Il dolore che non si vede: salute mentale, giovani e nuove fragilità
Non sempre il dolore è visibile. Ci sono persone che soffrono silenziosamente affrontando ogni giorno, in solitudine, il proprio dolore. Spesso se questo non si vede penso che non esista, o meglio, agli occhi degli altri è una sofferenza meno lecita. Eppure, oggi, il tema della salute mentale è sempre più attuale perché, nonostante chi si ammala pensi di essere solo, sempre più persone entrano in contatto con questa sofferenza.
Rispetto a dieci anni fa oggi parlare della propria salute mentale è meno pesante e ci fa sentire meno giudicati, eppure questo tema risulta in continua evoluzione, oggi ne discutiamo con Stefano Vicari, Professore ordinario di Neuropsichiatria Infantile alla Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell’Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù.
Professore, negli ultimi dieci anni l’incidenza dei disturbi mentali, nella popolazione, è in aumento. Un minore su sette ha un disturbo mentale diagnosticato, questo dato cresce con l’aumentare dell’età. Cosa è cambiato?
«Dal 2013 stanno aumentando le richieste di aiuto, soprattutto in emergenza, tramite l’accesso da pronto soccorso. I report di UNICEF e OMS riportano un dato chiaro: circa il 19-20% degli adolescenti tra i 14-18 anni presenta un disturbo mentale. Questi disturbi sono i più frequenti in età evolutiva, molto più di altri. Di sicuro sono malattie complesse con più cause: genetiche e ambientali che vanno valutate. La familiarità con un disturbo mentale aumenta il rischio che esso si presenti in un giovane, però questo aumento negli ultimi anni è determinato sicuramente da un fattore ambientale, che ha provocato un cambiamento.
Chi fa il mio mestiere concorda nel pensare che le dipendenze siano un fattore di grande impatto nell’aumentare il rischio di ammalarsi. Per esempio, la dipendenza da sostanze, di cui bambini e adolescenti iniziano precocemente a fare uso: negli ultimi dieci anni è aumentato l’uso di sostanze cannabinoidi anche nei ragazzi di scuola media. Altro fattore di dipendenza è il gioco d’azzardo che si è diffuso in larga scala, grazie a internet. E poi la dipendenza da internet e cellulari, forse la dipendenza più diffusa e frequente fra i giovani.
Riportando i dati: un bambino utilizza dispositivi elettronici per circa sei ore al giorno; il 40% degli adolescenti fa un uso continuativo del telefono, restando connesso anche la notte. Utilizzare così tanto questi dispositivi toglie il tempo al sonno, a momenti che possono aiutare la mente a formare il pensiero e ad evolverlo, esponendo anche i giovani a contenuti sensibili e a potenziali atti di cyberbullismo, altro fattore predisponente ai disturbi mentali.
Oltretutto, tramite internet, l’85% degli adolescenti maschi consuma contenuti pornografici con una certa frequenza. Questa fruizione, scorretta, determina un’attribuzione di significato errata della sessualità e affettività come legata prettamente al consumo e alla prestazione. Mentre nel nostro Paese si discute dell’inserimento dell’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, i giovani oggi la imparano su internet, in modo scorretto, quando dovrebbero avere la possibilità di parlarne in contesti protetti».
Oggi si parla e si conosce molto di più di salute mentale, rispetto ad anni fa. Come si è evoluta la narrazione su questo tema e come si evolverà nei prossimi anni?
«Dei passi in avanti sono stati fatti: le nuove generazioni hanno meno vergogna a rivolgersi a uno psicologo in caso di bisogno, rispetto a una generazione fa. Però c’è ancora forte lo stigma, per esempio, nei genitori che vivono ancora con difficoltà e imbarazzo la diagnosi di un figlio, colpevolizzandosi e negando di vederne la sofferenza. Ho l’impressione che il mondo degli adulti sia spesso distratto dai segnali che un giovane sta cercando di inviare.
Si sta sempre più cercando di annullare le distanze tra un figlio e il proprio genitore, eliminando però la possibilità e la necessità di essere cose diverse, togliendo la possibilità al giovane di affermarsi. Così c’è una difficoltà dell’adulto nel giocare il proprio ruolo e nel riconoscerlo come tale e i giovani vivono oggi la crisi d’identità degli adulti».
Come è cambiato negli anni il suo ruolo di medico e come pensa che cambierà?
«È cambiato tantissimo. Oggi siamo sommersi dalle richieste di aiuto: dieci anni fa accedevano da pronto soccorso due o tre ragazzi a settimana, oggi il numero è aumentato in maniera esponenziale con cinque accessi al giorno. C’è il bisogno come medico di dare risposte immediate, sostenere la coppia genitoriale, sostenere la scuola disarmata rispetto a questa realtà. Oggi, a differenza di dieci anni fa, fa parte del mio ruolo divulgare e informare su questi disturbi, per formare chi entrerà a contatto con la persona che ne è affetta.
Tra 10 anni spero che avverrà un cambiamento nel Sistema Sanitario Nazionale, perché oggi la maggior parte delle prestazioni di assistenza sanitaria a queste patologie passa per il privato. Se lo stato non risponderà a questa emergenza mettendo in campo molte risorse, la situazione non migliorerà. Se riuscissimo a ripartire dalla scuola e dalla famiglia, come comunità educante, avremmo speranze. Lavoriamo affinché aumenti la consapevolezza tra i cittadini e i genitori, ma soprattutto con le scuole, affinché si occupino anche delle necessità psicologiche dei ragazzi, in modo tale che la scuola non sia solo il luogo del merito, ma il posto in cui poter diventare adulti».
Quali sono i disturbi oggi più frequenti? Quali, invece, saranno i disturbi sempre più presenti in futuro?
«I disturbi più diffusi sono depressione e ansia, con un’incidenza dell’8% negli adolescenti per il disturbo d’ansia e del 4% per la depressione. Questa sofferenza poi si trasferisce sul corpo con l’autolesionismo, o i Disturbi del Comportamento Alimentare, oggi ampiamente diffusi. In futuro credo che, a causa della diffusione sempre più massiccia di sostanze psicotrope, assisteremo a un aumento di disturbi psicotropici. Ma credo che ansia e anoressia resteranno i disturbi più frequenti ancora, perché risulta essere sempre attuale il tema del giudizio sociale e della necessità di essere performanti».
La diffusione non eterogenea di strutture di cura lungo lo «stivale», con l’aumentare soprattutto al sud della migrazione sanitaria, potrà esser risolta in futuro? Pensa sia fondamentale la mobilitazione dei pazienti?
«Purtroppo, la migrazione sanitaria è un tema molto attuale, arrivano a me pazienti dal Sud Italia per essere ricoverati, e non è corretto che un ragazzo debba spostarsi per essere curato. Senza l’azione dei cittadini difficilmente il governo si renderà conto della situazione; dunque, la loro mobilitazione è fondamentale e la coscienza civica dovrebbe nascere anche nell’ultimo dei cittadini».
Pensa che, in futuro, verranno stanziati fondi più sostanziosi per la salute mentale dei giovani?
«Io me lo auguro, anche perché attualmente il piano della salute mentale riserva i fondi solo agli adulti e meno all’età evolutiva, quando è proprio questa la fascia di età che ha una maggiore incidenza di disturbi e che avrebbe bisogno di più aiuti. Io, tramite il mio ruolo, non smetto di parlarne e spero che questo possa creare coscienza e consapevolezza».
Qual è il suo augurio per i pazienti?
«Coltivate la vostra salute mentale ed evitate tutto ciò che nuoce. Mi auguro che ci sia sempre meno internet nella vita degli adolescenti e sempre più incontro e relazione. Vi auguro che possiate frequentarvi, discutere e appassionarvi. Voi ragazzi, abbiate la voglia di conoscere e stare insieme e, se qualcosa non funziona, non pensate di essere sbagliati, ma chiedete aiuto. Una malattia mentale non è una condanna o una colpa e riconoscerla è un passo per poter andare avanti. Dai disturbi mentali in età evolutiva si può guarire».
– Stefano Vicari
“Voi ragazzi, abbiate la voglia di conoscere e stare insieme e, se qualcosa non funziona, non pensate di essere sbagliati, ma chiedete aiuto. Una malattia mentale non è una condanna o una colpa e riconoscerla è un passo per poter andare avanti. Dai disturbi mentali in età evolutiva si può guarire.”