Rituali quotidiani: ciliegie come orecchini e fiori bianchi tagliati

La B.Liver Giulia racconta i suoi rituali: ciliegie che diventano orecchini e fiori che colorano le stanze, piccoli gesti carichi di memoria, identità e dolce resistenza.
"Ogni anno, da tempo immemore, quando arriva il periodo delle ciliegie, vado dal fruttivendolo e ne prendo a manciate, con foglie e peduncoli. Appena arrivo a casa le metto nei cesti, le controllo e le cerco". Immagine generata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.

Ciliegie alle orecchie, fiori nel cuore: la magia dei rituali quotidiani

Sdoganiamo subito una questione: avere dei piccoli rituali, scaramanzie, piccole manie diverse spalmate qui e là, è rassicurante. Parliamo di cose di poco conto, s’intende. Modeste abitudini che hanno l’unico scopo di creare un ordine e una consuetudine in grado di pacificare e calmare l’interno e l’esterno, la mente e il corpo, l’umore e l’ambiente, il pensare e l’agire.

Siamo esseri umani e, come tali, siamo conservatori. Ci piace la regolarità, siamo tendenzialmente refrattari al cambiamento e, per quanto esploratori proiettati verso la novità (penso specialmente ad alcuni individui come gli artisti, i musicisti, i creatori di moda), il richiamo quasi ancestrale al noto e familiare rappresenta sempre un ritorno alla nostra base sicura.

Per me il rituale è un elastico morbido fatto dell’odore di casa, dei colori che l’hanno abitata, dei cibi che l’hanno profumata o ancora, dei gesti che abbiamo sempre visto compiere e delle parole che abbiamo sempre udito pronunciare come mantra. Via via che passa il tempo e noi cresciamo, questo elastico si allunga, si inspessisce o si allenta, e ci accompagna nella scoperta di noi stessi e degli altri.

Mi è venuto in mente, mentre scrivo, che nel romanzo Il colibrì di Veronese, la figlia del protagonista, Adele, sentiva di avere un filo attaccato alla schiena e si costringeva a camminare vicino ai muri per evitare che gli altri vi inciampassero. In questo caso, era inteso come un disturbo, ma il concetto di filo-elastico-rituale come legame con le radici profonde che ci abitano e ci àncorano a noi stessi, mi piace moltissimo.

Vabbè ma i tuoi, di riti, ce li dici oppure no? Arrivo! State a sentire: il mio elastico è fatto di due grandi rituali (ce ne sarebbero altri, ma lo spazio è quel che è): le ciliegie e i fiori recisi. Partiamo dalle prime. Ogni anno, da tempo immemore, quando arriva il periodo delle ciliegie, vado dal fruttivendolo e ne prendo a manciate, con foglie e peduncoli. Appena arrivo a casa le metto nei cesti, le controllo e le cerco. Cerco quelle rimaste attaccate a due a due, grazie proprio ai pedicelli, e me le metto attorno alle orecchie per farne degli orecchini. Questa fissa viene da lontano: ricordo mia madre che lo faceva con me e quanto mi piaceva, da piccola, pensare d’esser grande d’un tratto con gli orecchini grandi e pendenti alle orecchie! E ricordo il gesto, intimo e delicato, di spostare i capelli prima di sistemare le ciliegie, quasi a farmi una carezza. E poi la corsa allo specchio per vedere come mi stavano quei quattro frutti rossi e gonfi. E ricordo poi il succo rosso che inondava la bocca e il gusto dolce e aspro insieme, esattamente come voler essere grande e piccola in un sol colpo.

E ora i fiori recisi. La mia casa d’infanzia, quella in cui eravamo ancora tutti e quattro, è sempre stata caratterizzata dal bianco. Bianco alle pareti, bianche le piastrelle, bianchi i piatti, bianchi i fazzoletti di stoffa di mio padre, bianca, incolore, la vita là dentro. Il colore, portato in casa con determinazione da mia madre, era dato perlopiù dai fiori. Qualunque tipo di fiori: centrotavola artigianali fatti con la spugna bagnata, fiori di campo scompagnati oppure provenienti da negozi e vivai. Quella era la trasgressione al bianco assoluto. All’assenza.

Questa lotta al mutismo del bianco, con gli anni, l’ho fatta mia e ora, se penso alla mia più grande e colorata mania, quella che dice chi sono, è proprio questa: disseminare tutto l’anno casa mia di vasi di ogni genere, forma e dimensione, pieni di altrettanti fiori colorati e diversi. Fiori che urlano forte e chiaro che qui dentro c’è tanta, tanta vita.

– Giulia Maltagliati

Sdoganiamo subito una questione: avere dei piccoli rituali, scaramanzie, piccole manie diverse spalmate qui e là, è rassicurante. Parliamo di cose di poco conto, s’intende. Modeste abitudini che hanno l’unico scopo di creare un ordine e una consuetudine in grado di pacificare e calmare l’interno e l’esterno, la mente e il corpo, l’umore e l’ambiente, il pensare e l’agire.”

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