Il re è nudo: pensavo di essere una madre perfetta, ma poi mio figlio…

Giulia racconta come un tramezzino “sbagliato” le abbia svelato la sua corsa alla perfezione: accettare i propri limiti è il vero segreto per vivere in equilibrio e con autenticità.
"Questa breve vignetta di vita vissuta mostra a me e al lettore che la mia verità era inseguire la perfezione. Essere madre è una faccenda complessa che impari sul campo. Nel mio caso, un campo di battaglia quotidiano". Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.

Il tramezzino imperfetto e la verità che ci salva

È un tardo pomeriggio d’autunno. Immaginate ora una palestra di arti marziali. L’insegna al neon che traballa un po’. Le mura dell’edificio color ocra e l’intonaco scrostato qua e là. La zona un po’ periferica dell’hinterland milanese. Insomma, dovete pensare a un’ambientazione stile Karate Kid, il film, avete presente? Le uniche differenze sono che il ragazzo non si chiama Daniel, bensì Francesco, mio figlio, e non è un adolescente ma ha quattro anni. Ah, e non c’è nessun Maestro Miyagi da Okinawa, ma un Maestro di origini pugliesi. Insomma, sta di fatto che parecchi anni fa ero andata a riprendere Francesco al termine della lezione di karate con la solita gigantesca borsa frigo blu: «sei per caso una fotografa? Oh, no, no, no, no, è la merenda per i miei figli!», questa era la reazione che Lei solitamente provocava. Lei che conteneva ogni bendidio: dal dolce al salato, passando per acqua fresca e macedonie di frutta appena fatta (che sennò si ossida e poi ha un brutto colore).

Quel pomeriggio avevo preparato, con particolare attenzione, dei tramezzini tagliando a metà le fette di pan carré così da formare due triangoli uguali in modo che Francesco facesse meno fatica a tenerli in mano. Per farla breve, il quattrenne si presenta vestito di tutto punto e affamato nella sala d’attesa e si dirige verso di Lei, la borsa frigo, la apre e tira fuori il pacchettino di stagnola. Lo scarta in silenzio, studia il contenuto e si ferma. Espira rumorosamente facendomi arrivare tutta la sua disapprovazione e infine lo ripone nella stagnola. Alla fine, mi guarda severo e dice: «io questo tramezzino non lo mangio: non è triangolare». Si volta e procede a passo svelto verso l’uscita. Io lì per lì non avevo mica capito e così cerco, un tantino smarrita, lo sguardo complice delle altre mamme presenti in segno di comprensione e, con un mezzo sorriso e un’alzata di occhi al cielo, lo seguo.

A questo punto vi starete chiedendo cosa c’entri questa storia con Andersen e la famosa frase «il re è nudo!» che, in soldoni, ci interroga sulle verità che ci abitano nel profondo e che spesso non riusciamo a contattare. Questa breve vignetta di vita vissuta mostra a me e al lettore che la mia verità era inseguire la perfezione. Essere madre è una faccenda complessa che impari sul campo. Nel mio caso, un campo di battaglia quotidiano. Dovevo essere infallibile e inseguire il meglio sempre: bambini sempre lavati e profumati, che la faccia sporca di pappa non sta bene. Vestitini color pastello, verdure biologiche ed essenza di lavanda sul cuscino che migliora il sonno e pure i sogni.

«Giulia, fai di meno. Guarda che così finirai per ammalarti. Ma come fai a fare tutto? Maddai, hai fatto pure questo? Ma che brava questa mamma! Dai, adesso siediti e rilassati». Queste erano le verità che mi ripeteva chi mi era vicino, ma io non volevo stare a sentire. Il mio bambino – che i bambini si sa sono sempre fari nel blu – lui solo è stato in grado di farmi capire che questo inseguimento doveva finire al più presto. Il limite non era in grado di ri-trovarlo più neppure lui. Si stava comportando esattamente come me. È così, da quel tramezzino imperfetto, che ho imparato che quel che voglio è semplicemente essere il meglio che posso con ciò che sono. «La verità – diceva Todd nel film L’attimo fuggente – è una coperta che ti lascia scoperti i piedi, tu la spingi, la tiri e lei non basta mai».

Probabilmente, l’essenza della questione sta nel fatto che vivere in affanno costante pensando di arrivare un po’ dappertutto è irrealizzabile, ma soprattutto, non necessario. Stare comodi nell’abitare sé stessi, indossando ciò che ci corrisponde, è il tramezzino più buono che si possa preparare.

– Giulia Maltagliati

Il mio bambino – che i bambini si sa sono sempre fari nel blu – lui solo è stato in grado di farmi capire che questo inseguimento doveva finire al più presto. Il limite non era in grado di ri-trovarlo più neppure lui. Si stava comportando esattamente come me. È così, da quel tramezzino imperfetto, che ho imparato che quel che voglio è semplicemente essere il meglio che posso con ciò che sono. «La verità – diceva Todd nel film L’attimo fuggente – è una coperta che ti lascia scoperti i piedi, tu la spingi, la tiri e lei non basta mai».

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