Il potere del no: desideravo urlare un “no” secco, invece dicevo di sì per compiacere

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La B.Liver Arianna per anni ha detto sì agli altri, e no a sé stessa. Dopo aver perso la propria identità, ha capito che per salvarsi doveva imparare a dire no.
"Fluiva goccia a goccia la voglia di negare e magicamente, diventava un negarsi, un andare contro i propri desideri. Parlo qui di eventi sia piccoli che di situazioni più complesse della vita: la mia è sempre stata definita da questo, posso dire. Fino all’anno scorso. Dopo aver vissuto una situazione che mi stava mangiando tutto, riducendo all’osso la mia essenza, non facendomi più riconoscere nemmeno allo specchio. Così, ho avvertito forte la necessità di quel no, per salvarmi". Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.

Il coraggio del no: imparare a salvarsi da sé stessi

Ero piccola. Mi sentivo piccola, poco più grande di una nocciolina ed ero allo stesso tempo grande. Mi sentivo grande, in certi momenti enorme ed ero allo stesso tempo, minuscola. Erano molti meno i momenti descritti in seconda battuta. Ho sempre sofferto per questo e di questo. Mi avvertivo sovrastata, da cosa non so nemmeno io, o forse ammettere la paura del giudizio non è mai stato semplice per me. Avvertivo una sensazione strana allo stomaco, quando avrei solo desiderato urlare un «no» secco, contro tutto e tutti; eppure, dalla mia bocca usciva un cenno positivo, un «sì», contro me stessa, pur di non andare contro gli altri. Finché, il no originario, quel no di partenza, si ingarbugliava così tanto su di sé, che alla fine, non riusciva più a riconoscersi e si trasformava in un sì. Si specchiava e il suo desiderio di controbattere diventava uniformità. Fluiva goccia a goccia la voglia di negare e magicamente, diventava un negarsi, un andare contro i propri desideri. Parlo qui di eventi sia piccoli che di situazioni più complesse della vita: la mia è sempre stata definita da questo, posso dire. Fino all’anno scorso. Dopo aver vissuto una situazione che mi stava mangiando tutto, riducendo all’osso la mia essenza, non facendomi più riconoscere nemmeno allo specchio. Così, ho avvertito forte la necessità di quel no, per salvarmi.

Vivevo situazioni in cui non volevo ritrovarmi, perché acconsentivo a tutte le richieste altrui. Perché? Non lo so bene neanche io, sicuramente in questo ha un peso importante la figura dell’Altro. L’Altro come ombra, avvertito dal Sé. Ed è proprio qui che si definisce la percezione del sé, in relazione a un altro individuo. Va contro il dissentire, definisce la paura di essere visto e soprattutto percepito. Mi piace immaginare un fiume che scorre, goccia a goccia, a piccoli passi e ad ogni «no» avvertito e pronunciato, per non andare contro il nostro Sé, la nostra goccia, pronta ad abbandonarsi nell’acqua, si fa più grande e carica delle preoccupazioni, di giudizi e di sensi di colpa, si lascia andare. Si perde nel canale. Il rivolo d’acqua è definito, lo immagino proprio così, da tanti emissari ed immissari, lungo il suo percorso.

Ogni immissario porta ricordi positivi o eventi da cui si può trarre insegnamento. I miei fanno riferimento alla mia famiglia e alle persone a cui tengo, alle volte in cui ho battuto, con forza, il mio avvertirmi piccola; mentre ogni emissario trascina via, ripulendo il ruscello da detriti che possono rendere torbida l’acqua e meno fluente il corso. Porta via angosce, sensi di ansia e di inadeguatezza, legati alla sensazione di obbligo di assenso. Non bisogna, anzi non si deve sempre dire sì. Avverto ancora oggi la difficoltà nel pronunciare quel no, è stato un’utopia per anni, ma quando mi sono resa conto di non farcela più, sono scoppiata e la mia strada, la mia possibilità di riemergere era quella. Mi ritrovavo faccia a faccia con quello, io a rincorrere lui e lui faceva per agguantare me. Un inseguimento, senza eguali. Ho dovuto prendere una decisione e mi sono fermata, ho respirato a pieni polmoni, ho guardato in faccia quel senso che tanto mi spaventava e mi dominava, ci ho tremato immersa e mi sono abbandonata alla possibilità di pronunciare il mio no. Fatico ancora oggi a pronunciarlo, sto imparando. È un percorso lungo, fatto di tante tappe.

– Arianna Morelli

Avverto ancora oggi la difficoltà nel pronunciare quel no, è stato un’utopia per anni, ma quando mi sono resa conto di non farcela più, sono scoppiata e la mia strada, la mia possibilità di riemergere era quella. Mi ritrovavo faccia a faccia con quello, io a rincorrere lui e lui faceva per agguantare me. Un inseguimento, senza eguali. Ho dovuto prendere una decisione e mi sono fermata, ho respirato a pieni polmoni, ho guardato in faccia quel senso che tanto mi spaventava e mi dominava, ci ho tremato immersa e mi sono abbandonata alla possibilità di pronunciare il mio no.

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