Il re visionario: nudo davanti alla società
«Il re è nudo», urla un bambino a gran voce. Sconvolge tutti. Che cosa si cela dietro alla reazione delle persone? E se il vestito non fosse contemplato dalla società? Se, per il re, funzionasse tutto al contrario e fosse sconvolgente portare un costume? Tutti guardano, osservando silenziosi: l’unico ad urlare questa scelta fuori dall’ordinario è proprio un bambino. Forse perché da bambini non si è ancora vittime del sistema della meritocrazia. Ma soprattutto, chi definisce questa fantomatica Meritocrazia che avvolge la società? C’è da interrogarsi.
Perché che il re sia nudo è un fatto, la reazione della gente che osserva e tace è una scelta da analizzare. E se il re avesse voluto proprio causare una reazione al silenzio, a tratti punitivo, della gente?
Il re avrebbe voluto delle reazioni e ha ottenuto solo giudizi silenziosi. Aristotele, parlando della costituzione della democrazia, afferma che «c’è politeia quando i liberi sono sovrani». Il nostro re qui era alla ricerca di questo. Aveva fame di politeia, ne era affamato non come condizione, ma come possibilità di essere… Mirava a una forma politica che volgesse al bene comune di tutti i cittadini e perciò definita ottimale. Se si va più a fondo, invece, si ritrova il concetto portato avanti dai greci: esso indica, al tempo stesso regime politico, corpo civico e diritto di cittadinanza. Paiono significati così distanti ma forse, proprio qui, il nostro sovrano, definito folle da tutti, si pone un passo avanti facendosi credere matto: colui che potrebbe porsi con coercizione, in realtà è alla ricerca di uno stato di benessere comune.
Ne parla Platone, ne La Repubblica, dove racconta in forma di dialogo la sua idea di Stato ideale. L’opera si costituisce attorno al tema della giustizia, portando avanti insieme altre teorie care al filosofo, come il mito della caverna, la concezione della dialettica, la teoria sull’anima e il progetto di una città che venga definita da tutti ideale. Qui riappare il nostro re, questa è la sua intenzione prima. Nell’opera platonica, protagonista è Socrate, che alla fine viene portato a processo da un popolo che non ha mai condiviso né ascoltato le sue idee. Fra le sue idee, definite visionarie dal popolo, ne troviamo una, in particolar modo, su cui riflettere: ci parla di parità dei sessi. Era matto? O il popolo non era ancora pronto ad accogliere un’idea simile? L’uguaglianza di cui ci racconta Platone non è da intendersi come condizione, ma come possibilità, soprattutto di essere. Questa tesi viene sostenuta con due argomenti: la marginalità funzionale del sesso biologico e la rilevanza della differenza.
Il primo argomento si fonda sull’educazione, che ha un ruolo decisivo. Si domanda perché si debba assegnare funzioni differenti sulla base del sesso biologico. Il nostro re nudo è visionario, forse?
Il secondo argomento fa riferimento alla rilevanza della differenza. Il progetto della Repubblica abbraccia l’idea di divisione tecnica del lavoro sulla base delle attitudini.
Perciò che il re sia nudo, alto, basso, vestito con stracci, o che porti intimo color pesca non è un gran problema, ma che sia erudito e che venga pure definito visionario su questioni di ordine quotidiano è di fondamentale importanza. Il mio re è fuori dagli schemi: mangia cioccolata per cena e pasta al sugo per colazione alle volte, e offre a tutti le stesse opportunità.
– Arianna Morelli
“Il nostro re qui era alla ricerca di questo. Aveva fame di politeia, ne era affamato non come condizione, ma come possibilità di essere… Mirava a una forma politica che volgesse al bene comune di tutti i cittadini e perciò definita ottimale. Se si va più a fondo, invece, si ritrova il concetto portato avanti dai greci: esso indica, al tempo stesso regime politico, corpo civico e diritto di cittadinanza. Paiono significati così distanti ma forse, proprio qui, il nostro sovrano, definito folle da tutti, si pone un passo avanti facendosi credere matto: colui che potrebbe porsi con coercizione, in realtà è alla ricerca di uno stato di benessere comune.“