ottenere la risatina forzata del compagno che, esausto, decide di farla finita. Un ciclo sempre aperto e mai finito, che non infila mai nessuna giacca al re.

Ho sempre pensato che al mondo serva un pizzico di conclusività, o una spinta. Laddove le bugie diventano sempre più essenziali, la verità va a perdersi e il controllo con essa. Si vola nel mondo dello strano, del caotico e del falso, dove il re nudo diventa quasi normale, mentre il bambino viene soppresso e il popolo lascia passare i giorni, guardando sfilare il re sempre di più e ridendo sempre di meno, normalizzando l’anormale e passando le redini agli imbroglioni, che si ritrovano col campo aperto, mentre gli stolti si domandano e si confondono.

Essere desti, non solo degni

Non esiste un tessuto magico e non esistono indegni, perché ognuno è degno come gli altri. Per questo essere degni non basta. Bisogna anche essere desti, aprire gli occhi, il cervello e il cuore.

Bisogna essere folli per pensare.
Bisogna essere consapevoli per osare.
Non bisogna essere cercatori della verità degli altri, ma inventori della verità di sé stessi.

– Francesco Campi

Bisogna essere folli per pensare.
Bisogna essere consapevoli per osare.
Non bisogna essere cercatori della verità degli altri, ma inventori della verità di sé stessi.

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